storie

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Una Città 122 / 2004
LE MIE DELUSIONI
Intervista a Pietro Gallotta di Katia Alesiano
Vivere per anni per strada, in giro per l’Europa, imparando e facendo tanti mestieri con le difficoltà, la fatica, il desiderio di andare oltre e le frustrazioni, talvolta la depressione, poi l’incontro con il centro diurno... Intervista a Pietro Gallotta.

IL PAIO DI SILVER
Intervista a Peppe Marmo di Katia Alesiano
Un orfanotrofio dove mangiavano solo i più forti, quelli con il coltello in tasca, le camerate da sessanta, poi l’altro istituto che pareva un paradiso e quella proposta di imparare il judo, per essere aggressivi ma nelle regole, e da lì l’idea di continuare, di offrire una palestra a ragazzi difficili, e i tanti campioni italiani, le difficoltà enormi, l’aiuto dei genitori, le soddisfazioni, le delusioni... Intervista a Peppe Marmo.

Una Città 121 / 2004
NULLA DI SCONTATO
Intervista a Silva Bon di Barbara Bertoncin
Una vita tutt’altro che facile, un matrimonio che invece che durare una vita va male, la malattia che ti travolge, i figli con cui non ti vedi più, e poi... poi un centro di salute mentale che funziona, un gruppo di auto-aiuto, di donne che leggono e discutono, che si raccontano, che vogliono autogestirsi, e ancora la casa e i progetti che vanno avanti, il lavoro che riprende, i figli che si ritrovano... Intervista a Silva Bon.

Una Città 120 / 2004
DA RAGAZZO SUONAVO L’ARMONIUM PER ORE
Intervista a Padre Armando Pierucci di Francesco Papafava
Un francescano anche musicista, o un musicista anche francescano, che non trovando molta udienza per insegnare musica ai confratelli, ha messo su, a Gerusalemme, una specie di conservatorio in cui insegna musica a giovani per lo più palestinesi e, a volte, israeliani. La presenza di insegnanti israeliani, valenti musicisti spesso di origine russa, che si appassionano ai loro alunni. Intervista a padre Armando Pierucci.

COSA HA FATTO LA SCUOLA PER LORO
Intervista a Margherita Fusco di Katia Alesiano
Un lavoro cominciato ai tempi dell’epidemia di colera, in cui però non si faceva servizio sociale, nel mezzo l’esperienza, durissima, del manicomio giudiziario, e poi l’arrivo a Barra e la scoperta del vicinato che tiene e i progetti di affido, e i bambini da proteggere anche contro i decreti, sempre in lotta con quel doppio ruolo di chi cerca una soluzione e poi magari ti porta via il figlio... Intervista a Margherita Fusco.

Una Città 119 / 2004
TROVEREMO QUALCUNO…
Intervista a Cristina Lamieri di Marzia Bisognin


Una Città 118 / 2004
I BAMBINI NON SI ROMPONO
Intervista a Olga Baldassi Pezzoni di Barbara Bertoncin
Una madre, che rimasta sola, ebbe l’intelligenza di buttare la figlia fuori dal nido; quando arrivò la macchinetta che permetteva di leggere i libri, e imparare le lingue, e allora il finlandese, il russo e l’inglese, e poi il lavoro all’Ibm, la maternità e la paura di non farcela. Quel modo di considerare i non vedenti, o uguali, e non lo sono, o diversissimi, e non lo sono... Intervista a Olga Baldassi Pezzoni.

IN LATINO SI DICE ’INTERCEDERE’
Intervista a Don Renzo Scapolo di Francesco Papafava, Stefano Mainoni
In seminario, quando ancora erano affollati e si potevano scartare i più ribelli, e poi gli anni dell’Argentina dei generali, a fondare scuole agricole rette dai genitori. I profughi del Libano da far passare in Svizzera e poi la Bosnia, il tunnel di Sarajevo, e di nuovo a organizzare famiglie per autogestirsi. La messa troppo trascurata, la parrocchia e i tempi lunghi della Chiesa... Intervista a don Renzo Scapolo.

Una Città 117 / 2003
IL LEGAME DELLA PARTECIPANZA
Intervista a Valter Reggiani di Barbara Bertoncin
Nonantola, un paese del modenese dove vige ancora la Partecipanza, pratica che risale al medioevo, quando l’abate consegnò la terra al popolo nonantolano perché la coltivasse, dove nel ‘43 i cittadini si mobilitarono per mettere in salvo un gruppo di bambini ebrei, dove il partito comunista aveva il 70%, dove, primo posto in Italia, gli immigrati poterono votare per un loro rappresentante... Intervista a Valter Reggiani.

LA DIFESA DELLA NORMALITA’
Intervista a Anna Segre di Barbara Bertoncin, Gianni Saporetti
Il cancro da “male incurabile” sta trasformandosi, grazie all’avanzamento delle cure e alla loro personalizzazione, in un male cronico, che si può tenere a bada, impedendogli di impossessarsi della propria vita. La battaglia principale è la difesa della normalità. L’importanza della psicologia oncologica. La grande paura del dolore, che oggi però può essere debellato. Intervista a Anna Segre.