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Tomislav Zekic è nato nel 1929 e ha tra-
scorso tutta la sua vita a Mijesci, a eccezio-
ne degli anni della guerra quando si trasfe-
rì a Bratunac. Andrija Zekic è nato nel
1933 e dal 1961 vive a Srebrenica. Mico Ze-
kic è nato nel 1938 ed è il figlio minore di
Mikajl Zekic. Si è trasferito a Borovo, in
Croazia, alla fine degli anni Cinquanta, per
motivi di lavoro. Lì ha messo su famiglia e
vi vive tuttora. Ha trascorso il periodo della
guerra a Belgrado. I figli di Mico vivono a
Belgrado e in Canada, ma di loro non ab-
biamo molte notizie, mentre Boro e Dikosa-
va Stefanovic si sono sposati alla fine degli
anni Sessanta e vivono in Serbia. Dikosava
è la sorella di Toma, Andrija e Mico. I nonni
Andrija e il nonno Tomo si sono arruolati
nell’esercito della Republika Srpska ma,
data la loro età, non sono stati molto attivi.
Le case dei nonni sono state entrambe di-
strutte durante la guerra, sia quella del
nonno Tomo in campagna che quella del
nonno Andrija in città. La fotografia è stata
scattata nel paesino di Mijesci, una frazio-
ne del paese Kovacica, nella comunità loca-
le di Viogor. Questa comunità era composta
dai paesini sia serbi che bosgnacchi di Ba-
jramovic, Pusmulic, Osredak. Ci sono poche
informazioni scritte sulla storia di questi
luoghi. La maggior parte delle informazioni
le ho ricevute parlando con mio nonno An-
drija. Dobbiamo quindi tornare indietro nel
tempo, alla fine dell’800, a Mihajlo Mimo
Zekic, il nonno di mio nonno. Mihajlo man-
teneva la sua famiglia lavorando nei posse-
dimenti agricoli allora ancora sotto il con-
trollo degli agha, (durante l’Impero ottoma-
no, titolo di alti funzionari di corte del Sul-
tano). Gli agha non erano molto interessati
a quei territori, così permisero a Mimo di
comprarne una parte. All’inizio del XX se-
colo il bisnonno Mimo, a causa di problemi
con i gendarmi austroungarici, fu rinchiuso
nella prigione di Tuzla, dove morì poco più
tardi. Suo figlio continuò a lavorare fino a
comprarsi un po’ alla volta dei terreni e cre-
arsi finalmente, negli anni Venti, il proprio
podere. La frazione prese il nome di Mijesci
per ragioni oggi sconosciute. Il suo podere
era il primo e l’unico a Mijesci. La comunità
locale di Viogor funzionava come tutte le al-
tre: era composta dal consiglio della comu-
nità che nominava il presidente. General-
mente, ogni paesino aveva il proprio rap-
presentante nel consiglio, il cui obiettivo
era fare pressione sulle autorità locali in
modo che soddisfacessero i bisogni degli
abitanti delle varie comunità locali.
Mijesci non festeggiava una ricorrenza par-
ticolare perché la comunità locale di Viogor
non aveva una chiesa. Il 21 novembre si fe-
steggiava però la festa del santo Arandje-
lovdan, legata alla famiglia Zekic, l’unica
che abitava il paesino. Si pensa che questa
festività fosse stata introdotta dal primo di-
scendente dei Zekic, in quanto era usanza
che il capostipite del ceppo familiare sce-
gliesse la festività della famiglia. Prevalen-
temente si occupavano dell’allevamento del
bestiame. Infatti, mio nonno Andrija porta-
va spesso il latte e il formaggio nella scuola
di Srebrenica per venderlo.
Centro di documentazione: Nemanja Zekic
Racconto familiare
Ci auguriamo che il procedimento giudizia-
rio si concluda in favore di Ad Guber, ovvero
in favore di Srebrenica e dei suoi abitanti.
Pericolo dalla miniera
Sotto le fonti d’acqua minerale più cono-
sciute del Guber passa la venatura della
miniera. All’epoca dell’ex-Jugoslavia la ge-
stione della miniera di piombo e zinco era
affidata al Comune di Srebrenica, mentre
alcune parti della miniera erano protette e
non era permesso sfruttarle.
Oggi la situazione è completamente diversa!
La miniera di piombo e zinco è stata priva-
tizzata subito dopo la guerra da un’azienda
registrata sul territorio del Comune di Gra-
diska. Tutte le tasse sui guadagni fatti gra-
zie alla vendita dei minerali estratti vanno
sul conto di questo Comune, mentre Sre-
brenica non ricava alcun guadagno da una
miniera che si trova sul suo territorio. La
maggior parte degli impiegati nella miniera
arrivano da altri comuni, soprattutto dal
Comune di Bratunac.
Il problema è che anche la parte della mi-
niera che un tempo era vietato sfruttare
per via dell’impatto che avrebbe avuto sulle
fonti di acqua minerale, ora, a giudicare dai
fatti, viene sfruttata proprio per la ricchez-
za e la purezza dei minerali. Tutto ciò pur-
troppo influisce negativamente sulle fonti.
Le autorità tacciono, tutti tacciono!
Ho intitolato questo articolo “Guber- il cuo-
re di Srebrenica”, e quando ho iniziato a
scrivere questo pezzo mi è sembrato il titolo
più adatto. Forse dovevo arrivare alla fine
e inventarne un altro che potrebbe essere
“Guber, la consolazione del passato!”. Temo
che anche queste consolazioni spariranno e
che “il cuore” di Srebrenica smetterà di bat-
tere per sempre.
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