L'ultimo numero

Mensile di interviste e foto

domande

Il centro e la periferia
Intervista a Marco Cammelli
n. 275

Not in our names
appello di un gruppo di giovani ebree ed ebrei italiani
n. 275

Identità di genere, frutto di volontà?
tratto dal webinair dal titolo un webinar dal titolo: “Il ddl Zan: cosa c’è in gioco?”
n. 275

Un'identità a testa?
Intervista a Francesca Izzo
n. 274
 
Tutti su Tinder?
Intervista a Davide Bennato
n. 274

Un lavoro quotidiano; cercare lavoro

Intervista a Giovanni Vartolo
n.274
 

Nel n. 275
Dedichiamo la copertina a Saman Abbas. Però la foto ritrae un uomo, “l’uomo con il badile”, un parente che ha compiuto il suo dovere, un “lavoro ben fatto”. Vogliamo sperare che tenga la testa bassa per un fondo, in cuor suo, di tristezza e vergogna, ma chissà. Vien da chiedersi invece quale mentalità, quale “cultura” può averlo spinto a fare quel che ha fatto. Certamente secoli e secoli di predominio e di prepotenza degli uomini sulle donne, un predominio fondato sulla forza fisica e cementato da regole familiari, religiose, giuridiche e politiche per cui la donna è una “minore” sottomessa ai capifamiglia maschi. Dall’inizio del secolo scorso, però, dapprima a fatica e poi con sempre più forza, s’è fatta avanti la rivoluzione femminista, la più grande della storia dell’umanità, una rivoluzione ormai inesorabile, sostenuta dai grandi movimenti di donne, ma anche, e forse soprattutto, dalla ribellione individuale, faticosa, dolorosa di tante giovani che vogliono essere libere. La resistenza all’avanzata di questa rivoluzione è universale, ma sarebbe far torto alla verità non riconoscere che ha le sue roccaforti nelle correnti oscurantiste dell’Islam, oggi maggioritarie, e al potere, in molti paesi. La titubanza, la riluttanza, a riconoscerlo, in particolare da parte delle sinistre, è un tradimento di tutti i loro principi universalistici. Il volto di Saman resterà nella memoria delle generazioni come quello di una martire di quella rivoluzione, di una ragazza che non si è piegata e a cui, prima di morire, è toccato di ascoltare, di nascosto, una madre dire che l’omicidio della figlia era l’unica soluzione.
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Not in our names

appello di un gruppo di giovani ebree ed ebrei italiani

"Siamo un gruppo di giovani ebree ed ebrei italiani.
In questo momento drammatico e di escalation della violenza sentiamo il bisogno di prendere la parola e dire #NotInOurNames, unendoci ai nostri compagni e compagne attivisti in Israele e Palestina e al resto delle comunità ebraiche della diaspora che stanno facendo lo stesso.
Abbiamo già preso posizione come gruppo quest’estate condannando il piano di annessione dei territori della Cisgiordania da parte del governo israeliano e il nostro percorso prosegue nella sua formazione e autodefinizione.
Diciamo #NotInOurNames"

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Il centro e la periferia

intervista a Marco Cammelli

"Non conosciamo ancora come alla fine si sistemeranno i rapporti tra centro e sistemi locali, entrambi da ripensare, ma è certo che riportare il dibattito sulla intelaiatura di base di questo aspetto istituzionale e procedere al recupero dei valori e degli strumenti professionali del personale delle pubbliche amministrazioni sarà in ogni caso determinante.
Perché è anche da qui che si deve partire"

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Un programma minimo
e i panni degli altri

Nel suo primo discorso alla Knesset, da capo dell’opposizione, il 13 giugno, Benjamin Netanyahu ha detto in sostanza due cose di un certo rilievo. La prima: il nuovo governo, in apparenza di Naftali Bennett, in realtà di tutti coloro che volevano vedere la caduta del premier uscente, non avrà la forza di opporsi alla politica di Joe Biden. La seconda: a Teheran sono contenti perché in Israele il nuovo governo non sarà capace di contrastare con energia lo sviluppo delle capacità nucleari dell’Iran. Ecco, nel tono, più che nel contenuto di queste due considerazioni, è insita la vera ragione della nascita dell’esecutivo alternativo a Netanyahu appunto.

intervento di Wlodek Goldkorn

Un lavoro quotidiano:
cercare lavoro

I tanti lavoretti fatti fin dalla maggiore età per mantenersi agli studi e poi la laurea e quindi la rincorsa alle competenze, le tante ore trascorse al computer a seguire corsi per accumulare saperi, per essere sempre più competitivi; lo stigma che colpisce chi è senza lavoro, pur se giovane, e quella decisione, infine, di uscire alla scoperto, mettendo in gioco quello che si sa fare e che si desiderebbe fare... con un effetto imprevisto.
"Un lavoro 'vero' "
Intervista a Giovanni Vartolo.

1984 DI ORWELL:
CROCE, TOGLIATTI
E l’ANTITOTALITARISMO
IN ITALIA

In occasione della ristampa di tante opere di Orwell, per via della scadenza dei diritti d’autore, Massimo Teodori ci racconta di quando uscì in Italia Millenovecentottantaquattro, recensito da Croce sul “Mondo” e accolto malissimo da Togliatti che, come era suo costume, coprì di insulti Orwell; nessuno in Italia si poteva permettere di professarsi anticomunista e di sinistra insieme.

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In memoria di Jovan Diviak

Lo scorso 8 aprile 2021 è morto a Sarajevo Jovan Diviak, generale serbo che si schierò con i bosniaci e difese la sua città durante l'assedio. Lo ricordiamo con un'intervista che gli avevamo fatto nel 1995 e una lettera da lui scritta al Presidente della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegovic, nel 1998.

 

SARAJEVO, MAGGIO 95

storie
Intervista a Jovan Diviak.

Probabilmente lei conosce i comandanti che circondano e bombardano questa città.
E’ un fatto molto triste, che si aggiunge agli altri dolori: ma fra quelli che dalle colline tentano di distruggere questa città e i suoi abitanti ci sono tanti giovani ufficiali che sono stati miei allievi all’accademia militare. A quei tempi non si parlava mai di serbi e di croati, di bosniaci e di mussulmani, ma solo di esseri umani, di popolo, di come essere un esercito popolare a difesa di tutta la nostra gente. Così è una sorpresa trovarli oggi dalla parte degli aggressori serbo-montenegrini, dalla parte dei fascisti.  [...].

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Egregio Izedbegovic

lettera di Jovan Diviak.

Egregio Izedbegovic,

le comunico la mia decisione di restituire il grado di generale di brigata al quale ero stato promosso nel dicembre del 1993. Eccone i motivi: La pubblicazione di documenti ufficiali che mostrano come membri dell'esercito della Bosnia Erzegovina abbiano ucciso dei civili a Sarajevo, e di testimonianze di singoli individui sui crimini commessi a Grabovica, Uzdol, Doljani etc... Tutto ciò rappresenta una ferita profonda nella mia coscienza e per i valori in cui ho sempre creduto [...].

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Addio Franco

Il 24 marzo è morto Franco Travaglini, un carissimo amico che da tanti anni prestava la firma come direttore responsabile di "Una città". Lo vogliamo ricordare con le bellissime parole che ci ha mandato Karl Schibel, un amico.
 
Care e cari,
è morto stamattina Franco Travaglini.
Ci sentiamo vicini a sua moglie Ildico e al figlio Michele.
Non ha ancora parole il dolore della perdita dell’amico e fratello di decenni.
Un senso di vuoto e di amore che ci unisce per una persona che lottava per la vita e la dignità di tutti gli esseri viventi con tenerezza e determinazione.
In lutto, Karl-Ludwig
 

Abbiamo pubblicato nel n. 273
alcune testimonianze che lo ricordano.

 

Franco Travaglini in una riunione di Una città, maggio 2017

LE FORMICHE
DELLA MADONNA

Reprint da "Reporter", settembre 1985
di Franco Travaglini
Pubblichiamo anche un suo reportage molto bello sul Monte delle Formiche (Bologna) apparso nel settembre 1985 sul quotidiano “Reporter”.
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Il piccolo principe

C’è stato un cambiamento negli ultimi anni: si è passati da oppressi/e, subordinati/e e sfruttati/e a vittime. Nel mondo ci sono delle vere vittime, ma l’essere vittima non dà diritti in quanto tale, anzi è il risultato di averli persi. Mi diceva un mio conoscente che lavora per un’associazione di rifugiati (essendolo stato anche lui) che quando è arrivato lui molti anni fa i richiedenti parlavano delle loro lotte, adesso cercano solo di dire quanto sono vittime. L’occidente compra vittime altrui ed anime di ribelli? L’idea dell’oppressione era legata al cambiamento della relazione e del problema, l’oggetto dell’oppressione.

intervento di Vicky Franzinetti

L’importanza di rispettare i dubbi, le preoccupazioni, a volte la diffidenza, in particolare dei genitori, verso i vaccini, che in fondo sono una “medicina” che si dà a una persona sana; l’arroganza, che è controproducente; il metodo dell’intervista motivazionale, basata sull’ascolto, sull’empatia, sulla costruzione di un clima di non giudizio e di fiducia, capace di valorizzare l’autonomia, anche di decisione, del paziente.
 Intervista ad Alessandro Diana.
(foto di Haydn Blackey)

La pandemia ci ha fatto ripensare al ruolo dello stato come protagonista dell’organizzazione sia della società che della produzione; il rinnovo della macchina amministrativa mai attuato e i tanti punti su cui intervenire, con la partecipazione dei cittadini, dalla sanità, all’habitat, alla scuola, ai giovani; le disuguaglianze da combattere e la possibilità di condizionare il capitalismo a partire dal problema ambientale, ma non solo. Intervista a Salvatore Biasco. (foto di Stefano Ignone)

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rnw .org

A un anno dall’inizio della pandemia, l’orizzonte della scuola resta segnato dall’incertezza; l’enorme sforzo compiuto dai professori, spesso non più giovani, per addestrarsi all’uso di nuove tecnologie; la preoccupazione per l’aumento delle manifestazioni di disagio tra i ragazzi, ma anche l’attivazione di canali di vicinanza emotiva inedita tra docente e studente; le rinnovate speranze ogni volta che la scuola riapre.
Intervista ad Alessandra Condito
(foto di Cristina Sanvito)
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L’iniziativa di un gruppo di medici milanesi che hanno messo su una pagina Facebook con un numero di telefono per fornire consulenze a cittadini con problemi che trovano difficoltà a comunicare con il servizio sanitario; un grande successo che ha dimostrato quanto sia rassicurante la certezza di poter comunicare con qualcuno. Intervista ad Alessandro Lanzani.
Intervista ad Alessandro Lanzani.

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Nella convinzione che la riflessione etico-politica di Chiaromonte sia ancora oggi attuale, è nata l’Associazione “Amici di Nicola Chiaromonte”, che si propone di sostenere il rinnovato interesse che in questi ultimi anni vi si va indirizzando. Fra le finalità che essa intende perseguire vi è la promozione di iniziative di studio e di conoscenza della sua personalità intellettuale, allargate anche a coloro che a Chiaromonte furono legati da profonde affinità etico-culturali e da vincoli di amicizia, a partire da Andrea Caffi in cui Chiaromonte riconobbe il suo “unico” maestro. Pensiamo che uno degli insegnamenti più attuali del suo pensiero sia l’idea che la ricerca della “verità”, ovvero di un criterio per la “scelta delle cose migliori”, possa avvenire attraverso la valorizzazione della philia, dell’associazione cioè in piccoli gruppi dediti a un dialogo interpersonale autentico.
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Interventi

PORTARSI IN GIRO IL PROPRIO CORPO

Le riflessioni di una ragazza sul percorso terapeutico che l’ha portata a uscire dall’anoressia grazie all’aiuto trovato presso un centro di cura dei disturbi alimentari. Il bisogno di controllo che si concentra sull’aspetto fisico in quanto più governabile e lo stereotipo della ragazzina che vuol essere come la top-model; la costante ricerca terapeutica di una necessaria integrazione tra fisico e mentale, famiglia e istituzioni, pubblico e privato.
Intervista ad A. M.
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NEL CENTOCINQUANTESIMO
DELLA COMUNE DI PARIGI

Nel centocinquantesimo anniversario della Comune di Parigi, condividiamo con tutti voi tre numeri monografici della "Biblioteca di propaganda per i lavoratori", periodico del 1887 digitalizzato e consultabile sul sito della
Biblioteca Gino Bianco
.
Dalla prima parte (n.3):
"18 marzo 1871 prenda nella mente dei popoli, anelanti di rivendicazione, le proporzioni gigantesche di una memoria secolare.
Sonvi nella Storia delle date le quali sono come le pietre miliari che segnano il cammino fatto dalla falange umana, avviata alla conquista definitiva della Verità e della Giustizia.
Il 14 luglio 1789 è una di queste.
Il 18 marzo 1871 è la data che segue immediatamente a questa in ordine cronologico"
Li potete sfogliare a questi indirizzi:
n.3 - n.4 - n.5
 

il Sessantotto

il Sessantotto statunitense

Controcultura e democrazia

intervista a Pietro Adamo

La felicità pubblica

intervista a Eugenia Lamedica

il Sessantotto dell'Europa centrale

A tutto il mondo libero

intervista a Guido Crainz

il Sessantotto italiano

Metà del tempo a discutere

intervista a Guido Viale

Il '68 è morto, viva il '68

intervista a Marco Boato

Ricordare
Intervista
a Vittorio Foa
Cosa fu la Liberazione...

estratto dall'intervista

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Intervista
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Internazionalismo
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Il 68
Intervista video a Gianni Saporetti

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La sproporzione
08-01-2020
Quel che impressiona di più è la sproporzione. Finora la praticava Israele e con qualche giustificazione, vista la sproporzione della minaccia. Ma...
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Chiesa patriottica
27-12-2019
Sul Corriere della Sera del 24 dicembre, che cita l’agenzia cinese Xinhua, si parla del nuovo atteggiamento del Partito comunista cinese nei...
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