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UNA CITTÀ n. 239 / 2017 Maggio



In quella comunità in cui nessuno cercava di "emergere”, dove c’era penuria di tutto, ma nessun privilegio e nessuno leccava le scarpe a nessuno, si poteva avere, forse, una rozza idea di quali potrebbero essere le fasi iniziali del socialismo. E a conti fatti, invece di deludermi, l’intera esperienza ha esercitato una profonda attrazione su di me. L’effetto è stato quello di rendere il mio desiderio di vedere attuato il socialismo molto più concreto di quanto lo fosse prima.

George Orwell, Omaggio alla Catalogna, 1938,

Sei più sei più sei
una proposta per i rifugiati
Intervista ad Antonio Silvio Calò

America first!
Intervento di Stephen Bronner

Quella firma unitaria
Il contratto nazionale dei metalmeccanici
Intervista a Tonino Inserra

La medicina narrativa
Il rapporto medico-paziente dopo internet
Intervista a Sandro Spinsanti

Diventerò mai un bambino vero?
L’impegno di due genitori per il figlio autistico
Intervista a Gianfranco Notari

Quella tomba
Intervento di Anna Foa

Quando hanno smesso di uscire dal quartiere
Un quartiere difficile, Molenbeek
Intervista a Sarah Turine

Se i ricchi e i potenti decidono per noi
Intervento di Francesco Ciafaloni

Fino a quando?
Nelle centrali, le api in difficoltà

Come sarebbe stata la musica?
Un’intera generazioine di musicisti annientata
Intervista a Maurizio Disoteo

Ricordiamo Pia Pera
Interventi di Francesca Caminoli ed Edoardo Albinati

La Spagna!
Nicola Chiaromonte e la guerra civile spagnola
Intervista a Cesare Panizza

30 agosto 1940
Le lettere di Nicola Chiaromonte
a Ignazio Silone e ai genitori

Mario Luzi
Novecento poetico italiano/18
Di Alfonso Berardinelli

Lettera dall’Inghilterra. Le tante Juliet
Di Belona Greenwood

Lettera dal Marocco. Il corbezzolo
Di Emanuele Maspoli

Lettera dal carcere. Un giorno di libertà
Di Alfredo Sole

Appunti di un mese


Reprint da "Almanacco socialista 1961” 
Gli eccidi operai

La visita è alla tomba di Pëtr Kropotkin


La copertina, da Berlino, è dedicata a Deniz Yücel, del "Die Welt”, detenuto in Turchia e a tutti gli altri giornalisti perseguitati da Erdogan.

Antonio Silvio Calò, un giorno, dopo aver parlato e preso una decisione insieme alla moglie e ai quattro figli, s’è recato in prefettura per dire che era disposto a prendersi in casa fino a sei rifugiati. Pur prendendolo per matto alla prima necessità glieli hanno dati. Nasce così un’esperienza esemplare che sta diventando famosa in tutta Europa e che potrebbe diventare un modello che i governi potrebbero far proprio: i giovani neri di Calò non bighellonano per la strada col cellulare in mano, vanno a scuola la mattina e al doposcuola il pomeriggio per imparare l’italiano, fanno poi un tirocinio lavorativo, al venerdì e al sabato pomeriggio aiutano in famiglia e nel vicinato per i lavori di fatica. I soldi bastano e avanzano per un’assistente quotidiana, per la psicologa, per l’assistenza sanitaria, eccetera eccetera. Nessuno ci guadagna, "perché sia chiaro -dice Calò- in tanti fanno affari coi rifugiati”. Calò ha fatto i conti e, per sei "in fila per sei”, tornano; ha scritto anche alla Merkel, a Shultz e gli hanno risposto. Un funzionario italiano gli ha confidato che "lui, col suo modello, rompe”, "E perché rompo?”, "Perché funziona”.

Antonino Inserra, delegato Fiom-Cgil Iveco, esprime la soddisfazione per una firma, quella sull'ultimo contratto nazionale dei metalmeccanici, finalmente di nuovo unitaria; un passaggio particolarmente importante non solo per i lavoratori, ma anche per una generazione di delegati che ha conosciuto solo il sindacato diviso. Inserra ci parla anche della partita che ora forse si riapre in Fiat, di una fabbrica oggi sicuramente più pulita, luminosa, sicura, dove però i ritmi sono più intensi e il lavoro rischia di rimanere lo stesso per quarant'anni; di una dimensione collettiva sempre più evanescente e di giovani disposti a monetizzare tutto, a partire dal proprio tempo libero, ma anche, infine, della speranza in un sindacato europeo.

Le pagine centrali le dedichiamo a un grande amico dell’uomo, le api, dalle quali dipende una buona parte della nostra vita. Sono in grave difficoltà.

Che ne è oggi del rapporto medico-paziente? Il paradigma paternalistico, in cui il medico prescriveva e le volontà del paziente non avevano cittadinanza, è entrato in crisi, ma rimaniamo lontani da un modello di decisione condivisa. Sandro Spinsanti, bioeticista, ci parla del cruccio davanti a una medicina che ha svilito il concetto di "consenso informato”, dell’equivoco attorno alla frase "dire la verità” che rischia di essere solo un modo per scaricarsi delle responsabilità abbandonando il malato, ma anche del suo sogno di una medicina narrativa, "sartoriale”, in cui i medico cuce una cura su misura del paziente partendo dall'ascolto del suo vissuto biografico.

Con Carlo Rosselli, che fu influenzato dalle analisi del fascismo di Caffi e Chiaromonte, questi "ruppero” sul da farsi: per Rosselli si trattava di dar vita a un’opposizione nazionale al fascismo, per gli altri due si trattava di preparare il terreno del "dopo” in Europa, mettendo al bando ogni nazionalismo; la grande illusione della Spagna e della sua rivoluzione libertaria, l’"altra rivoluzione” possibile, per la quale, per pochi mesi, Chiaromonte si entusiasmò andando a combattere nella squadriglia aerea di André Malraux. La disillusione arrivò presto insieme ai commissari politici comunisti al servizio dell’Unione Sovietica. A Parigi, dove Chiaromonte tornava, l’aspettava la moglie Annie Pohl, che, costretti alla fuga dall’arrivo dei tedeschi, si spense fra le sue braccia. Pubblichiamo le lettere che Chiaromonte scrisse il giorno dopo ai suoi genitori e a Ignazio Silone.


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