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UNA CITTÀ n. 183 / 2011 Aprile

Articolo di Bel Greenwood
tradotto da Anna Hilbe

LETTERA DALL'INGHILTERRA

Cari amici,
quasi tutti i sabati mattina, la città si riempie di visitatori provenienti dall’entroterra rurale. La gente arriva per l’assaggio urbano settimanale. Anch’io lo facevo quando vivevo in un piccolo paese. I sabati erano giorni emozionanti e io e la mia bambina ci imbarcavamo sull’autobus, colme di aspettative. Adesso andiamo in centro a piedi e la città ci avvolge, sebbene questa città più di qualsiasi altra sia verde e piena di alberi. Ogni rotonda spartitraffico ha in mezzo cespugli e aiuole di fiori elegantemente disegnate e, in primavera e in estate, lungo le strade ci sono cassette di fiori. Al momento, ci sono centinaia di migliaia di crocus su distese di verde. È l’orgoglioso retaggio del consiglio comunale, che si occupa della manutenzione delle strade e che si impegna affinché alberi e i fiori sopravvivano. Ci siano tanti bellissimi giardini pubblici nel centro della città. Non si ricava alcun profitto in questa tradizione di coltivare la bellezza sulle strade della città, al contrario, è un regalo alla gente di Norwich.

Di recente, io e la mia bambina ci siamo recate in centro per andare in banca. Non era un sabato come gli altri. Era un sabato di uomini vestiti da guardie blu (di solito le guardie sono vestite di rosso e stanno fuori da Buckingham Palace).
Le guardie blu avevano grappoli di palloncini blu e in testa peculiari colbacchi neri. Non solo: c’erano anche donne travestite da carte di credito, e tutti distribuivano caramelle ai bambini. Di fronte al Forum dove c’è un’area per le rappresentazioni, c’era un palco con un mediocre gruppo pop che cantava e suonava. Il suono veniva sparato da altoparlanti giganteschi, oltre le vecchie chiese e attraverso il mercato. C’erano dei tendoni pieni di opuscoli blu.
Pioveva pure, ma niente pareva poter abbattere il morale di questi uomini e donne vestiti di blu. Era del personale pagato per far festa. E ovunque si guardasse c’erano persone in questo particolare colore: il "Blu Barclays”.
Ho chiesto a una di queste guardie in blu che cosa stesse succedend: mi ha spiegato che si trattava dei festeggiamenti per l’apertura di una sede locale. "Abbiamo pensato di recuperare qualche bonus e dare qualcosa in cambio alla gente di Norwich”, ha risposto con un sorrisetto furbesco. E poi ha offerto caramelle alla mia bambina. Non esiste che mia figlia prenda delle caramelle dalla Barclays Bank!
Non riuscivo a capire perché la gente non si arrabbiasse e non rifiutasse le caramelle e i palloncini ficcati in mano ai loro bambini. Questa è una delle banche che hanno messo in ginocchio l’economia, per cui ora gli autobus di campagna, che prima portavano la gente del sabato mattina in città, sono stati soppressi. Questa è una delle banche che hanno contribuito alla caduta libera dell’economia, per cui ora la gente si trova in ristrettezze tali che ci deve pensare due volte prima di comprarsi le caramelle. Questa è la banca il cui amministratore delegato, Bob Diamond, ritiene che la gente debba passare sopra a quello che le banche hanno combinato.
Questo nonostante nel settore pubblico si stiano perdendo posti di lavoro, l’economia stenti a ripartire e la disoccupazione abbia raggiunto il livello più alto degli ultimi 17 anni. Questa è la banca che per il 2010 ricompensò il suo amministratore delegato con un bonus di 6.5 milioni. Non solo: il suo intero compenso, che comprende anche azioni, in futuro potrebbe ammontare a 27 milioni. E non è tutto. Cinque dei suoi top manager si sono spartiti un indennizzo da 110 milioni. E sono esattamente i banchieri che hanno messo in ginocchio le nostre economie con i conseguenti tagli ai servizi e il peggioramento del tenore di vita di milioni di persone, con l’ipoteca sul futuro di così tanti giovani, con gli insegnanti costretti a lavorare fino a 68 anni. Ecco, in quest’epoca così cupa, la Barclays paga premi osceni ai propri banchieri. La Barclays Bank ha appena annunciato un profitto di 11.6 milioni e offre a mia figlia una manciata di caramelle con una smorfia.
C’e una nuova espressione qui per il ceto medio schiacciato dalla crisi "the squeezed middle”. Ho amici che appartengono a questo gruppo che, economicamente, sono in difficoltà e affannosamente cercano modi di aumentare le loro entrate per far fronte alla crisi e ai pagamenti dei mutui. Se è difficile per chi ha un "cuscinetto” di tipo finanziario, legato a risorse e opportunità, molto di più lo è per chi si trova in fondo ed è costretto a vivere alla giornata.
In questo Paese c’è precarietà e povertà vera, ma la povertà in questo Paese è nulla paragonata alla povertà in Africa. La povertà e il prezzo del cambiamento li abbiamo potuti vedere l’altra sera in tv: malnutrizione, cecità, disperazione di bambini e vecchi. Tutte sofferenze che potrebbero essere alleviate con così poco. Vite che potrebbero essere salvate con i pochi centesimi di un biglietto dell’autobus per raggiungere un ospedale, con le cinque sterline per comprare una zanzariera. Morire di malaria potrebbe essere una cosa del passato; con trentacinque sterline si potrebbe recuperare la vista, con poche sterline dare cibo, educazione, salute. Basterebbe poco. Con gli spiccioli nella tasca di un banchiere, si potrebbe limitare la sofferenza individuale.
Tutti gli anni, sulle reti della televisione del Regno Unito c’è una serata dedicata alla raccolta di denaro per combattere la povertà. Si chiama "Comic Relief”. È a favore dei bambini nel Regno Unito e della gente in Africa. Da trent’anni si impegna a raccogliere denaro e a sensibilizzare la popolazione attraverso scenette comiche e film strazianti su intollerabili povertà e sofferenze. La notte scorsa, nonostante la recessione, ha raccolto 74 milioni. È la somma più alta mai raccolta in una serata. È una cifra che aumenterà nei prossimi giorni, quando tutte le scuole che sostengono i Red Nose Days, con i bambini che indossano il pigiama e sfoggiano nasi rossi, tutte le imprese e le organizzazioni che hanno tenuto eventi per raccogliere fondi, faranno pervenire le loro donazioni. Questo vuol dire dare.
© Bel Greenwood 2011

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