Logo Una Città
i nostri libri
Vai al catalogo completo dei libri

A scuola con il sintomo

Un gruppo di insegnanti che da anni si ritrova ogni mese, con una supervisione, per discutere casi difficili, non per improvvisarsi provetti psicologi, ma per fare meglio il proprio mestiere; l’importanza di non stroncare il sintomo, perché è sempre una risposta intelligente; intervista a Marina Baguzzi e Marco Lodi.


problemi di scuola

UNA CITTÀ n. 177 / 2010 Settembre

Intervista a Grazia Honegger Fresco
realizzata da Paola Sabbatani

LO SPRECO D'INFANZIA
Malgrado sia passato un secolo, gli insegnamenti che Maria Montessori trasse dall’osservazione del comportamento spontaneo dei bambini, innanzitutto l’azione libera, la concentrazione e il bisogno di stabilità, dovrebbero tuttora fondare la pedagogia dell’infanzia, ma non è così... Intervista a Grazia Honegger Fresco.

Grazia Honegger Fresco è stata allieva di Maria Montessori, è attiva da decenni nella formazione degli educatori della prima infanzia. Condirettrice del trimestrale "Il Quaderno Montessori”, ha pubblicato numerosi testi per genitori ed educatori. Tra gli ultimi Facciamo la nanna (Il Leone Verde Edizioni 2006) , Un nido per amico (La meridiana, 2008) , Maria Montessori, una vita attuale (L’ancora del Mediterraneo, 2008, Un bambino con noi (in ristampa presso Red Edizioni) . Lei s’è impegnata tutta la vita a portare avanti gli insegnamenti di Maria Montessori. Ce ne può parlare? La Montessori era una scienziata e questa formazione che aveva ricevuto l’ha aiutata molto nella sua conoscenza dei bambini. Anche l’incontro con i bambini avviene perché lei, durante i suoi studi universitari con altri tre psichiatri, Sante De Sanctis, Clodomiro Bonfigli e Giuseppe Montesano, andava a studiare al Santa Maria della Pietà, il manicomio di Roma, sopra a Monte Mario. Lì vide questi bambini, buttati nella polvere, che non avevano niente di niente, litigavano per una briciola di pane caduta per terra e non perché avessero fame, ma perché non avevano niente per le mani, niente da fare. Allora lei li prese e se li portò in un posto nella zona di San Lorenzo, dove poi Bollea, che era della generazione successiva, allievo di Montesano, ha instaurato, in via dei Sabelli, la Neuropsichiatria infantile. Cominciò lì. Lei che cosa aveva pensato subito? Che quei bambini non potevano imparare nulla senza avere per le mani degli oggetti. Cominciò così a fare le lettere mobili. Questa era stata un’intuizione geniale nientemeno che di Quintiliano, ma questo Montessori non lo sapeva. Quintiliano era un retore romano che non si occupava di ragazzini, ma aveva avuto l’idea che questi avrebbero imparato meglio se avessero potuto comporre le parole e così aveva fatto tanti tassellini, uno per lettera. Anche lei fece lettere mobili, lettere da toccare, per memorizzare il segno. Insomma, lavorandoci senza sosta per due anni, Montessori portò all’esame di quinta elementare ragazzini considerati deficienti, oligofrenici, come li chiamavano allora. Ecco, questa cosa ebbe una rinomanza a non finire. Ma se questi bambini, figli di nessuno, in condizioni disgraziate, potevano farcela, voleva dire che c’era un grande "spreco di infanzia”, come lei lo chiamò. Lei poi aveva fatto ricerche antropologiche e metteva in correlazione le condizioni di vita, la povertà, le malattie, con lo stato dell’intelligenza e delle capacità dei bambini. Aveva straordinarie intuizioni. D’altra parte siamo alla fine dell’Ottocento, all’epoca in cui il positivismo si diffonde in Europa, che in un paese come il nostro, però, dominato dall’idealismo, incontrava non poche difficoltà. Una donna positivista poi era vista molto male. Una donna, per di più, che, non essendo neanche una maestra, s’impicciava di educazione. Erano gli inizi anche del movimento femminista: le donne cominciavano a coalizzarsi per il diritto di voto, contro la guerra, contro il lavoro dei bambini, contro condizioni di lavoro, anche dei maschi, che erano terribili. Non si può dire che la Montessori fosse una militante come un’altra grande femminista dell’epoca, Anna Kuliscioff, che, vedi caso, era medico anche lei, ma certamente partecipava, tanto che intervenne a grandi congressi femministi, a Parigi nel 1898 e a Londra nel ’99, e qui colse l’occasione per vedere come si curavano i bambini. A Parigi scoprì gli studi di Edouard Séguin, che qualche decennio prima si era occupato a fondo dei cosiddetti idioti e aveva lavorato moltissimo sul recupero sensoriale. E lei su questo presentò poi relazioni ai congressi di pedagogia dell’epoca dove pare seducesse tutti. Era una bellissima donna -e lo fu ancora a ottant’anni- con un’abilità, nel parlare, straordinaria. Io frequentai il suo ultimo corso nazionale a Roma, ... [ continua ]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.Se sei un abbonato on-line, o hai acquistato un Pacchetto di interviste o articoli clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento on-line o il Pacchetto di interviste.

Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento on-line gratuito!


archivio
Il povero gelsomino

L’ansia paranoica di misurare tutto, anche se il ragazzo suona la chitarra. Una gerarchia di valori per cui il lavoro burocratico varrà di più del lavoro svolto in classe. Un’incentivazione che demotiva. Una scuola che si sta trasformando in un’agenzia di banalizzazione, fondata su test e circolari ministeriali. Intervista a Guido Armellini.
Il tempo per studiare...
La scelta strategica fra investire nella qualità o tagliare i costi, fra la competizione al pari dei primi o la ricerca delle nicchie in cui mettersi al riparo. La pari dignità fra le quattro leve della formazione: professionale, formale, universitaria e per adulti. La possibilità per il lavoratore di contrattare il tempo per la formazione. Un modello di successo, quello veneto, la cui peculiarità rischia ora di diventare ostacolo. Intervista a Roberto Fasoli.

Una casa-madre

Il congelamento dell’autonomia scolastica appena varata, voluto da un governo che pensa di tornare alla scuola tradizionale dove si insegna il sapere o il fare, dove vige la lezione frontale in classe, dove ciò che si impara fuori non rientra. Una riduzione drastica del numero degli insegnanti in base alla fotografia dell’esistente, che vede, comunque, centomila ragazzini fuori dalla scuola. Intervista a Marco Rossi Doria.

Le leve aldini

L’Aldini-Valeriani di Bologna, una scuola comunale professionale d’eccellenza all’origine dello sviluppo industriale della città. Il rischio, che con la riforma Moratti diventerà realtà, di istituti professionali che produrranno professionalità adatte solo a settori industriali deboli. L’insensibilità delle aziende verso la formazione professionale. L’assurdità di una scuola che dovrà fare tutto, pure l’esame per la patente... Intervista a Giovanni Sedioli.


Quattro si perdono

Il corpo insegnante più vecchio e femminilizzato d’Europa, al contrario della rappresentazione mediatica, è in realtà contento del proprio mestiere, soprattutto grazie al rapporto coi ragazzi; il problema, ideologico e metodologico, della valutazione e quello degli scarsi consumi culturali; intervista a Alessandro Cavalli.

Mio maestro
è il subalterno

L’era della globalizzazione, della mediatizzazione, dell’economizzazione selvaggia rischiano di produrre quello che don Milani chiamava il ‘burattino ubbidiente’. Le nuove tecnologie spingono verso un predominio delle pulsioni, facendo dilagare la banalizzazione. E’ questo il punto dolente dell’educazione oggi, ed è un problema che non nasce a scuola e non può essere risolto dalla scuola. Intervista a Paolo Perticari.
Sulla carta d'identità c'è "studente"

I dubbi sull’ultima riforma, quella del tre più due, che ha trasformato l’università in un grande liceo. L’ambiguità del dottorato: titolo di studio o inizio di un percorso lavorativo? La passione per la ricerca che compenserebbe anche quegli 827 euro al mese... Intervista a Sergio Tosoni.
Apprendimento incidentale organizzato

L’eterna alternativa fra un’educazione al dover essere, ‘uomo pio’, ‘buon cittadino’, anche ‘uomo nuovo’, ed educazione all’essere. La concezione di Tolstoj, di Neill, il fondatore della scuola di Summerhill, di Godwin, che pure erano dei militanti, mette al primo posto, sempre, la libertà degli esseri umani, lo sviluppo delle potenzialità, una concezione per cui si impara ad imparare. Intervista a Francesco Codello.
Per compito
fare un aereo

In una regione in cui non manca il lavoro ma i lavoratori, una scuola professionale d’eccellenza, dove i ragazzi, su commessa di un imprenditore, costruiscono un Caproni del ‘37 che dovrà funzionare, o per incarico del Comune, saldano un monumento in ferro che finirà in una piazza della città. Il rischio che con l’obbligo a 18 anni al professionale vadano solo gli "scarti” delle altre scuole. Intervista a Claudio Stedile e Vittorio Menghini.
Scuola città

La Scuola-Città Pestalozzi, fondata da Ernesto Codignola nell’immediato dopoguerra per educare i ragazzi all’autogestione e all’assunzione di responsabilità, resta una grande esperienza pedagogica. Elementari e medie insieme, con lo stesso collegio insegnanti. I laboratori del fare, il teatro, l’inglese fin dai primi anni. Intervista a Stefania Cotoneschi, Graziano Giachi, Gabriella Lisi, Cristina Lorimer, Luisa Puttini.
Una città educante

Il rischio che i bimbi immigrati siano cittadini a scuola e stranieri in città. L’insegnamento dell’italiano con laboratori interculturali e interlinguistici. Il rischio, reale, che le scuole con stranieri si dequalifichino. L’autonomia spesso non aiuta un’integrazione con le iniziative del territorio. Tutti gli sforzi di integrazione si vanificano se la polizia tratta il ragazzo spacciatore e lo studente immigrato allo stesso modo. Intervista a Luca Borzani.
Quel rischio, a 14 anni

Imprenditori, sindacati, enti di formazione professionale, enti locali che a Verona fanno funzionare da anni un’agenzia per aiutare i ragazzi all’orientamento professionale. Il rischio grave, anche se non immediato, che comporta la scelta di lasciare la scuola prematuramente. Un impegno "disinteressato”, che riesca a evitare le inutili competizioni fra scuole ed enti. Intervista a Valentina Meurisse e a Danilo Valerio.
Di tutti e di ciascuno

Una riforma, quella della Moratti, che oltre a mandare a compimento l’opera dei tagli iniziata dalle finanziarie, ripropone un’idea di scuola profondamente antidemocratica, dove tornerà a essere insuperabile il fossato fra sapere e saper fare, fra cultura e lavoro, in cui censo e cultura dei genitori torneranno a dominare le scelte. Il ruolo fondamentale degli enti locali. Intervista ad Andrea Ranieri.





chiudi