L'ultimo numero

Mensile di interviste e foto

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Dedichiamo l’intero numero al popolo ucraino che sta resistendo eroicamente alla superpotenza fascista che ha invaso il suo paese. Lo dedichiamo alle vittime civili di una barbarie che non rispetta alcuna regola internazionale, alcun codice d’onore. Ci sentiamo impotenti e ci si chiede se e per quanto le nazioni democratiche potranno continuare ad assistere allo scempio senza intervenire. Per il resto nulla sarà più come prima e sarà inevitabile prendere atto che il fascismo impera in mezzo mondo e che l’idea che il libero commercio possa diffondere la libertà è solo un’illusione interessata e miope. Le sanzioni diventeranno la regola e la solidarietà dovrà accompagnarsi ai sacrifici. E se la democrazia non si può certo esportare, la si potrà “predicare” dando l’esempio, facendo vedere quanto può essere desiderabile la libertà e la possibilità, in essa, della giustizia. Al fondo il grande punto debole dei sistemi totalitari sono i loro popoli. Infine si sta chiudendo definitivamente, dopo centocinquanta anni, la disastrosa parabola del marxismo e si dovrà ripartire dal grande ideale ottocentesco della democrazia universale e, certo, della pace fra i popoli e di questi con gli altri animali e con il resto del creato.

a fianco della resistenza ucraina

Avete già preparato il vostro righello?

foto di Pavel Dorogoy

Il “campismo”, retaggio della Guerra fredda, oggi è fatto proprio da parte di una sinistra che, citando i realisti delle relazioni internazionali alla Kissinger, accampa il diritto delle potenze ad avere una “sfera d’influenza” e arriva a giustificare i peggiori crimini degli avversari degli Stati Uniti, accantonando così la lotta per la democrazia e i diritti umani.
Intervento di Sheri Berman. Leggi di più

Noi vi opporremo resistenza

Perché così tante persone a sinistra hanno fatto finta di niente davanti all’invasione russa? Detestare l’internazionalismo liberale non può comportare la non condanna della Russia né l’accettazione della giustificazione del suo presunta esigenza di sicurezza; il bisogno di una politica globale e di un sistema globale di sicurezza internazionale.
Intervento di Taras Bilous.Leggi di più

La nostra Ucraina

L’invasione russa ha costretto persone pacifiche, gente comune, a rischiare la propria vita. In tanti stanno combattendo perché credono in un’Ucraina che sappia accogliere tutti i suoi cittadini e riconoscere i loro diritti.
Intervento di Michael Walzer. Leggi di più

Fra Putin e la democrazia liberale

Il necessario sostegno, anche militare, della Nato a un’Ucraina che deve difendersi dall’invasione ingiusta e brutale e, insieme, la prudenza nell’evitare una precipitazione possibile in una guerra generale, potenzialmente anche nucleare; le sanzioni da inasprire, ma anche il rischio di conseguenze che potrebbero minare la solidarietà agli ucraini; il problema delle sinistre rispetto alla Nato e il paragone con l’Iraq.
Intervista a Jeff C. Isaac. Leggi di più


Sheri Berman denuncia il cosiddetto “campismo”, retaggio della Guerra fredda, fatto proprio da una sinistra che, rifacendosi ai realisti alla Kissinger, accampa il diritto delle potenze ad avere una “sfera d’influenza” e arriva a giustificare i peggiori crimini degli avversari degli Stati Uniti, accantonando così la lotta per la democrazia e i diritti umani. Taras Bilous si chiede perché così tante persone a sinistra abbiano fatto finta di niente davanti all’invasione russa. Ma detestare l’internazionalismo liberista non può portare all’assurdo di una sinistra che fa leva solo sulle contraddizioni interimperialistiche. Jeffrey C. Isaac ci parla del necessario sostegno, anche militare, della Nato a un’Ucraina che deve difendersi dall’invasione ingiusta e brutale e, insieme, della necessaria prudenza nell’evitare una precipitazione possibile in una guerra generale, potenzialmente anche nucleare e si chiede anche perché la sinistra ce l’abbia tanto con la Nato. Francesco Cataluccio ci racconta la storia dell’Ucraina, una storia complicata che inizia ben prima della Russia e che è all’origine della sua nascita, una Russia mai odiata ma che d’ora in poi lo sarà per i prossimi centocinquant’anni, per via dell’idea nefasta, cara a Putin, che dove si parla la stessa lingua è un unico paese. Konstanty Gebert ci descrive una Polonia accogliente, generosa, dove non c’è ormai famiglia che non ospiti qualche profugo ucraino in un clima che ricorda i primi mesi di Solidarnosc e però del rischio che, in assenza di politiche adeguate e di uno Stato efficiente, il clima possa cambiare. Michael Walzer ci parla di persone pacifiche, gente comune, che ha deciso di rischiare la propria vita combattendo per un’Ucraina democratica accogliente e rispettosa dei diritti di tutti i suoi cittadini.



Nelle centrali le foto di Mariupol, la città martire.
Sui temi della guerra e della pace pubblichiamo il carteggio fra Adriano Sofri e Lea Melandri apparso su “Il Foglio” e su “Il Riformista”.
Per “ricordarsi” pubblichiamo stralci dal libro di Anne Applebaum, per Mondadori, che racconta cosa fu lo sterminio per fame dei contadini ucraini perpetrato da Stalin in nome della collettivizzazione forzata della terra. E poi, nelle lettere e interventi, Berardinelli su cosa pensava Umberto Saba dei dittatori e in particolare di Hitler, Zoran Herceg serbo di Bosnia sul paragone fra ciò che sta succedendo in Ucraina e quel che successe a Sarajevo; Belona Greenwood ci parla della gentilezza, che non è affatto debolezza; Wlodek Gorlkorn ci invita a guardare quel che succede dalla scalinata di Odessa, a metterci cioè nei panni dei popoli dell’Est. Infine pubblichiamo un’altra lettera di Andra Caffi a Prezzolini, sempre sull’Ucraina, scritta “dai corridoi” del distretto militare, presumibilmente sempre nel 1915. Infine “la visita” è alla tomba di Anna Politkovskaja.

Mariupol, città martire

foto di Sopa images

Marca, terra di confine

"Volevo parlare dell’Ucraina. Per molti l’Ucraina -trentacinque milioni di uomini- non esiste neanche!"
Per il "reprint", una lettera di Andrea Caffi a Prezzolini presumibilmente nel 1915.

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HOLODOMOR

bambina affamata di Kharkiv

Lo sterminio per fame di milioni di ucraini, voluto da Stalin, per imporre la collettivizzazione della terra; la criminalizzazione dei contadini, a cui fu impedito per legge di tenere per sé anche poche spighe di grano e che, già debilitati, furono oggetto, durante le sistematiche perquisizioni, di violenze e torture; gli atroci effetti della fame. Pubblichiamo alcuni brani tratti da “La grande carestia” di Anne Applebaum (Mondadori, 2019). Leggi di più

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discussioni
di questi giorni

appunti del direttore

9 maggio
Oggi Putin esalterà la resistenza eroica ai nazisti tedeschi dei popoli russi (grandi, piccoli e bianchi) e con questo dichiarerà al mondo la ragione della grande difficoltà in cui oggi si trova. Non è l’invadenza della Nato, non è un complotto dell’America, non è un presunto odio dell’Occidente verso la Russia: è la capacità straordinaria di resistenza di un popolo a un’invasione fascista, oggi come allora. Una capacità non prevista da nessuno. Il resto è venuto dopo. Chi parla di ucraini “pedine”, di cinici “interessi occidentali” fatti pagare agli ucraini, di “guerra per procura”, dimostra di disprezzare la gente, le persone comuni e la loro forza d’animo e, soprattutto se di sinistra, si deve vergognare.

29 aprile
Finalmente un capo! Il vecchio democratico, quello che doveva essere un rimbambito, che ormai parlava solo a vanvera, che da vigliacco sarebbe pure scappato a gambe levate di fronte ai fanatici islamisti, si sta dimostrando un leone. L’altro, a capo di un regime fascista, si assomiglia sempre più a un Hitler. Smettiamo di ripetere piagnucolando: “Negoziato, negoziato”, ma riuniamoci tutti, come a Ramstein, per dire all’unisono: “Non passerà”.

14 aprile
Questa polemica sull’Anpi può sembrare antipatica in un periodo simile, eppure proprio perché sono in gioco questioni decisive per la vita dei popoli e dei cittadini europei, e non solo, è giusto discutere senza alcuna remora. Noi come Fondazione Lewin insieme all’Associazione Fratelli Spazzoli abbiamo aderito alla Fiap (Federazione italiana Associazioni partigiane). Da tempo ci pensavamo perché il nostro riferimento storico è in quella tradizione, la tradizione di Matteotti, di Rosselli, di Caffi, Spinelli, Chiaromonte, di Giustizia e libertà, ecc. ecc., ma ci pensavamo anche dopo aver sentito, a un’iniziativa a Predappio contro il pellegrinaggio nero, uno dei dirigenti nazionali dell’Anpi dire che “beh, poi anche questa storia dei due totalitarismi è da discutere...”. Crediamo che questo sia uno dei problemi italiani: una sinistra che ha rimosso il suo passato senza farci i conti. Dopodiché, però, in momenti cruciali come questo, il problema viene fuori (continua a leggere)

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Mi scopro sempre più europeista

Se scoppia una guerra vera, l’Occidente potrà fornire sostegno morale, politico e diplomatico agli ucraini, e ovviamente rifornimenti militari; ma non potrà impegnarsi direttamente militarmente contro una potenza nucleare; l’auspicio che, come avvenne nel 1936 per la Spagna, nasca una brigata internazionale che si unisca all’esercito ucraino... Le rinnovate speranze sull’Europa e la crisi della democrazia americana.
Intervista a Michael Walzer.

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Ucraina, l'invasione e il futuro

Le bombe cadono su Kharkiv e su Kiev in ciò che è diventato il più grande e sanguinoso conflitto che l’Europa abbia sperimentato sin dalla Seconda guerra mondiale. Sono circa duemila gli ucraini uccisi o feriti, un po’ meno i russi, e presto saranno centinaia di migliaia quelli che diventeranno rifugiati. Il Presidente Vladimir Putin ha circondato l’Ucraina con 190.000 truppe, un primo passo per ricreare la posizione russa di superpotenza e la vecchia sfera di influenza sovietica.
Intervento di Stephen Eric Bronner (1 marzo)

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L'Ucraina esiste, eccome...

una lettera di Andrea Caffi a Prezzolini del 1915 (conservata nel fondo Caffi della Biblioteca Gino Bianco-Fondazione Lewin) in cui, per smentire un articolo apparso su "La Voce", fa una precisa disamina dei motivi per cui l’Ucraina è una nazione e gli Ucraini un popolo.
(Andrea Caffi, nato in Russia da genitori italiani immigrati, socialista libertario, volontario nella Prima guerra mondiale, nella sua vita ebbe modo di conoscere le carceri zariste e leniniste in Russia e quelle naziste in Francia. Era un grande studioso di storia bizantina e del mondo slavo).

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Bandiere

Cari amici,
vi mando poche righe che ho scritto ieri, anche se dopo questo fine settimana mi direte che colleziono manifestazioni. Sarà per nostalgia.
La terza a cui sono andato con Silvia, ieri, è stata quella degli ucraini di Roma a Piazza della Repubblica, che si è poi trasformata in corteo fino ai Fori.
Lettera di Umberto Cini

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MEMORIAL

 

L’infanzia in una famiglia ebraica molto politicizzata, i primi ricordi legati alla morte di Stalin e al ‘disgelo’, la frequentazione con i dissidenti e i codici inventati per non far sapere che si leggevano libri proibiti, la lettura di Arcipelago e la decisione di raccogliere la voce dei sopravvissuti e quindi l’impegno nell’associazione Memorial, fondata da Sacharov, che dopo tanti anni di tenace impegno è oggi a rischio chiusura. Intervista a Irina Lazarevna Scerbakova.
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Una nuova iniziativa delle edizioni Una città

Libertà e malinconia

parole e musica di Paola Sabbatani - arrangiamenti di Daniele Santimone
libretto + cd. Edizioni Una città, 2021 - 32 pagine

Aspettative e sogni delusi, perché qualcosa, nell’idea, non ha funzionato, eppure il sentire, che resta, di non potersi chiamare fuori. Vite che a volte si incatenano male, senza lasciare vie d’uscita, ma anche la seconda possibilità che c’è e un fidanzato che non scappa quando il peggio arriva.
La ribellione da giovani, i padri ritrovati e il “fare insieme” che dà senso e forza, ma pure stanchezza e desiderio di un “recinto” di pace. Amori impossibili, per età, per sesso e circostanze, tenuti segreti a nascondere la propria vulnerabilità. La lotta contro la sfortuna, così necessaria e spesso anche vittoriosa, ma comunque impari, che lascia nel cuore un fondo di malinconia

PER ACQUISTARE (10 EURO)

Paola Sabbatani, voce
Roberto Bartoli, contrabbasso
Tiziano Negrello, contrabbasso e percussioni
Daniele Santimone, chitarra sette corde e voce

 

per abbonati

Ho bisogno di una persona...

Una legge, quella sulla non autosufficienza, attesa da anni e rispetto alla quale, nella recente legge di bilancio, attraverso i Leps, livelli essenziali, si puntella qualche principio, come la scelta della domiciliarità, che non è soltanto il poter stare a casa, ma un progetto integrato fra le attività della vita quotidiana, compresa la compagnia, il non essere soli, fino al disbrigo delle pratiche burocratiche e all’assistenza sanitaria vera e propria. Intervista a Livia Turco.

per abbonati

La fame di studio

I dubbi su una scuola sempre più vocata all’accoglienza, all’aiuto per gli alunni in difficoltà, e che per rispondere a tale vocazione, ha smesso di chiedere agli studenti di fare fatica, di offrire loro obiettivi ambiziosi; la convinzione che allargare la platea non comporti affatto l’abbassamento di livello; la proposta di una scuola dell’obbligo fino a 16 anni uguale per tutti e di alto livello dove anche il futuro falegname impari il latino. Intervista a Paola Mastrocola.

archivio

Il supermercato dell'energia

La situazione del Kazakistan, ricchissimo di risorse energetiche e non solo, che, a causa della politica predatoria delle sue classi dirigenti, ha ridotto la popolazione alla fame; l’ambizione di Putin: un’Unione economica euroasiatica, speculare all’Unione europea; l’urgenza per l’Europa di ridisegnare il proprio ruolo prima delle elezioni americane del 24, nel dilemma tra allargamento e integrazione; la crisi, grave, della Bosnia. Intervista a Paolo Bergamaschi.

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foto di Nasa Earth Science

Sono stati Karl Polanyi e Keynes, suo contemporaneo, a sostenere che il mercato capitalistico, senza un intervento lungimirante della politica e dello stato, non è in grado di “tenere insieme” la società; la strada maestra di un liberalismo inclusivo, riformista, da contrapporre sia alla via del “lasciar fare” al mercato, cara a conservatori e privilegiati, così come a qualsiasi idea di rivoluzione; l’illusione di un nuovo Trentennio glorioso. Intervista a Michele Salvati.

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Insegnare
a fare le domande

foto di Guia Biscàro

L’inadeguatezza dell’attuale sistema di formazione degli insegnanti, in particolare delle secondarie, che tradisce l’idea, ancora invalsa, che basti conoscere una materia per saperla insegnare; le figure del tutor e dell’insegnante accogliente, che vanno tuttavia potenziate; il problema della motivazione e del rapporto scuola-università; il rischio, grave, di sprecare l’enorme potenziale delle nuove leve. Una conversazione tra Clotilde Pontecorvo e Anna Lona.

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Veni foras

Immagine tratta da Jacob Ruf: De conceptu et generatione hominis, 1554

Nella scena del parto medievale, affollata di donne, con i mariti fuori a pregare che sia un maschio, centrale è la figura dell’ostetrica; le storie dei miracoli e i testi medici e giuridici, fonti preziosissime; la vicenda del parto cesareo, che viene adottato originariamente per estrarre il bambino dalla madre già morta, per salvare l’anima del neonato o, più spesso, per trasferire l’eredità dalla madre al padre. Intervista ad Alessandra Foscati.

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domande

a Tiziana Dal Pra
n. 277
Luciano Benadusi
e Oreste Giancola
n. 277


Siamo destinati a una sempre maggiore centralizzazione?
E che fare?

Intervista
a Marco Cammelli
n. 275

Recovery fund: l'occasione per un cambiamento radicale della società?
Intervista
a Salvatore Biasco
n. 271

Identità di genere,
un'identità a testa?

Un webinair dal titolo: “Il ddl Zan: cosa c’è in gioco?”
e un'intervista a Francesca Izzo

n. 275

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La quarta rivoluzione

Dopo la copernicana, la darwiniana, la freudiana, internet; perché internet non è un aggiornamento di Gutenberg, ma un vero e proprio nuovo habitat, fondato sulle relazioni, sulla rete e i suoi nodi, dell’esigenza di un progetto comunitario umano basato sul verde e il blu, sull’ambiente e sul digitale e sulle tre “C”: coordinamento, collaborazione, cooperazione.
Intervista a Luciano Floridi.
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Disuguaglianze
e scuola

Nonostante le speranze riposte nell’istruzione pubblica come “great equalizer”, l’evidenza ci dice che la scuola riesce a combattere le disuguaglianze solo in alcuni casi e date alcune condizioni, tra cui sicuramente un’alta spesa pubblica, ma anche un solido curriculum comune; i rischi sottesi ai concetti di merito ed eccellenza e il dibattito sorto sulle competenze e attorno alla domanda: a cosa serve la scuola? Intervista a Luciano Benadusi e Orazio Giancola.

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Cosa ci fa lì l'imam?

Il problema dei matrimoni combinati era evidente da anni, chi si impegna con gli immigrati vedeva sparire all’improvviso le ragazze, ma, soprattutto a sinistra, non si è mai voluto affrontare il problema per evitare l’accusa di islamofobia; il rischio che i diritti delle donne vengano considerati un patrimonio solo occidentale; il dramma di un’adolescente che si rivolge alle autorità italiane e queste chiamano i genitori. Intervista a Tiziana Dal Pra.

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Contro ogni dittatura

Roselyne Chen
In lotta contro le dittature
Il Congresso per la libertà della cultura (1950-1978)
Ed. Una città, 2021 - 216 pagine

Roselyne Chenu è stata testimone diretta, dal 1964 al 1975, partecipando a numerose (e pericolose) missioni all’estero, delle vicende del Congresso per la libertà della cultura, che vide impegnati, tra i tanti altri, Raymond Aron, Arthur Koestler, Arthur Schlesinger, Louis Mercier Vega e, in Italia, Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte; le sue memorie vengono ora pubblicate in italiano in collaborazione con l’Associazione “Amici di Nicola Chiaromonte”.

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di carcere

Ma poi si incontrano
di nuovo, vero?

intervista ad Amedeo Savoia

Essere un po' rivoluzionari
per fare le cose normali

intervista a Carmelo Cantone

Il sonetto in carcere
intervista ad Edoardo Albinati

Il cesto marcio
Intervista a Michele Passione

La pena della lettura
Intervista a Stefania Amato

(foto di Alessio Duranti)

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Israele
e i territori

La questione demografica
Intervista a Davide Lerner

Ma noi già ci parliamo!
Intervista a
Manuela M. Consonni

Interventi

Eccezione

Le origini del discorso sulla arretratezza dell’Est risalgono a una certa retorica comunista, italiana, non ufficiale, ma presente nelle discussioni, conversazioni, nella propaganda insomma. Il Pci, notoriamente, in Italia difendeva la democrazia, il rispetto delle regole del gioco, non elogiava la dittatura del proletariato e simili. Era insomma un partito di sinistra, per il quale l’unica via verso il potere non poteva essere altra che quella parlamentare. Ma allora, come si conciliava il rispetto delle “regole borghesi”, oggi diremmo liberali, con una certa simpatia nei confronti dei regimi dei paesi dell’Europa centrale?

intervento di Wlodek Goldkorn

Il piccolo principe

C’è stato un cambiamento negli ultimi anni: si è passati da oppressi/e, subordinati/e e sfruttati/e a vittime. Nel mondo ci sono delle vere vittime, ma l’essere vittima non dà diritti in quanto tale, anzi è il risultato di averli persi. Mi diceva un mio conoscente che lavora per un’associazione di rifugiati (essendolo stato anche lui) che quando è arrivato lui molti anni fa i richiedenti parlavano delle loro lotte, adesso cercano solo di dire quanto sono vittime. L’occidente compra vittime altrui ed anime di ribelli? L’idea dell’oppressione era legata al cambiamento della relazione e del problema, l’oggetto dell’oppressione.

intervento di Vicky Franzinetti

In questa foto, in piedi da sinistra: Heinrich Blucher, Hannah Arendt, Dwight Macdonald e la sua seconda moglie Gloria Lanier; seduti: Nicola Chiaromonte, Mary McCarthy e Robert Lowell, 1966

Una conversazione che non è finita
Wojciech Karpinski

Appunti sulla politica antitotalitaria in italia - seconda parte
Massimo Teodori

Muska carissima...
Nicola Chiaromonte

L'inserto sull'altra tradizione

Nelle pagine al centro, in via eccezionale riproponiamo l’inserto dell’Altra tradizione. Non potevamo ignorare un avvenimento che aspettavamo da anni e a cui amici come Gino Bianco e Wojciech Karpinski, e ovviamente Miriam Rosenthal Chiaromonte, avevano dedicato l’impegno di una vita: quello di far conoscere in Italia l’opera e la vita di un intellettuale militante come Nicola Chiaromonte, famoso in Polonia e negli Stati Uniti e pressoché sconosciuto in Italia. Il motivo lo conosciamo: in Italia era proibito essere antitotalitari e di sinistra contemporaneamente. L’uscita del Meridiano Mondadori con una raccolta dì saggi sancisce la fine di un boicottaggio vergognoso. Siamo orgogliosi di avere dato una mano a Gino Bianco a Wojciech Karpinski e a Miriam Chiaromonte in questa dedizione, i cui frutti, purtroppo, nessuno di loro ha potuto raccogliere. Nell’inserto ripubblichiamo l’intervento “Una conversazione che non è mai finita”, che Karpinski tenne al convegno dedicato a Chiaromonte organizzato da “Una città” nel lontano 2002. Ricordiamo i partecipanti, da Enzo Golino, che purtroppo non c’è più, a Irena Grudzińska Gross che in fuga dalla Polonia trovò, come tanti altri polacchi, rifugio in via Ofanto; a Ugo Berti, il primo a pubblicare per il Mulino testi di Chiaromonte; a Pietro Adamo, Gregory Sumner, Marino Sinibaldi. Ricordiamo la soddisfazione di Gino Bianco per il fatto che, con quel convegno, avevamo scongiurato un tentativo della destra di “impossessarsi” di Chiaromonte. Pubblichiamo inoltre la seconda puntata degli “appunti sull’antitotalitarismo italiano” di Massimo Teodori.

in memoria

Ricordiamo Giorgio Bacchin

Giorgio Bacchin, uno dei fondatori della nostra rivista, dopo un mese di ricovero in ospedale per un’emorragia all’aorta, quando sembrava ormai fuori pericolo, è morto nella notte fra il 26 e il 27 novembre. Aveva 65 anni.

Giorgio Bacchin (a destra) e Gianni Saporetti (foto di Fausto Fabbri, 1999)

La prima volta che andai a Firenze a intervistare Michele Ranchetti, non ero ancora entrato nella casa che mi chiese: “Come sta Giorgio?”. Io sapevo solo che era stato suo professore all’Università di Firenze, dove Giorgio si era laureato con una tesi sul Guicciardini, ma rimasi sorpreso che si ricordasse così di un suo studente di più di vent’anni prima. E non solo lo ricordava, ma sapeva delle sue vicissitudini e anche che collaborava alla rivista. Mi disse che era stato uno degli studenti più intelligenti che avesse avuto.

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In memoria di Jovan Diviak

Lo scorso 8 aprile 2021 è morto a Sarajevo Jovan Diviak, generale serbo che si schierò con i bosniaci e difese la sua città durante l'assedio. Lo ricordiamo con un'intervista che gli avevamo fatto nel 1995 e una lettera da lui scrittaal Presidente della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegovic, nel 1998.

 

SARAJEVO, MAGGIO 95

storie
Intervista a Jovan Diviak.

Probabilmente lei conosce i comandanti che circondano e bombardano questa città.
E’ un fatto molto triste, che si aggiunge agli altri dolori: ma fra quelli che dalle colline tentano di distruggere questa città e i suoi abitanti ci sono tanti giovani ufficiali che sono stati miei allievi all’accademia militare. A quei tempi non si parlava mai di serbi e di croati, di bosniaci e di mussulmani, ma solo di esseri umani, di popolo, di come essere un esercito popolare a difesa di tutta la nostra gente. Così è una sorpresa trovarli oggi dalla parte degli aggressori serbo-montenegrini, dalla parte dei fascisti. [...].

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Egregio Izedbegovic

lettera di Jovan Diviak.

Egregio Izedbegovic,

le comunico la mia decisione di restituire il grado di generale di brigata al quale ero stato promosso nel dicembre del 1993. Eccone i motivi: La pubblicazione di documenti ufficiali che mostrano come membri dell'esercito della Bosnia Erzegovina abbiano ucciso dei civili a Sarajevo, e di testimonianze di singoli individui sui crimini commessi a Grabovica, Uzdol, Doljani etc... Tutto ciò rappresenta una ferita profonda nella mia coscienza e per i valori in cui ho sempre creduto [...].

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Addio Franco

Il 24 marzo è morto Franco Travaglini, un carissimo amico che da tanti anni prestava la firma come direttore responsabile di "Una città". Lo vogliamo ricordare con le bellissime parole che ci ha mandato Karl Schibel, un amico.
Care e cari,
è morto stamattina Franco Travaglini.
Ci sentiamo vicini a sua moglie Ildico e al figlio Michele.
Non ha ancora parole il dolore della perdita dell’amico e fratello di decenni.
Un senso di vuoto e di amore che ci unisce per una persona che lottava per la vita e la dignità di tutti gli esseri viventi con tenerezza e determinazione.
In lutto, Karl-Ludwig

Abbiamo pubblicato nel n. 273
alcune testimonianze che lo ricordano.

Franco Travaglini in una riunione di Una città, maggio 2017

LE FORMICHE
DELLA MADONNA

Reprint da "Reporter", settembre 1985
di Franco Travaglini
Pubblichiamo anche un suo reportage molto bello sul Monte delle Formiche (Bologna) apparso nel settembre 1985 sul quotidiano “Reporter”.
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Questo numero è "aperto" a tutti.

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video

"Ricordare"
Intervista a Vittorio Foa

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"La socialdemocrazia è morta?"
Intervista a Michael Walzer

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video-intervista a Michele Ranchetti realizzata dal "collettivo minimo torinese"

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Presentazione dell'associazione "Amici di Nicola Chiaromonte"
con interventi di Marta Herling, Massimo Teodori, Cesare Panizza

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Intervista a Lissi Lewin che ricorda il fratello Alfred e la madre, uccisi nell'eccidio dell'aeroporto di Forlì

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Valdo Spini
sui fratelli Rosselli

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Daniele Menozzi presenta il libro "Giudaica perfidia"

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Cesare Panizza presenta il libro su Nicola Chiaromonte

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Jamila Hassoune presenta il libro "Dove i libri sono rari come la pioggia"

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Edoardo Albinati presenta il suo libro "La scuola cattolica"

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Alberto Saibene presenta il libro "L'Italia di Adriano Olivetti"

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Cesare Panizza presenta il libro "Piero Gobetti: l'autobiografia di una nazione"

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Pietro Polito presenta il libro "Il dovere di non collaborare"

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Roberto Balzani, Nicola Del Corno e Carlo De Maria
"I fratelli Rosselli nella storia d'Italia"

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