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UNA CITTÀ n. 184 / 2011 maggio

Articolo di Bel Greenwood
tradotto da Anna Hilbe

Lettera dall'Inghilterra

Cari amici,

fa molto caldo. In Inghilterra è esplosa l’estate e tutti ci trasciniamo fuori dalle nostre ombre e ci rovesciamo nelle strade. Le città hanno perso ogni senso di urgenza. Le vacanze sono nell’aria come un nuovo profumo. I parchi sono sovrappopolati e quasi dall’oggi al domani ci sono avvisaglie di carenza di acqua. Il mese di aprile è stato il più secco dell’ultimo mezzo secolo. Mentre scrivo, la gente aspetta con impazienza il giorno libero inaspettatamente promesso che è il giorno del Matrimonio Reale.

La Pasqua è caduta a puntino e la felice concomitanza del Primo maggio significa un mucchio di giorni di vacanza. Bisogna scriverlo in lettere maiuscole perché l’aspettativa creata dai media era immersa in uno splendore di deferenza. Ci saranno migliaia di feste di strada per celebrare il matrimonio di questi due giovani assolutamente privilegiati, Kate Middleton e il Principe William, durante la peggiore crisi economica della storia britannica. Non c’è dubbio che la Regina e il Principe del Galles abbiano infilato le mani guantate nei loro sacchi di denaro per contribuire alle spese, ma altri costi, come quelli della sicurezza, verranno pagati dalla gente. Le stime definitive variano da milioni a miliardi, se si tiene conto del fatto che per quel giorno il Paese non lavorerà.
E' costoso mantenere adeguatamente l’edificio reale. La regina ha convenuto di tagliare il totale delle spese della casa reale del 14% nel 2012-2013 e Buckingham Palace ha cancellato il ricevimento natalizio da 50.000 sterline. (Dov’era il mio invito?) Il Ministero della Cultura, che paga 15 milioni di sterline all’anno per il mantenimento dei palazzi reali, ha richiesto che i costi di mantenimento dei palazzi e i costi dei viaggi reali vengano ridotti del 25%.

Nonostante queste misure, e la dichiarazione da parte della Casa Reale e del Governo che il nuovo corso annunciato nella Comprehensive Spending Review risulterà in un minore finanziamento pubblico a favore dei Reali, la regina può sempre tornare al Parlamento per una sovvenzione.
I consigli regionali colpiti da quelli che sembravano tagli fantasiosi (ma ora anche troppo reali), non hanno quella opzione; per esempio il consiglio regionale del Norfolk nei prossimi tre anni attuerà tagli per 155 milioni. Per fare tornare i conti hanno tagliato tutti i servizi per i giovani, e i centri per persone con difficoltà di apprendimento sono spariti con un secco colpo di penna.

Secondo i dati di Buckingham Palace, a noi cittadini comuni, mantenere la famiglia reale nell’anno 2009-2010 è costato 38,2 milioni di
sterline, un risparmio sull’anno precedente del 12.2%. Il costo della sicurezza, però, non è incluso. L’anno prossimo ricorrerà il sessantesimo anniversario dell’ascesa al trono della regina e da questo deriverà un’ulteriore mania mediatica intorno ai reali, e un aumento della spesa pubblica. Bisogna dire che la regina ha optato volontariamente, dal 1993, di pagare le imposte sul reddito e anche quelle comunali sul palazzo.

In Inghilterra c’è un detto secondo cui la casa di un inglese è il suo castello. Ebbene, una volta conoscevo un vecchio e il suo palazzo era un appartamento del comune ai margini di Brixton, a sud di Londra. Adesso non ne ricordo il nome, ma ricordo la sua passione. Era un ex soldato, sugli ottant’anni, e si trascinava fra l’appartamento e il pub all’angolo. Un giorno non si fece vedere, passò del tempo e io e il proprietario ci preoccupammo e ci recammo nella sua abitazione. In qualche modo entrammo, forse la porta era aperta: il vecchio era costretto a letto. Beh, lo chiamo letto, ma non c’erano né lenzuola né coperte. Dormiva sotto una pelliccia lurida e infeltrita e cucinava direttamente da scatolette su un fornello elettrico rialzato. Questo palazzo puzzava. Quasi non c’erano mobili, ma c’era una pila di riviste tutte riguardanti la famiglia reale. Il vecchio non voleva sentire una sola parola contro la regina. Era una tale ironia che i buoni vecchi Windsor, che non dovevano mai portare un penny con sé, dovessero essere al centro della vita di un vecchio che anche lui non aveva mai un penny. E non perché fosse così ricco, ma perché era tanto povero e quello che non andava in birra andava in riviste patinate che celebravano il privilegio ereditario e la tradizione di una famiglia che lui sentiva quasi come fosse la sua. Non so se abbiamo fatto bene, ma chiamammo un’ambulanza, il vecchio aveva una polmonite e abbastanza energia da maledirci per avere interferito.

Il mio unico incontro diretto con i reali fu quello di vivere in una casa in comune con un giovane che era duecentesimo in linea al trono e ne era orgoglioso, e che sosteneva che inalare acqua costituiva un buon astringente per il naso. Una volta la Regina la vidi davvero e mi sentii molto come il topo sotto la sedia nella vecchia filastrocca. Fu in occasione della visita al Garden Centre in Cornovaglia, un posto magnifico, un esperimento nella cultura delle piante all’interno di due magioni stile James Bond, dove si intrecciavano arte, natura e ricerca. Noi fummo tutti trattenuti, messi da parte sotto un sole cocente e sottoposti a controlli. Ma non fu tanto il disagio che mi fece sentire più repubblicana che mai. Fu il comportamento in sé della donna.

Tim Smit, il fondatore di questa opera straordinaria di recupero, questa creazione su un luogo morto, stava al suo fianco mentre la regina passava in rassegna il paesaggio e neanche si sforzava di sorridere. Guardai dal basso questa donnetta incolore nei suoi colori pastello e pensai che aveva una faccia impenetrabile. Quando si incontrano dei reali di qualsiasi titolo, si viene invitati a usare un piccolo atto di cortesia (e un inchino), ma nessun sorriso, il cenno di cortesia più semplice di tutti, sarebbe arrivato dal Capo dello Stato.
Il Primo maggio è l’altra festività nazionale. Però ha perso il suo potente valore simbolico e oggi è solo un giorno non lavorativo. Era il Labour Day, il giorno dei lavoratori e una celebrazione dell’uomo comune e del movimento sindacale nei tempi passati, quando ce n’ era uno. Ora, conclude semplicemente il weekend di festività nazionale senza parate e senza fanfare. Un ultimo giorno oscurato e insignificante prima di tornare al lavoro.
Io e molti altri eviteremo l’intero schiacciante evento del matrimonio, il desiderio di un giorno da favola, uno spettacolo da copione di cose già avvenute e di prestigio. Io me ne andrò in posti dove non ci sono media, solo venti puliti e spiagge vuote e gli unici inchini saranno quelli degli uccelli sulle onde.
© Belona Greenwood

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