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Trascrizione di una conferenza di Alexan-
der Langer a Vicenza il 12 novembre 1992.
Dirò alcune cose sulla situazione attuale
della Jugoslavia, dopo un viaggio di una
settimana con il Forum per la Pace e Ricon-
ciliazione nell’ex-Jugoslavia. Aggiungerò
poi qualcosa su alcune esperienze, su alcu-
ne possibilità di contributi nonviolenti alla
soluzione dei conflitti, premettendo che non
posso certamente pretendere di avere una
ricetta, o qualcosa che possa comunque fun-
zionare in tutte le situazioni e in tutti i con-
flitti. E lo dico sapendo appunto che tutti
questi approcci sono molto labili, cioè espo-
sti a controspinte molto forti.
Nel gennaio del 1992 è stato costituito a
Verona il “Comitato di sostegno alle inizia-
tive e alle forze di pace nella ex-Jugosla-
via”, del quale fanno parte persone che la-
vorano concretamente in varie organizza-
zioni, dall’Associazione per la Pace al Movi-
mento Nonviolento, ai Beati i Costruttori di
Pace, ad altri gruppi che operano in conte-
sti abbastanza diversi tra loro. Non sono in-
somma un’organizzazione in più. In questa
sala ci sono persone che partecipano attiva-
mente a questo comitato. Ci siamo occupati
della solidarietà con i rifugiati, che è un’ur-
genza drammaticamente attuale. Abbiamo
cercato di accompagnare persone e iniziati-
ve di quei territori ancora capaci di dialogo.
Sono soprattutto gruppi di donne. Sono sta-
te fatte cose pregevoli. Abbiamo cercato di
contribuire alla comunicazione mancante,
in particolare tra Serbia e Croazia, dove al
momento è possibile comunicare solo “in
via triangolare” attraverso una mediazione
esterna, compresa quella telefonica. Per te-
lefonarsi, parlarsi, c’è bisogno di passare at-
traverso ponti esterni.
Nascita e pratica del Verona Forum
Abbiamo cercato di individuare le possibili-
tà per avviare anche un dialogo più politico.
Pur con forze relativamente modeste, è sta-
to possibile ospitare un Comitato che ora
ha scelto di chiamarsi “Verona Forum”, do-
po una lunga diatriba, perché inizialmente
una persona proveniente dalla ex-Jugosla-
via aveva proposto il nome “Yu-Forum”, ma
l’ipotesi ha suscitato reazioni talmente vee-
menti tra gli stessi partecipanti che abbia-
mo abbandonato questa proposta. Il Comi-
tato di Verona ha accettato un’idea esem-
plare: invitare a un incontro in cui eravamo
solamente ospitanti. Abbiamo cercato di in-
vitare persone che fossero relativamente si-
gnificative. Relativamente significative
vuol dire non solo pacifisti, ma anche per-
sone che hanno influenza, almeno nelle ri-
spettive società.
Questo ha reso più fruttuoso, ma anche
molto più difficile il dialogo, perché è ap-
punto un dialogo reale. Abbiamo scelto,
consensualmente proposto dalle persone
della ex-Jugoslavia, un metodo che può
sembrare curioso, ma che si è rivelato mol-
to efficace: abbiamo escluso ogni discorso di
analisi delle responsabilità, abbiamo dato
per scontato che molti possono avere visioni
diverse e abbiamo accettato consensual-
mente di non rinvangarle. Un’altra condi-
zione, suggerita sul modello della Conferen-
za di Ginevra della Cee, è che questo dialo-
go fosse organizzato, presieduto e moderato
da persone esterne: una parlamentare au-
striaca, che appartiene alla minoranza
croata in Austria, Marjana Grandits, e io,
che appartengo a mia volta a una minoran-
za, quella sudtirolese all’interno dello Stato
italiano, siamo stati accettati come presi-
denti e moderatori di questo dialogo. Mar-
jana è considerata un po’ più amica delle
nuove “indipendenze”, e io un po’ più no-
stalgico della vecchia Jugoslavia. Queste
differenze di accento fanno sì che alcuni si
sentano un po’ più garantiti dalla presenza
di una persona, diciamo, più “filo-secessio-
ne”, e altre persone dalla presenza di una
persona un po’ più “filo”, diciamo, “convi-
venza”; questo ha funzionato abbastanza
bene. Altro principio che ha funzionato be-
ne è che in questa conferenza potevano par-
lare, e anche nel prosieguo, solo le persone
provenienti dalla ex-Jugoslavia; a tutti gli
altri si chiede un grande sforzo di ascolto,
anche di solidarietà pratica, di creare una
buona atmosfera e di preoccuparsi anche
concretamente di ospitare persone, di fare
visite, di intrecciare rapporti.
Che a parlare fossero solo le persone diret-
tamente coinvolte nel conflitto e che si sen-
tissero però anche osservate dagli altri, e
quindi responsabili, si è rivelato un metodo
efficace.
Durante il Forum, che si è svolto a Verona
per quattro giorni, una giornata è stata de-
dicata solo all’incontro tra gruppi pacifisti
jugoslavi, e poi, la sera, c’è stato un incon-
tro con i pacifisti italiani, non moderato da
esterni. Un’esperienza da ripetere, perché
ha permesso a tutte le parti di parlarsi più
intensamente. Questo Forum ha una picco-
la struttura permanente che si è rivelata
assai più produttiva del previsto: funziona,
al momento, attraverso un comitato di pre-
sidenza di cui fanno parte 14 persone, di
queste, per esigenze di equilibrio, di rap-
presentanza, tre non sono della ex-Jugosla-
via. Per non doversi riunire troppo spesso,
che costa molto ed è faticoso, ogni quindici
giorni c’è una conferenza telefonica. È un
ritrovato della tecnica e della scienza che
permette di mettere in contatto persone che
stanno a Zagabria, Skopje, Pristina, con
Oslo, Londra, Vienna, Bruxelles, Lubiana,
ecc. Ora esiste così un piccolo corpo e attor-
no un “alone” un po’ più consolidato di un
centinaio di persone nelle varie repubbliche
che si sentono parte di un progetto comune.
Non è ancora avvenuto, come io mi ero illu-
so, che queste persone si sentano anche
parte di un gruppo unico. Queste persone si
sentono però incaricate di una rappresen-
tanza, cioè sentono di dover parlare a nome
degli albanesi del Kossovo, o dei macedoni,
o dei croati o dei bosniaci. Alcuni sono espo-
nenti di partiti politici, in genere moderati,
dai liberal ai socialdemocratici. Alcuni sono
pacifisti, altri sono invece scienziati, acca-
demici, ecc. È una composizione un po’ mi-
sta e per ora quasi tutti, salvo le persone in
esilio, assumono un punto di vista in qual-
che modo di rappresentanza.
Credo che questo dato vada accettato, e for-
se è un dato positivo, perché significa che
ciascuno porta il punto di vista di chi il con-
flitto lo vive. Questo conflitto (dobbiamo
dircelo apertamente) non è solo una guerra
tra stati, è anche guerra tra popoli, tra la
gente, e ogni nuova atrocità commessa lo
radica più profondamente. Non possiamo
dire che la guerra la fanno solo gli stati e gli
eserciti, quindi questo atteggiamento de-
v’essere accettato.
Su incarico di questo Comitato di presiden-
za, di questo Forum, ognuno ha intorno una
potevano parlare solo
le persone direttamente coinvolte
nel conflitto
Inedito di Alexander Langer
La lezione bosniaca
Il comune di Tuzla dedica una targa nella Piazza
della Libertà all’amico Alexander Langer
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