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UNA CITTÀ n. 160 / 2008 Novembre

Articolo di Francesco Saverio Merlino

UN PO' DI PREFAZIONE

Iniziando una pubblicazione, che per la vastità della materia che tratta e per la moltitudine degli scrittori e la libertà amplissima di giudizio, che viene ad essi lasciata, potrebbe essere variamente interpretata, è bene premettere quali siano i nostri intendimenti. Noi, parlando qui a nome dei soli redattori ordinari della Rivista, siamo socialisti -benché non tutti «ascritti al partito»- e (per chi non ci conosce è necessario aggiungere) non da oggi, ma da un tempo, in cui il Socialismo in Italia veniva considerato come una novità piuttosto curiosa che pericolosa. Crediamo che non si vorrà dubitare del nostro amore per la Causa; ma confessiamo di non avere il fanatismo dei neofiti, né la fiera intolleranza di coloro, che venuti quando erasi formato un corpo di dottrine, lo hanno per così dire ingoiato tutto in una volta, come s’ingoia da’ credenti l’ostia consacrata; e giurano che quello è il Socialismo, il vero, e si scandalizzano che altri ne possa immaginare e professare un altro, ossia possa vedere il Socialismo sotto altro aspetto. Noi possiamo ingannarci; ma ci sforziamo di vedere le cose come sono, non come a noi piacerebbe che fossero; non chiudiamo gli occhi alla verità, né ci sforziamo di nasconderla, quando essa sembra opporsi ai nostri desiderii. Siam convinti che essa non può attraversare il cammino della Giustizia; che dove è il vero, ivi si trova anche il bene e il giusto. Ci abbandoniamo perciò alla sua guida, sicuri che essa ci darà più che non ci tolga, ci avvicinerà sempre più alla mèta. ***Nessuna cosa al mondo è nata perfetta, nemmeno il Socialismo. La storia delle grandi invenzioni moderne è piena di illusioni, di cui le une svaniscono soltanto al sopravvenire di altre. Ciascun inventore, ciascun individuo che correva con qualche fortuna appresso ad una utile novità, s’immaginava facilmente di aver raggiunto lo scopo o di esserne poco discosto: ma egli non aveva fatto che un passo. All’attuazione sorgevano difficoltà ed ostacoli impreveduti; e spesso non si poteva procedere innanzi se non tentando nuove vie, girando la posizione, rinculando e disfacendo in parte quello che era stato fatto. Perché il Socialismo -che è la maggiore e più difficile invenzione, perché è la ricerca di un mondo nuovo, di un nuovo assetto sociale, di un modo di concordare le volontà e gl’interessi de’ milioni di uomini che vivono nell’ambito dello stesso territorio, anzi di tutti gli uomini di tutti i paesi- perché dunque il Socialismo dovrebbe fare eccezione alla regola? Se noi guardiamo indietro nella sua storia, ci sembra di aver percorso un lungo cammino: non è egli probabile che altrettanta via ci stia dinanzi? Come i sistemi primitivi sembrano rozzi e grossolani a noi, così forse sembreranno i nostri ai nostri continuatori. Il Socialismo ha attraversato varie fasi. Fu dapprima sogno di solitari, divenne, appresso, la dottrina di una scuola, anzi di parecchie scuole; passò ad essere il programma di un partito politico; e da ultimo divenne la bandiera di una classe, la più numerosa, della società. Ora esso, continuando a diffondersi, sta per divenire la comune aspirazione di tutti gli uomini, che desiderano progredire e migliorare. Ad ognuna delle tappe percorse caddero vecchie teorie e se ne inventarono delle nuove: furono demoliti dei sistemi e ne furono edificati altri; sorsero nuovi campioni, nuovi maestri. Non è da presumere che oggi debba avvenire la stessa cosa? Che le teorie ora accettate dalla maggior parte dei socialisti debbano modificarsi? Che i sistemi proposti debbano dar luogo ad altri meglio elaborati? E che uomini nuovi saranno riconosciuti quinc’innanzi come interpreti e rappresentanti dell’Idea umanitaria? Due concetti del Socialismo sono oggi in lotta: il dottrinario o dialettico e il positivo o sperimentale. Il primo modo di comprendere il Socialismo consiste nell’osservare i mali del sistema attuale... [ continua ]

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