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Appello per Berneri

Noi ovviamente non contiamo nulla, ma ciononostante avanziamo una richiesta solenne agli ex-comunisti del Pci (la specifica è necessaria perché ci sono anche gli altri ex-comunisti, quelli del 68, e l’impressione è che i conti con le loro idee e con i loro atti di un tempo li abbiano fatti ancor meno dei primi): convochino un grande convegno sulla figura di Camillo Berneri, grande intellettuale e militante italiano, anarchico eterodosso, antifascista della prima ora e altrettanto rigoroso anticomunista, amico dei fratelli Rosselli, combattente di Spagna, ucciso dai comunisti delle brigate internazionali che ne rivendicarono l’omicidio sul giornale comunista in Francia.
E in questo convegno si faccia luce, finalmente, sul ruolo che ebbe Togliatti in Spagna.
E’ chiedere troppo? E’ una richiesta da pazzi? Forse sì, visto che pensiamo anche che se l’avessero fatto per tempo, negli anni scorsi, forse ora la situazione del nostro paese sarebbe diversa...
E chissà, se mai si dovesse tenere un simile convegno, che non possa svolgersi sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica...

l'altra tradizione

UNA CITTÀ n. 173 / 2010 Aprile

Articolo di Aldo Capitini e Guido Calogero

IL PROBLEMA SOCIALISTA...
Pubblichiamo alcune lettere della corrispondenza fra Aldo Capitini e Guido Calogero, appena pubblicata dall’editore Carocci; sono scritte negli anni, cruciali per l’Italia, dell’immediato secondo dopoguerra, quando si decisero le sorti di alcuni partiti, in particolare del Partito d’Azione e, forse, anche del Partito socialista.

All’interno di un vastissimo panorama storico-culturale come è quello che emerge dalla lettura del carteggio tra Aldo Capitini (Perugia 1899-1968) e Guido Calogero (Roma 1904-1986) , pubblicato integralmente da Carocci su progetto della Fondazione Centro studi A. Capitini di Perugia (Aldo Capitini – Guido Calogero, Lettere [1936-1968], a cura di Thomas Casadei e Giuseppe Moscati, Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Carocci, Roma 2009) , la selezione che qui si presenta tocca alcuni dei temi che più stanno a cuore ai due intellettuali. Il ripensamento della politica e del senso della comunità anche in chiave internazionale, il socialismo e le sfide che il futuro ad esso sottopone, l’alternativa possibile e la "terza via”, l’educazione civica di un popolo che fuoriesce a fatica dalla tormentata esperienza del fascismo, ma appunto anche dal vuoto educativo lasciato dal regime e dalla ‘cultura’ della guerra: tutto questo impegna a fondo il dialogo che Capitini e Calogero intessono nel lungo periodo della loro amicizia e frequentazione tra il 1936 e il ‘68, anno della morte del filosofo perugino. Le lettere che i due si scrivono, nel mentre rimandano a incontri, convegni e svariate iniziative da loro ideate e promosse su questioni urgenti per l’Italia e non solo per essa, si presentano, dunque, come dei veri e propri esercizi di provocazione allo sviluppo di una ragione critica. Perugia, 10 marzo 1945Carissimo Guido, per le occupazioni di qui e le difficoltà e le spese che porta il viaggio, rinvio la mia venuta a Roma. So che vi riunirete e che tu hai fatto un grande giro politico. Se ero più sgombro di tante faccende di qui rimaste indietro anche perché mi hanno fatto fare gli esami di filosofia e pedagogia per gli studenti di altre Università ammessi straordinariamente a una sessione presso questa Università degli Studi, sarei forse venuto. Ti dirò qualche cosa per lettera. Gli ultimi avvenimenti, e cioè l’incapacità del governo di fronteggiare risolutamente il fascismo e le forze monarchiche, danno ragione ai noncollaborazionisti. Ma per quel che concerne il Partito d’Azione mi pare che esso debba sempre porsi quel problema di un’azione più larga per queste due ragioni: 1. ogni partito oggi tende ad essere qualche cosa di più o ad appoggiarsi ad altro (come alla Russia, alla Chiesa) ; vedi p. es. che base larga si dà il partito comunista; 2. ad essere soltanto partito c’è il pericolo di doversi disperatamente distinguere dagli altri e di venire poi ad accordi tattici rovinosi. Ho già svolto questo secondo punto, e tu sai che fin dalla trasformazione in Partito io avvertivo il pericolo di un restringimento. C’è stato il vantaggio della propulsione dell’azione partigiana e di entrare nei comitati di liberazione, ma anche l’ossessione di doversi caratterizzare rispetto ai partiti affini, e la tentazione ela necessità di disporsi ad accordi, p. es. coi liberali o coi democristiani, che sarebbero un disastro per l’ideologia. Invece un’impostazione di più che partito, di ampio movimento con centri ecc. poteva superare queste difficoltà, ed essere anche più vicina al popolo e ai giovani. Voi dovete oggi vedere che cosa è possibile col Partito così com’è; ma questa seconda trincea o questa interpretazione o chiesa aperta o latro che sia è, secondo me, la nostra vera ispirazione e impostazione, nazionale e internazionale, più che ridurre tutto al lavoro e alla tattica dell’Esecutivo. Ti ricordi quello che dissi a Firenze nel periodo badogliano? E se si ponesse oggi questo punto con estrema chiarezza (integrazione della trasformazione economica socialista) si farebbe quello: 1a- a cui arriverà col tempo l’esperienza comunista; 2a- che dovrà esser fatto dai socialisti se si vorranno distinguere dai comunisti. I liberali hanno perso, perché assorbiti dall’ambiente tradizionale italiano, quello che potevano essere e che qualcuno... [ continua ]

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