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UNA CITTÀ n. 242 / 2017 Settembre



Uscivo dal Cremlino e andavo a vedere un altro oppositore del regime, probo e chiaroveggente fra tutti, Julij Osipovic Martov, uno dei fondatori, con Plechanov e Lenin, della socialdemocrazia russa, capo del menscevismo internazionalista. Egli denunciava gli abusi della Ceka, la «mania dell’autorità» di Lenin e di Trockij, «come se si potesse», ripeteva «istituire il socialismo a colpi di decreti, fucilando la gente nelle cantine!». Lenin lo proteggeva contro la Ceka, ascoltava la sua critica acuta, temeva la sua influenza. Io vedevo Martov in una cameretta quasi spoglia; alla prima occhiata mi sembrava di comprendere la sua incompatibilità assoluta con i bolscevichi, benché fosse come loro un marxista di alta cultura, intransigente e del massimo coraggio. Malandato, un po’ zoppicante, aveva il volto leggermente asimmetrico, una gran fronte, uno sguardo fine sotto gli occhiali, la bocca fine, la barba rada, un’espressione di intelligenza e di dolcezza. Doveva essere l’uomo dello scrupolo e del sapere, non era l’uomo della volontà rivoluzionaria, della dura volontà che travolge gli ostacoli. La sua critica era giusta, le sue affermazioni sfioravano l’utopia.
«Se non si torna alla democrazia, la rivoluzione è perduta» Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario

Quella è una famiglia
Sui rapporti tra uomini e donne e tra le generazioni
Intervista a Chiara Saraceno

Europei di serie B
Cosa succede con la Brexit
Intervista a Federico Faloppa

La fragilità e l’ansia
Come accompagnare la non autosufficienza
Intervista a Laura Balestrini e Paolo Pigni

Le disuguaglianze di salute degli anziani
Di Odoardo Bussini e Donatella Lanari

Sono un recuperatore
La storia di lavoro di un dentista
Intervista a Giuseppe Caviglia

Ma quant’è bella la campagna...
Di Massimo Tirelli

Fratelli
Di Francesco Ciafaloni

Nelle centrali: 900fest 2017

Tra Pristina e Mitrovica
Di Paolo Bergamaschi

Frasi fatte
Sull’educazione civica in Germania
Intervista a Klaus-Peter Hufer

Lo sguardo all’indietro
Un viaggio nell’anarchia italiana
Intervista a Giampietro "Nico” Berti

Novecento poetico italiano 21 / Penna
Di Alfonso Berardinelli

Appunti di un mese

Dall’Inghilterra. Gentilezza e comunità
Di Belona Greenwood

Dalla Cina. Hong Kong usa e getta
Di Ilaria Maria Sala

Dal Marocco. Il re è buono...
Di Emanuele Maspoli

Trump e i russi
Di Stephen E. Bronner

Reprint. Perché la Rivoluzione russa
non ha realizzato le sue speranze

di Emma Goldman

La visita
è alla tomba di Sergej Esenin


In copertina, Londra. Cosa sta succedendo con la Brexit? I brexiters duri e puri che sognavano una Singapore europea ora si ricredono, di fronte alla conta dei danni e così pure tanti di quei lavoratori che hanno pensato che con la Brexit si sarebbe solo tenuto lontano l’"idraulico polacco”. Quel che sarà comunque difficile da evitare, ci spiega Federico Faloppa, è la nascita di qualche milione di cittadini europei di serie B per lo più giovani lavoratori. Un risultato che preoccupa pure il Labour, tuttora balbettante sull’Europa.

Come sta cambiando il rapporto all’interno di coppie sempre più improntate, almeno nelle aspettative, al principio di parità? Un padre accudente  sarà necessariamente meno autorevole? Cosa significa crescere senza fratelli, ma con tanti nonni e bisnonni che peraltro invecchiano sotto i nostri occhi? Chiara Saraceno, nel delineare i confini delle nuove famiglie, ci parla anche dei limiti di un welfare che continua a considerare la famiglia il suo primo pilastro, della povertà minorile, che è un problema grave, di come sta cambiando la maternità, tra ipermedicalizzazione e ambiguo ritorno alla natura, e del nodo, che resta controverso, della gestazione per altri.

L’invecchiamento della popolazione sottopone il welfare a nuovi bisogni che non sempre trovano risposta. Paolo Pigni e Laura Balestrini ci parlano di cosa vuol dire "personalizzare” i servizi e accompagnare quella peculiare condizione di vita che è la fragilità: residenze dove si va per un mese o due, per stabilizzarsi, o far respirare i figli, ma poi si rientra in una casa dove si continua a essere seguiti; accordi tra Rsa e Pronto soccorso per far sì che gli anziani possano essere ricoverati immediatamente in una residenza attrezzata anziché rimanere fermi in astanteria e casomai prendersi un’infezione; soluzioni abitative nuove, anche da inventare; tutte cose che si possono già fare -e in parte si stanno facendo- senza interventi dall’alto e senza risorse suppletive.

"Gli stranieri ci rubano i posti di lavoro”, "Non siamo più padroni a casa nostra”, "Presto anche qui verrà imposta la Shari’a”, "Macché poveracci, se hanno tutti lo smartphone”, "Le donne che girano da sole per i parchi di notte se la cercano”, "In ogni uomo c’è un potenziale violentatore”, "Gli omosessuali sono dei pervertiti”, "Quando c’era il nazismo almeno per strada si poteva stare tranquilli”: sono le Stammtischparolen, i luoghi comuni che si sedimentano in quella specie di istituzione tedesca che è la birreria abituale dove ci si incontra con gli amici sempre alla medesima ora e allo stesso tavolo: risposte semplici a problemi complessi. Klaus-Peter Hufer ci racconta come in Germania si studia il fenomeno, facendo seminari, training e giochi di ruolo, per capire cosa sta dietro al luogo comune, quale bisogno "soddisfa” e il modo per contrastarlo.

Con Nico Berti, attraverso il racconto del suo impegno intellettuale e politico ormai cinquantennale, facciamo un viaggio attraverso il movimento anarchico del secondo Novecento che è anche una "resa dei conti”, per un movimento che se non distoglie lo sguardo dall’indietro non uscirà dalla crisi in cui, secondo Nico, si dibatte da tempo. In questo numero la prima di due puntate.

Una grande rivoluzione e un terribile totalitarismo durato per più di settant’anni, fino alle rivoluzioni dell’89; la Spagna e la speranza dell’"altra rivoluzione”; il Bund ebraico polacco e i libertari americani; la scissione del Partito socialista italiano "per fare come in Russia”; Turati, Gramsci e altri che ebbero il coraggio di criticare, come Caffi, Orwell, Serge, Rosselli, Salvemini. Il nodo cruciale che travaglia la sinistra da sempre, quello di uguaglianza e libertà: sono i temi di cui si discuterà nel 900fest che si terrà a Forlì nella prima settimana di ottobre. Nelle centrali il programma.

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