Clotilde Pontecorvo è professore emerito di psicologia dell’educazione alla Sapienza di Roma. Si è occupata di curricolo e sviluppo cognitivo in diverse aree, di formazione degli insegnanti, di continuità educativa, di acquisizione della lingua scritta, di sviluppo di concetti sociali attraverso il discorso e la discussione, di rapporti tra argomentazione e pensiero in contesti educativi, familiari e scolastici.
Anna Lona, già maestra elementare, è docente e formatrice ed è stata tutor coordinatore presso Scienze della formazione primaria di Padova nella sede di Verona.

Hai recentemente promosso, attraverso il Centro Studi Clotilde & Maurizio Pontecorvo, una serie di webinar rivolti agli insegnanti in servizio su diversi argomenti: l’ascolto degli allievi, la valutazione a scuola, la didattica a distanza, l’insegnamento della storia contemporanea, l’apprendimento della lingua scritta, la formazione iniziale degli insegnanti e il reclutamento e la formazione dei docenti secondari. Vorremmo parlarne ora con te anche a partire dalla tua lunga esperienza.
Clotilde. Forse è una sciocchezza, ma, fin da quando ho cominciato a leggere e a scrivere, volevo insegnarlo agli altri: la mia nonna paterna aveva una domestica analfabeta e io pretendevo di alfabetizzarla. Mio padre era morto due mesi prima che io nascessi, quindi a crescermi è stata mia madre, una donna che amava molto studiare; infatti, nonostante a casa sua fossero otto figli, lei è riuscita, dopo il diploma magistrale, a studiare il greco per sostenere l’esame di maturità del liceo classico per potersi iscrivere all’università e studiare Lettere a Sant’Ivo alla Sapienza, dove poi ha conosciuto mio padre che studiava Legge. Si è sposata a 22 anni senza completare gli studi universitari, tuttavia mi ha trasmesso proprio questo gusto per lo studio. Non solo, è stata lei, che non conosceva alcuna lingua straniera, a farmi imparare il francese e l’inglese già da bambina e io, a mia volta, li volevo insegnare alle mie amichette. Questo per dire che tutta la mia vita è stata accompagnata da questa idea per cui quello che so lo voglio insegnare o comunque dire a qualcuno. Prima di compiere ottant’anni ho conseguito il diploma del corso di studi ebraici a Roma, con una tesi su Walter Benjamin; mi sono divertita molto a fare lo studente e subito ho avuto voglia di condividerlo con gli altri. In questo momento cerco di farlo spesso con la mia collaboratrice, una brillante traduttrice e insegnante di lingue, di origine brasiliana. Ancora adesso, ogni tanto le propongo le mie conoscenze, soprattutto di midrash. Il midrash è l’interpretazione narrativa dei testi biblici, che è molto aperta, appassionante: tutti possono fare midrash, purché si possa provare quello che si sostiene con dei dati linguistici o contestuali. Ricordo che quando insegnavo Analisi del discorso alla Facoltà di Psicologia, avevo degli studenti che dicevano: “Ah, il suo corso è bellissimo, però i suoi collaboratori dicono cose diverse da lei”, e io rispondevo: “Ottimo, ma pure voi potete dire delle cose diverse, basta che proviate le vostre tesi sui dati discorsivi”.
Ma lei mi chiedeva della formazione degli insegnanti. Appena laureata ho fatto l’abilitazione, poi ho vinto il concorso tra la nascita della mia prima figlia e quella della seconda, tanto che, il giorno che dovevo fare lo scritto, il mio ginecologo mi aveva messo in guardia perché temeva che io potessi partorire, ma avevo fatto i conti meglio di lui ed ero tranquilla. Il concorso l’ho vinto, ma già allora ero totalmente contraria alle modalità dei concorsi. A noi si chiedevano i papi, gli imperatori e io li avevo imparati a memoria. Dopodiché il mio primo articolo è stato un commento critico sulle modalità dei concorsi degli insegnanti, che mi pare non siano cambiati molto.
Uno dei nodi della questione ruota attorno al fatto che conoscere le materie non vuol dire saperle insegnare.
Clotilde. Purtroppo siamo ancora a quel punto. L’idea è che se tu sai la tua materia si dà per scontato che con quei pochi crediti delle cosiddette materie psicopedagogiche la saprai anche insegnare (cfr. scheda di Nicoletta Lanciano a p. 20). Niente di più sbagliato...
Anna. Questo è il vero punto debole del sistema. Anche l’ultimo decreto che regolamenta i criteri e la formazione iniziale degli insegnanti mantiene una differenza radicale tra la formazione per la fascia infanzia primaria e quella per la fascia secondaria, primo e secondo ...[continua]

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