Paola Piva, 64 anni, sociologa e consulente organizzativo per le politiche sociali, prevalentemente per gli enti locali e terzo settore, da quattro anni fa la volontaria con Seniores Italia, vive a Roma.
Per informazioni: paola.piva@tiscali.it; mariapaola.profumo@tin.it; n.delpesco@tiscali.it.

Cosa significa essere volontaria Seniores?
Seniores è un’associazione che riunisce le persone senior, cioè prossime alla pensione, che abbiano consolidato un’esperienza approfondita in un determinato campo, e apre loro la porta al volontariato, facilitando la possibilità di donare le loro competenze. Si rivolge a medici, agronomi, infermieri, economisti, sociologi, dirigenti d’azienda, ecc. disposti a trasmettere gratuitamente l’esperienza accumulata durante una vita professionale.
E’ un’organizzazione che esiste da molto anni. Ha una convenzione con il Ministero degli esteri per selezionare in Italia le persone interessate a far parte di una missione Unv (United Nations Volunteers è un piccolo ramo della grande famiglia Onu che promuove il volontariato individuale).
I singoli volontari, non legati a Ong, vengono inviati su domanda dei Paesi in via di sviluppo: associazioni, gruppi, movimenti, scuole professionali che richiedono uno o più consulenti per un periodo di tempo non superiore a tre mesi. Unv paga il viaggio e la diaria, offre una copertura assicurativa, ma soprattutto concede lo status di volontario Onu, con tutte le garanzie che ciò comporta (in caso di rischi, di calamità, malattia del soggetto, potrà essere rimpatriato con i mezzi Onu e corsie preferenziali). La consulenza, ovviamente, non viene retribuita. Tenendo conto di quanto costano i consulenti e i dirigenti delle varie organizzazioni Onu (Fao, Unesco, Undp, ecc.) si tratta di un meccanismo a basso costo per incrementare gli aiuti ai paesi terzi. In questi paesi, Unv ha dei funzionari che fanno da intermediari con i volontari inviati dai paesi del "primo mondo”. Seniores è intermediario per l’Italia, cioè raccoglie e seleziona l’offerta di volontari professionisti.
La scheda con cui uno si presenta ed entra nel database Unv è estremamente semplice. Io, per esempio, avevo scritto che sono sociologa e che la mia lingua privilegiata era il francese; Seniores mi ha proposto di fare consulenza a un’associazione di donne togolesi che aveva richiesto appunto una sociologa donna. La prima collaborazione si è avviata per caso: Ceva - Maison de la femme attiva nella capitale del Togo (Lomé) fa corsi di alfabetizzazione per donne povere e aveva bisogno di qualcuno che l’aiutasse a organizzarsi meglio, a sviluppare l’associazione.
Hai fatto tre missioni in Togo. Puoi raccontare?
La prima missione risale al 2005. In quell’occasione Unv era disposto a pagare solo la mia missione, però siamo andate in due. Avevo chiesto di essere accompagnata da un’amica con cui ho condiviso tante esperienze sociali e politiche, Maria Paola Profumo, e la scelta si è rivelata utilissima. In tandem si lavora molto meglio. Unv ha accettato, su mia richiesta, di darle la copertura assicurativa, quindi lo status di volontario Onu, senza pagarle viaggio e permanenza. Abbiamo diviso i costi tra noi. Nelle due missioni successive, nel 2006 e nel 2008, Unv ha capito l’importanza del lavoro fatto e abbiamo ottenuto di andare insieme, con due rimborsi. Anzi nella terza missione ci hanno autorizzato in tre; si è aggiunta Nicoletta del Pesco, un’amica giornalista che è risultata  preziosa per la comunicazione e il marketing di Ceva.
In Togo abbiamo trovato una realtà molto piccola ma molto "capace”, un micro gruppo costituito da due sarte togolesi, Eva e Cécile, che lavoravano a casa propria, cucendo abiti per le signore togolesi.
Le donne di questo paese -come moltissime africane- spendono per i loro vestiti, ci tengono ad averne molti, rinnovano continuamente il proprio guardaroba. Noi stesse abbiamo constatato che le due sarte indossavano ogni giorno un abito diverso. Un giorno ho chiesto a una delle due per gioco: "Ma quanti abiti hai nel tuo armadio?! Scommetto che sono più di venti…”. Lei ha risposto sorridendo: "Forse un centinaio”… e parliamo di donne povere, per dire, nel corso della missione non ci hanno mai fatto vedere le loro abitazioni.
Il Togo è un paese molto povero e senza servizi pubblici, per cui si paga tutto: i genitori a volte devono persino tassarsi per dare uno stipendio agli insegnanti dei figli. La burocrazia è corrotta; anche in banca bisogna dare qualcosa all’impiegato per ...[continua]

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