Annarosa Martini insegna presso l’ Istituto comprensivo “A. Prever”, alberghiero sezione agraria, Osasco (Torino).

Come vi siete organizzati?
Dopo le prime direttive del Governo, la direttrice ha inviato delle circolari contenenti le disposizioni. Per velocizzare noi abbiamo subito creato un gruppo Whatsapp con docenti e direttrice. Successivamente sono stati creati i gruppi Whatsapp delle varie classi in modo da poter raggiungere anche gli allievi. In linea di massima è stato tutto piuttosto flessibile.
All’inizio, si pensava la cosa durasse poco… quando invece ci siamo resi conto che la situazione sarebbe continuata, abbiamo iniziato a usare la piattaforma Classroom. La coordinatrice ha invitato gli insegnanti ad aderire via mail. Accettando, si accede a questa piattaforma comune, dove si ha la possibilità di vedere non solo tutti gli allievi, ma anche cosa pubblicano i colleghi. Devo dire che è risultato subito evidente che mantenere rigidamente gli orari settimanali sarebbe stato impossibile: c’era chi doveva condividere il computer con la moglie o il marito, chi ha bambini piccoli da seguire…
Fortunatamente la piattaforma dà la possibilità di inserire, oltre ai vari materiali in pdf, delle audio-lezioni. Io l’ho trovata una possibilità molto funzionale. Prima di tutto, poter riascoltare la propria spiegazione ti permette di capire subito se è chiara o se manca qualcosa; spesso la seconda registrazione porta a una spiegazione più completa e lineare. In più si può suddividere l’audio-lezione per argomenti, registrando ciascuno su file diversi, in modo che i ragazzi abbiano già uno schema. Possono anche riascoltare solo la parte che hanno capito meno.
Qual è stata la risposta degli studenti?
Secondo me ognuno sta mostrando il meglio di sé. Gli allievi collaborano: magari alcuni del biennio (prima e seconda), che sono più piccoli, vanno ancora scolarizzati. Ma dalle terze alle quinte la partecipazione dei ragazzi è addirittura aumentata, persino da parte di chi in classe non era mai attento. C’è anche da dire che sono un po’ “obbligati”, essendo bloccati in casa.
In qualche modo è anche diminuito il distacco: una volta terminate le ore di lezione, nel pomeriggio si perdeva il contatto con gli studenti. Io ho sette classi e due ore di lezione a settimana. Prima, tutto sommato li vedevo davvero poco. Invece in questo periodo, benché le relazioni fisiche si siano bruscamente interrotte, il contatto si è prolungato; può essere diluito nell’arco di tutta la giornata, c’è chi risponde prima, chi dopo, ma è costante: di fatto continuo a sentirli; siamo sempre in connessione. Da questo punto di vista il lavoro sembra non interrompersi mai. Può capitare che alle dieci e mezza di sera mi scriva la studentessa dicendomi che non ha il computer a casa, e allora bisogna mandarle le foto di tutti i materiali tramite Whatsapp... non ho più orari!
Ci sono allievi che hanno problemi di accesso alla tecnologia?
Sicuramente non tutti possono permettersi di comprare un computer, ma io nello specifico ho avuto un unico caso. Ormai almeno un computer c’è in tutte le case, casomai il problema può essere che lo si debba condividere con genitori che lavorano in smart working o con fratelli e sorelle… Inoltre alcune zone possono non avere una connessione affidabile.
Secondo te questa esperienza che valore ha per gli studenti?
Credo sia un’esperienza che li fa riflettere, meditare… per esempio sul fatto che a scuola erano abituati alla costante presenza degli insegnanti a guidarli, o a riprenderli se non stavano attenti o quando chiacchieravano. Sicuramente adesso gli allievi si devono autogestire. E poi si sono dovuti dar da fare: su Classroom si nota subito se manca qualcuno, o se non ha scaricato i materiali. Questa emergenza li farà senz’altro crescere e forse diventare anche un po’ più responsabili. Prima, in base allo statuto degli studenti e studentesse e al patto formativo, avevano degli obblighi: il 25% di assenze massimo, giustificazioni di ritardi, un buon comportamento in classe, nel cambio d’ora e nell’intervallo, divieto di fumo, e così via… con sanzioni di vario tipo. Ora tutto questo è saltato pertanto sono meno controllati. Molto dipende da loro.
Personalmente, spero anche apprezzino il fatto che i docenti non si stanno limitando a svolgere prestazioni contrattuali. Stiamo tutti lottando innanzi tutto per mantenere attiva la rete di socialità cui i ragazzi erano abituati prima dell’emergenza. Credo siano consapevoli che il loro sacrificio è minimo, a paragone dei lavoratori che stanno in corsia. Quanto a me, mi sentirei inadeguata se non facessi tutto quello che posso.
Comunque non sono solo gli studenti che hanno da imparare da questa esperienza. Anche per noi insegnanti è un’occasione per rivedere un po’ la didattica. La così detta Dad, Didattica a distanza, o meglio “docenti a disposizione” (dico per scherzare), ci consente qualche variazione rispetto alla strofa di Venditti: “il professore, le stesse  frasi, le stesse cose, da quarant’anni…”. Faccio un piccolo esempio: per la materia “Valorizzazione dei prodotti agroalimentari del territorio”, ho deciso di dedicare parte di una lezione alla cucina cinese. Di questi tempi spesso non c’è un’informazione corretta sulla Cina: ci sono tante fake news. Tanto più che alcuni compagni di classe sono cinesi, mi sembrava importante che i ragazzi avessero qualche stimolo in più per conoscere questa cultura, andando oltre gli stereotipi. Allora ho presentato questo articolo con una audio-lezione, e ho dato come compito un riassunto, con commento, sull’argomento.
Altra cosa: chi tra i docenti era meno informatizzato è stato costretto ad attivarsi. Molti non hanno avuto problemi, anzi, i più esperti ci hanno proposto tutorial e strumenti di cui non ero a conoscenza. Eravamo il paese forse più arretrato d’Europa per l’informatica e all’improvviso mi sembra che i giga non bastino mai!
Certo, come già dicevo, la struttura della giornata è totalmente cambiata: in particolare per la nostra scuola, trattandosi di un istituto agrario, sarebbe stato impensabile attenersi alla canonica suddivisione oraria. In aula è più semplice gestire le ore, ci sono le correzioni delle verifiche, i ripassi, le domande, non ci si limita alla spiegazione. Riprodurre l’orario nella didattica a distanza avrebbe significato trascorrere, al mattino, sei ore davanti a un video. Era improponibile. Già registrare porta via molto tempo. In più, nel pomeriggio ci sarebbero stati i rientri pomeridiani, per lezioni o per “potenziamento”.
Come docenti, per concludere, dovremo riflettere anche sulle valutazioni, questione piuttosto problematica. Non sappiamo ancora come effettuarle. Anche questo sarà un ottimo spunto di riflessione.
Ci sono acquisizioni di questo periodo che manterresti, finita l’emergenza?
Sicuramente un uso delle tecnologie creativo e di supporto alla didattica, ma anche al rapporto con gli allievi e con i colleghi. In fondo Classroom, Zoom, Skype sono state delle belle scoperte; ora ho tutte le mail dei ragazzi e dei colleghi, per cui, in caso di necessità, posso contattarli facilmente. Le piattaforme hanno molto strumenti a disposizione. C’è anche il calendario per controllare le scadenze, fissare le verifiche… organizzarsi diventa molto più semplice. Si possono inserire materiali, link... e stabilire fino a che data un certo documento sarà disponibile. Stiamo sperimentando un approccio diverso a internet e al web, meno distratto. Questo spero venga capito e si mantenga.
Un’ultima considerazione: questa emergenza ha creato condizioni nuove anche per le famiglie. La didattica, che normalmente è rinchiusa tra le pareti scolastiche, è entrata nelle case e ha raggiunto anche i genitori, portando -almeno potenzialmente- a un maggiore coinvolgimento da parte loro. O almeno a una maggiore consapevolezza di una quotidianità che raramente le famiglie potevano avere così in presa diretta. Anche questo mi sembra un aspetto interessante. Sicuramente la scuola non sarà più la stessa.
(a cura di Enrica Barbero)