Camillo de Piaz è nato nel 1918 ed è frate dei Servi di santa Maria. Vive a Madonna di Tirano, Sondrio, suo paese natale. Negli anni della Resistenza e del dopoguerra fu, insieme al suo amico fraterno David Maria Turoldo, nel convento di san Carlo al Corso a Milano. Un’altra sete, Fu detto agli antichi e Ma io vi dico (Servitium editrice ) sono i tre volumi che raccolgono le omelie da lui scritte nel corso di cinquant’anni (1950-2000). L’intervista a Michele Ranchetti, a cui si fa riferimento, è stata pubblicata nel n. 116 di Una Città, Ottobre 2003.

Tu hai passato gran parte della vita a Tirano...
Sono nato qui a Madonna di Tirano nel 1918. Mio padre, Battista De Piaz aveva sposato Ernesta Valori, anche lei valtellinese. Era macchinista della Ferrovia del Bernina, uno dei primi, e ogni giorno andava e veniva da Saint Moritz. E’ la ferrovia più alta d’Europa che a Tirano avrebbe dovuto dividersi in due tronchi: uno per Bormio, l’altro, superando l’Aprica, per Edolo in Val Camonica, doveva collegare direttamente Saint Moritz con Venezia, ma le autorità militari italiane si opposero. Evidentemente temevano un’invasione in treno dalla Svizzera! Madonna di Tirano era allora un borgo attorno al Santuario della Madonna, ben distinto e collegato a Tirano da un viale solitario da Belle Epoque. Oggi quel viale è una statale oberata dall’espansione edilizia come una comune periferia. Relitti di quei tempi sono i due ampi marciapiedi alberati che fiancheggiano la carreggiata. Qui a Madonna ho frequentato la prima alle elementari di Stato e le quattro successive a Tirano. Ottime scuole. Quassù, in Valtellina, le multiclassi erano state eliminate da tempo, da quando, nei due primi decenni del Novecento, era ministro della Pubblica Istruzione il valtellinese Luigi Credaro, un grande pioniere dell’alfabetizzazione. Allora la Valtellina era la più alfabetizzata di tutte le province italiane. Frequentavo abitualmente anche l’oratorio del convento dei Serviti e servivo come chierichetto durante le messe nel Santuario. Nel settembre 1929 entrai nello Studentato dei Serviti a Monte Berico, sulle colline subito sopra Vicenza. Incontrai così Davide Turoldo, che si chiamava Giuseppe e anche lui era arrivato in quell’anno, dal Friuli. Era più vecchio di me di un anno e mezzo. Lo chiamavano “Bepo rosso” per i capelli che solo con la maturità divennero biondi. Dopo avere frequentato per cinque anni il ginnasio, trascorremmo l’anno di noviziato nel Convento di Isola Vicentina, superato il quale pronunciammo i voti semplici (povertà, castità, obbedienza). In quella occasione, per la sua vocazione biblista, Davide cambiò il nome, appunto, in David Maria. Quindi frequentammo nel Convento di Sant’Elena a Venezia i tre anni di “filosofia”, il liceo dei futuri sacerdoti, alla fine del quale io fui scelto, con due altri della nostra classe, per frequentare i quattro anni di Teologia nel Seminario Internazionale dell’Ordine in Viale 30 Aprile a Roma, con vista sulle finestre delle case di Trastevere che lo circondano; mentre il resto della classe, per finire il quadriennio di teologia, tornò allo Studentato di Monte Berico. Davide, a Venezia, per gli stenti di una fanciullezza indigente, s’ammalò di tisi e fu mandato a curarsi proprio qui in Valtellina e poi ancora ad Arco. Alla fine del terzo anno, per varie indiscipline (contestavo gli insegnanti, cosa inaudita allora, e leggevo libri all’indice come, per esempio, quelli di Darwin), fui rimandato allo Studentato di Monte Berico dove mi ricongiunsi alla mia classe di provenienza, che mi accolse con applausi, e ritrovai padre Davide; “padre” perché i miei compagni erano già stati ordinati sacerdoti (così gli servivo la messa). Terminato nel 1941 il quarto anno di Teologia, grazie a una dispensa -avevo solo 23 anni e ce ne sarebbero voluti 24- anch’io fui ordinato sacerdote nel Duomo di Vicenza e così noi due, Davide e io, già molto uniti malgrado i grandi litigi, perché Davide s’infiammava facilmente, fummo destinati dai superiori all’Università Cattolica e assegnati al Convento di Santa Maria dei Servi in San Carlo al Corso a Milano. Insieme, per un anno, prendemmo lezioni private per prepararci all’esame di maturità. Entrati alla Cattolica, lui s’iscrisse a Filosofia, io a Lettere, ma anch’io seguii le lezioni di Francesco Olgiati. C’era la guerra e nel ‘43 successe quel che successe.
Quando si parla di te si fa abitualmente riferimento a padre Davide.
Abbiamo avuto una vit ...[continua]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.

Se sei un abbonato online, clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento online.
Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento online gratuito!