L'ultimo numero

Mensile di interviste e foto

La copertina è dedicata a tutti coloro che vivono in ristrettezze. Per il resto, auguri a tutti di buone feste.

In questo numero diamo l’addio a un carissimo amico, Giorgio Bacchin, uno dei fondatori della rivista “Una città” e, in seguito, della Fondazione Alfred Lewin. Ricoverato e operato d’urgenza per rottura dell’aorta, era uscito dalla terapia intensiva, sembrava fuori pericolo, ma dopo un mese ha avuto una ricaduta. Aveva 65 anni. L’addio alle pagine 46-47.

L'inserto sull'altra tradizione

Questo numero ha cinquantasei pagine e, a mo’ di inserto, ne dedichiamo sedici all’Altra tradizione, un chiodo fisso del nostro impegno fin dagli inizi. In tanti, nel tempo, ci hanno chiesto che cosa intendessimo con questa espressione. La risposta è molto semplice: è la tradizione che annovera tutti coloro che, nel passato, si sono battuti per la giustizia sociale difendendo, contemporaneamente e, a volte, a costo della vita, la libertà di ognuno e la democrazia; oppositori, quindi, di ogni forma di dittatura e totalitarismo, nero o rosso che fosse. È una tradizione dimenticata, a suo tempo criminalizzata come “serva dei padroni” Il risultato è paradossale: tanti che sono stati comunisti, e che oggi fanno fatica anche a dichiararsi socialdemocratici, pur di non rinnegare la loro storia, pur di non ammettere che avevano avuto ragione gli altri, del passato hanno fatto tabula rasa, rendendolo impraticabile (per giustificare e chiudere, la frase d’uso è: “C’era la Guerra fredda”, dopodiché, certo, non resta che “bella ciao”).

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Appunti sulla politica antitotalitaria in italia
Massimo Teodori

Ignazio Silone e il tarlo amorale della “politica politicante”
Sergio Soave

Il Matteotti della Puglia che lottava per i braccianti
Walter Galbusera

Una nuova iniziativa delle edizioni Una città

Libertà e malinconia

parole e musica di Paola Sabbatani - arrangiamenti di Daniele Santimone
libretto + cd. Edizioni Una città, 2021 - 32 pagine

Aspettative e sogni delusi, perché qualcosa, nell’idea, non ha funzionato, eppure il sentire, che resta, di non potersi chiamare fuori. Vite che a volte si incatenano male, senza lasciare vie d’uscita, ma anche la seconda possibilità che c’è e un fidanzato che non scappa quando il peggio arriva.
La ribellione da giovani, i padri ritrovati e il “fare insieme” che dà senso e forza, ma pure stanchezza e desiderio di un “recinto” di pace. Amori impossibili, per età, per sesso e circostanze, tenuti segreti a nascondere la propria vulnerabilità. La lotta contro la sfortuna, così necessaria e spesso anche vittoriosa,  ma comunque impari, che lascia nel cuore un fondo di malinconia

PER ACQUISTARE (10 EURO)

Paola Sabbatani, voce
Roberto Bartoli, contrabbasso
Tiziano Negrello, contrabbasso e percussioni
Daniele Santimone, chitarra sette corde e voce

 

Ricordiamo Giorgio Bacchin

Giorgio Bacchin, uno dei fondatori della nostra rivista, dopo un mese di ricovero in ospedale per un’emorragia all’aorta, quando sembrava ormai fuori pericolo, è morto nella notte fra il 26 e il 27 novembre. Aveva 65 anni.

Giorgio Bacchin (a destra) e Gianni Saporetti (foto di Fausto Fabbri, 1999)

La prima volta che andai a Firenze a intervistare Michele Ranchetti, non ero ancora entrato nella casa che mi chiese: “Come sta Giorgio?”. Io sapevo solo che  era stato suo professore all’Università di Firenze, dove Giorgio si era laureato con una tesi sul Guicciardini, ma rimasi sorpreso che si ricordasse così di un suo studente di più di vent’anni prima. E non solo lo ricordava, ma sapeva delle sue vicissitudini e anche che collaborava alla rivista. Mi disse che era stato uno degli studenti più intelligenti che avesse avuto.

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foto di Nasa Earth Science

Sono stati Karl Polanyi e Keynes, suo contemporaneo, a sostenere che il mercato capitalistico, senza un intervento lungimirante della politica e dello stato, non è in grado di “tenere insieme” la società; la strada maestra di un liberalismo inclusivo, riformista, da contrapporre sia alla via del “lasciar fare” al mercato, cara a conservatori e privilegiati, così come a qualsiasi idea di rivoluzione; l’illusione di un nuovo Trentennio glorioso. Intervista a Michele Salvati.

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Insegnare
a fare le domande

foto di Guia Biscàro

L’inadeguatezza dell’attuale sistema di formazione degli insegnanti, in particolare delle secondarie, che tradisce l’idea, ancora invalsa, che basti conoscere una materia per saperla insegnare; le figure del tutor e dell’insegnante accogliente, che vanno tuttavia potenziate; il problema della motivazione e del rapporto scuola-università; il rischio, grave, di sprecare l’enorme potenziale delle nuove leve. Una conversazione tra Clotilde Pontecorvo e Anna Lona.

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Veni foras

Immagine tratta da Jacob Ruf: De conceptu et generatione hominis, 1554

Nella scena del parto medievale, affollata di donne, con i mariti fuori a pregare che sia un maschio, centrale è la figura dell’ostetrica; le storie dei miracoli e i testi medici e giuridici, fonti preziosissime; la vicenda del parto cesareo, che viene adottato originariamente per estrarre il bambino dalla madre già morta, per salvare l’anima del neonato o, più spesso, per trasferire l’eredità dalla madre al padre. Intervista ad Alessandra Foscati.

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Le Aquile randagie

Aquile Randagie, 1935

Nel 1928 lo scoutismo venne dichiarato ufficialmente disciolto con un regio decreto e tutti i gruppi dovettero chiudere le sedi, sciogliere le unità, riporre le insegne, chiudere nei bauli le uniformi. In quello stesso anno a Milano un gruppo di ragazzi decise di resistere e dunque di disobbedire a questa legge... A guidarli erano due ventenni. Mossi dalla sfida di “durare un giorno in più del regime fascista”, durarono 17 anni.  Intervista a Carlo Valentini.

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domande

a Tiziana Dal Pra
n. 277
 
Luciano Benadusi
e Oreste Giancola
n. 277


Siamo destinati a una sempre maggiore centralizzazione?
E che fare?

Intervista
a Marco Cammelli
n. 275

Recovery fund: l'occasione per un cambiamento radicale della società?
Intervista
a Salvatore Biasco 
n. 271

Identità di genere,
un'identità a testa?

Un webinair dal titolo: “Il ddl Zan: cosa c’è in gioco?”
e un'intervista a Francesca Izzo

n. 275

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La quarta rivoluzione

Dopo la copernicana, la darwiniana, la freudiana, internet; perché internet non è un aggiornamento di Gutenberg, ma un vero e proprio nuovo habitat, fondato sulle relazioni, sulla rete e i suoi nodi, dell’esigenza di un progetto comunitario umano basato sul verde e il blu, sull’ambiente e sul digitale e sulle tre “C”: coordinamento, collaborazione, cooperazione.
Intervista a Luciano Floridi.
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Disuguaglianze
e scuola

Nonostante le speranze riposte nell’istruzione pubblica come “great equalizer”, l’evidenza ci dice che la scuola riesce a combattere le disuguaglianze solo in alcuni casi e date alcune condizioni, tra cui sicuramente un’alta spesa pubblica, ma anche un solido curriculum comune; i rischi sottesi ai concetti di merito ed eccellenza e il dibattito sorto sulle competenze e attorno alla domanda: a cosa serve la scuola? Intervista a Luciano Benadusi e Orazio Giancola.

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Cosa ci fa lì l'imam?

Il problema dei matrimoni combinati era evidente da anni, chi si impegna con gli immigrati vedeva sparire all’improvviso le ragazze, ma, soprattutto a sinistra, non si è mai voluto affrontare il problema per evitare l’accusa di islamofobia; il rischio che i diritti delle donne vengano considerati un patrimonio solo occidentale; il dramma di un’adolescente che si rivolge alle autorità italiane e queste chiamano i genitori. Intervista a Tiziana Dal Pra.

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Contro ogni dittatura

Roselyne Chen
In lotta contro le dittature
Il Congresso per la libertà della cultura (1950-1978)
Ed. Una città, 2021 - 216 pagine

Roselyne Chenu è stata testimone diretta, dal 1964 al 1975, partecipando a numerose (e pericolose) missioni all’estero, delle vicende del Congresso per la libertà della cultura, che vide impegnati, tra i tanti altri, Raymond Aron, Arthur Koestler, Arthur Schlesinger, Louis Mercier Vega e, in Italia, Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte; le sue memorie vengono ora pubblicate in italiano in collaborazione con l’Associazione “Amici di Nicola Chiaromonte”.

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di carcere

foto di Alessio Duranti

Il sonetto in carcere

Fermo restando che la cultura di per sé non rende più buoni, in carcere, dove si va per tentativi, questo può succedere attraverso la scuola, uno dei pochissimi strumenti a disposizione dei detenuti, per migliorare la loro vita, creando, malgrado lo squallore dell’ambiente, un piccolo spazio di libertà; le oscillazioni continue fra chiusure e aperture, dovute ai cambi di direttori e comandanti e alle periodiche campagne orchestrate da fuori.Intervista a Edoardo Albinati

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Il cesto marcio

E’ il tipo di istituzione, dove non si guarda all’uomo ma al reato, dove ci sono i buoni e i cattivi, che facilita l’uso della tortura; un regime premiale inficiato proprio dalla sua impostazione retributiva, per altro inevitabile ma solo come primo passo; l’esempio non convincente della “lettura in cambio di giorni”; “rieducare”, “redimere”, “emendare”, parole inappropriate, il compito è solo quello di dare una mano al detenuto a capire. Intervista a Michele Passione.

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La pena della lettura

Il progetto, già in atto in Brasile, di fare del libro uno strumento per il recupero del detenuto: 4 giorni di riduzione della pena per ogni libro letto, con un massimo di 48 giorni all’anno; un modo per rendere concreta l’idea che la “cultura libera” in un mondo in cui, non solo in carcere, l’analfabetismo di ritorno cresce; le limitazioni del 41bis arrivate al numero di 750, diverse delle quali riguardano la lettura. Conversazione fra Stefania Amato e Giada Ceri.

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LA QUESTIONE DEMOGRAFICA

Lo stato binazionale è già una realtà in Israele, con la presenza di un 20% di cittadini arabi; il caposaldo del sionismo, una terra a maggioranza ebraica, resta il primo impedimento all’estensione della cittadinanza ai palestinesi della Cisgiordania; la novità di un governo con una rappresentanza araba; la possibilità di un accesso a sempre più diritti per i palestinesi e la difficoltà del riconoscimento delle rispettive dolorose storie. Intervista a Davide Lerner.
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MA NOI GIA' CI PARLIAMO!

All’indomani dell’ultimo conflitto, che ha coinvolto in particolare le città “miste”, l’impegno, anche dell’Università di Gerusalemme, di creare occasioni di dialogo tra studenti ebrei e palestinesi; le preoccupazioni per il futuro in un contesto dove stanno diventando tutti più religiosi e le speranze riposte nell’ultimo governo, per quanto decisamente anomalo. Due popoli che nonostante tutto continuano a vivere assieme. Intervista a Manuela M.  Consonni.
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1984 DI ORWELL:
CROCE, TOGLIATTI
E l’ANTITOTALITARISMO
IN ITALIA

In occasione della ristampa di tante opere di Orwell, per via della scadenza dei diritti d’autore, Massimo Teodori ci racconta di quando uscì in Italia Millenovecentottantaquattro, recensito da Croce sul “Mondo” e accolto malissimo da Togliatti che, come era suo costume, coprì di insulti Orwell; nessuno in Italia si poteva permettere di professarsi anticomunista e di sinistra insieme.

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Interventi

Eccezione

Le origini del discorso sulla arretratezza dell’Est risalgono a una certa retorica comunista, italiana, non ufficiale, ma presente nelle discussioni, conversazioni, nella propaganda insomma. Il Pci, notoriamente, in Italia difendeva la democrazia, il rispetto delle regole del gioco, non elogiava la dittatura del proletariato e simili. Era insomma un partito di sinistra, per il quale l’unica via verso il potere non poteva essere altra che quella parlamentare. Ma allora, come si conciliava il rispetto delle “regole borghesi”, oggi diremmo liberali, con una certa simpatia nei confronti dei regimi dei paesi dell’Europa centrale?

intervento di Wlodek Goldkorn

In memoria di Jovan Diviak

Lo scorso 8 aprile 2021 è morto a Sarajevo Jovan Diviak, generale serbo che si schierò con i bosniaci e difese la sua città durante l'assedio. Lo ricordiamo con un'intervista che gli avevamo fatto nel 1995 e una lettera da lui scritta al Presidente della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegovic, nel 1998.

 

SARAJEVO, MAGGIO 95

storie
Intervista a Jovan Diviak.

Probabilmente lei conosce i comandanti che circondano e bombardano questa città.
E’ un fatto molto triste, che si aggiunge agli altri dolori: ma fra quelli che dalle colline tentano di distruggere questa città e i suoi abitanti ci sono tanti giovani ufficiali che sono stati miei allievi all’accademia militare. A quei tempi non si parlava mai di serbi e di croati, di bosniaci e di mussulmani, ma solo di esseri umani, di popolo, di come essere un esercito popolare a difesa di tutta la nostra gente. Così è una sorpresa trovarli oggi dalla parte degli aggressori serbo-montenegrini, dalla parte dei fascisti.  [...].

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Egregio Izedbegovic

lettera di Jovan Diviak.

Egregio Izedbegovic,

le comunico la mia decisione di restituire il grado di generale di brigata al quale ero stato promosso nel dicembre del 1993. Eccone i motivi: La pubblicazione di documenti ufficiali che mostrano come membri dell'esercito della Bosnia Erzegovina abbiano ucciso dei civili a Sarajevo, e di testimonianze di singoli individui sui crimini commessi a Grabovica, Uzdol, Doljani etc... Tutto ciò rappresenta una ferita profonda nella mia coscienza e per i valori in cui ho sempre creduto [...].

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Addio Franco

Il 24 marzo è morto Franco Travaglini, un carissimo amico che da tanti anni prestava la firma come direttore responsabile di "Una città". Lo vogliamo ricordare con le bellissime parole che ci ha mandato Karl Schibel, un amico.
 
Care e cari,
è morto stamattina Franco Travaglini.
Ci sentiamo vicini a sua moglie Ildico e al figlio Michele.
Non ha ancora parole il dolore della perdita dell’amico e fratello di decenni.
Un senso di vuoto e di amore che ci unisce per una persona che lottava per la vita e la dignità di tutti gli esseri viventi con tenerezza e determinazione.
In lutto, Karl-Ludwig
 

Abbiamo pubblicato nel n. 273
alcune testimonianze che lo ricordano.

 

Franco Travaglini in una riunione di Una città, maggio 2017

LE FORMICHE
DELLA MADONNA

Reprint da "Reporter", settembre 1985
di Franco Travaglini
Pubblichiamo anche un suo reportage molto bello sul Monte delle Formiche (Bologna) apparso nel settembre 1985 sul quotidiano “Reporter”.
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Interventi

Il piccolo principe

C’è stato un cambiamento negli ultimi anni: si è passati da oppressi/e, subordinati/e e sfruttati/e a vittime. Nel mondo ci sono delle vere vittime, ma l’essere vittima non dà diritti in quanto tale, anzi è il risultato di averli persi. Mi diceva un mio conoscente che lavora per un’associazione di rifugiati (essendolo stato anche lui) che quando è arrivato lui molti anni fa i richiedenti parlavano delle loro lotte, adesso cercano solo di dire quanto sono vittime. L’occidente compra vittime altrui ed anime di ribelli? L’idea dell’oppressione era legata al cambiamento della relazione e del problema, l’oggetto dell’oppressione.

intervento di Vicky Franzinetti

Nella convinzione che la riflessione etico-politica di Chiaromonte sia ancora oggi attuale, è nata l’Associazione “Amici di Nicola Chiaromonte”, che si propone di sostenere il rinnovato interesse che in questi ultimi anni vi si va indirizzando. Fra le finalità che essa intende perseguire vi è la promozione di iniziative di studio e di conoscenza della sua personalità intellettuale, allargate anche a coloro che a Chiaromonte furono legati da profonde affinità etico-culturali e da vincoli di amicizia, a partire da Andrea Caffi in cui Chiaromonte riconobbe il suo “unico” maestro. Pensiamo che uno degli insegnamenti più attuali del suo pensiero sia l’idea che la ricerca della “verità”, ovvero di un criterio per la “scelta delle cose migliori”, possa avvenire attraverso la valorizzazione della philia, dell’associazione cioè in piccoli gruppi dediti a un dialogo interpersonale autentico.
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il Sessantotto

il Sessantotto statunitense

Controcultura e democrazia

intervista a Pietro Adamo

La felicità pubblica

intervista a Eugenia Lamedica

il Sessantotto dell'Europa centrale

A tutto il mondo libero

intervista a Guido Crainz

il Sessantotto italiano

Metà del tempo a discutere

intervista a Guido Viale

Il '68 è morto, viva il '68

intervista a Marco Boato

video

Vittorio Foa
intervista sulla memoria

Michael Walzer
sul tema: La socialdemocrazia è morta?

Michele Ranchetti
video-intervista realizzata dal "collettivo minimo torinese" a Villa Ranchetti a Firenze il 25 ottobre 2005

Presentazione dell'associazione "Amici di Nicola Chiaromonte"
con interventi di Marta Herling, Massimo Teodori, Cesare Panizza

Lissi Lewin
ricorda il fratello Alfred

Valdo Spini
sui fratelli Rosselli

Daniele Menozzi presenta il libro "Giudaica perfidia"

Cesare Panizza presenta il libro su Nicola Chiaromonte

Jamila Hassoune
presenta il libro "Dove i libri sono rari come la pioggia"

Edoardo Albinati presenta il suo libro "La scuola cattolica"

Alberto Saibene presenta il libro "L'Italia di Adriano Olivetti"

Cesare Panizza presenta il libro "Piero Gobetti: l'autobiografia di una nazione"

Pietro Polito presenta il libro "Il dovere di non collaborare"

Ronerto Balzani, Nicola Del Corno e Carlo De Maria
"I fratelli Rosselli nella storia d'Italia"