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UNA CITTÀ n. 181 / 2011 F

Articolo di Bel Greenwood

LETTERA DALL'INGHILTERRA

Cari amici,
ho sempre sognato di costruirmi la mia casa. Si trova sempre in un posto bellissimo e selvaggio, una piccola capanna costruita sui rami in mezzo a una foresta con una scala a chiocciola e stanze che si stagliano contro il cielo, piene di scaffali per i miei libri. Se non una dimora annidata fra gli uccelli, allora un casolare fatto di terra sul fianco di una scogliera, che dà su un mare in tempesta. O magari una casa tranquilla e silenziosa in cima a una montagna vicino a un laghetto del colore del sole.
Ho alimentato questo sogno per molti anni e alla fine ho pensato che costruirsi la propria casa non è poi una tale smisurata ambizione. In Inghilterra esisteva un’antica legge che negli anni recenti è stata rimossa. Diceva che se un uomo riusciva a costruire una casa fra l’alba e il tramonto in un terreno comune e alla sera c’era un fuoco acceso nel focolare e il fumo usciva dal camino sottile come una stretta bandierina, allora quella casa e quella terra diventavano di sua proprietà. Ho anche fantasticato di mettere insieme un gruppo di persone per costruire una casetta con un camino a prova di legge per protestare contro l’assenza di alloggi in questa piccola isola. Ho aspettato troppo a lungo per organizzare una protesta. In un certo senso quella legge illustrava quanto il possesso di una casa sia stato importante per gli inglesi. "La casa di un inglese è il suo castello”, dice un vecchio detto. Il possesso di una casa, la stabilità, governare la casa e far crescere le piante in giardino sono tutte aspirazioni adulte che conferivano maturità, responsabilità e dignità. Ma la vecchia aspirazione e il senso di sicurezza dati dal possesso di una casa sono stati fortemente scossi e oggi possedere una casa con un giardino è più un sogno che una reale aspirazione. Oggi ci sono cinque milioni di persone nella liste di attesa per gli alloggi popolari. Negli ultimi tre mesi c’è stato un aumento del 12%. Chiedete a un giovane se pensa, un giorno, di avere una casa sua, e vi dirà che non riesce neanche a immaginare una simile ipotesi: l’unica scelta sarà quella di andare in affitto.
è molto diverso da come era anche solo una decina di anni fa o negli anni ‘80, quando il primo ministro Thatcher parlava di una democrazia in cui tutti possedevano una casa e la gente, senza pensarci su, contrasse mutui offerti con facilità, a basso costo e per sempre.
Il problema è che i prezzi delle case nel Regno Unito sono esagerati, e però devono essere mantenuti perché un crollo improvviso dei prezzi potrebbe innescare un tracollo per le banche. Sì, di nuovo le banche. I banchieri sono tornati alla ribalta con la loro popolare immagine demoniaca. Come possono compensare se stessi con bonus di milioni di sterline quando hanno messo in ginocchio l’economia britannica e migliaia di persone stanno perdendo il lavoro? Come può Bob Diamond, capo della Barclays Bank prendere un bonus di due milioni in un paese dove i più vulnerabili sono puniti per quel vecchio crimine di essere poveri? è la sceneggiatura per una storia sui feudatari ladri.

"Property Crumble” (mercato immobiliare fatiscente) è un nome bizzarro per un’agenzia che fa previsioni sul mercato immobiliare, ma siamo nel regno del bizzarro e del fantastico. Secondo tale agenzia nel lungo periodo "i valori troppo alti delle proprietà immobiliari indeboliscono seriamente la produttività economica perché precludono alla gente la possibilità di spostarsi in aree di maggiore occupazione, conservando così come reliquie zone economicamente depresse, mentre l’inflazione salariale aumenterà vertiginosamente in altre aree”. La prognosi per il 2011 è cupa. "Il livello di transazioni è circa al 50% dei livelli normali e probabilmente calerà ulteriormente nel 2011 e rimarrà basso fino a che gli immobili raggiungeranno un livello dei prezzi ragionevole”.

è difficile immaginare come i prezzi degli immobili potranno raggiungere un livello ragionevole. C’è una scarsità di edilizia abitativa accessibile e avere un mutuo in questi giorni richiede un capitale iniziale considerevole. Fuori Londra, Luton, una città satellite multiculturale impoverita, piena di zone commerciali anni ‘60 e centri sportivi di cemento, si sta preparando ad accogliere migliaia di famiglie che non possono più permettersi di vivere a Londra in seguito ai limiti posti dal Governo all’indennità abitativa. Affittare case a Londra è come pagare in anticipo per entrare in un labirinto. Sta succedendo proprio quello contro cui avevano messo in guardia le agenzie che si occupano delle persone senza casa. Perfino il Governo adesso riconosce che in questo paese c’è una crisi degli alloggi.

Potete allora biasimarmi se voglio andarmene via e costruirmi una casa in uno degli ultimi posti selvaggi e vivere vicino al cielo e all’acqua con semplicità? Qui ci sono sempre stati modi alternativi di vita, un desiderio spensierato, libertario, di sottrarsi ai vincoli del tempo e alla schiavitù del lavoro salariato. Oggi si chiama "off-grid” (fuori dalla griglia). Fa parte di una ricerca dell’utopia, un modo di vivere naturale ed appagante. Nel sud-ovest dell’Inghilterra ci sono moltissime comunità che vivono insieme in modi sostenibili. Alcune portano nel cuore un ethos cristiano, altre richiedono che tutti i membri si riuniscano all’alba per cantare. Qualunque sia lo stile, nel contenuto sono comunitarie. Qui, nell’est più freddo e più esposto alle intemperie, ci sono un paio di gruppi di amici che si sono messi insieme, ma ci sono anche molti individui che vagano e si muovono da un posto all’altro con nuovi stili di vita e sopravvivenza. Per alcuni significa rifuggire dalla trappola della proprietà e della miseria monetaria. Vivere "off-grid” significa allontanarsi dalla vita moderna e diventare invisibile. Un nome smarrito dalle liste, un’ombra alternativa alla norma. Significa vivere con quasi nulla in una specie di economia alternativa, alla giornata e di solito vicino alla natura.
Sta emergendo una piccola industria editoriale che tratta del vivere con quasi nulla, fuori dall’economia di mercato. Significa privilegiare il tempo al denaro, con quello che è alla portata, a estate inoltrata staccare le more dalle siepi, coltivare cose da mangiare, fare il lavoro nei campi "a giornata” per il diritto di parcheggiare una roulotte.
Ho un’amica che vive su un terreno boschivo di sua proprietà, in una grande baracca con una enorme stufa a legna. Coltiva cose da mangiare e vende le uova delle sue numerose galline. Possiede delle oche e fornisce ciocchi per l’inverno. Al momento ospita due giovani che si sono costruiti una piccola capanna sui rami di un albero, con un piccolo balcone dove fare colazione. Lavorano la sua terra, nei boschi e in cambio la mia amica dà loro da mangiare.
Fra due mesi, andranno da qualche altra parte a lavorare la terra di qualcun altro e costruiranno e coltiveranno qualcosa. Possiedono quello che riescono a portare con sé. Per fare un po’ di soldi, possono vendere gabbie per uccelli o suonare della musica. C’è qualcosa di magico nel calarsi in questo altro mondo governato dalle stagioni e non dagli orologi.
E vivono in una capanna sugli alberi. Forse, dopo tutto, costruire una capanna sugli alberi non è un sogno irrealizzabile.
© Bel Greenwood

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