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Lettere dalla Tunisia

di Micol Briziobello

Lettere dalla Cina
di Ilaria Maria Sala


"Sono, queste di Ilaria Maria Sala alla redazione di "Una città”, delle vere lettere ad amici, in cui racconta e si racconta. Racconta le sue giornate e le sue esperienze in un tono molto familiare. Ma le sue pagine ci fanno scorgere una Cina vera, con la sua gente (gli Han, ma anche gli Uiguri e i Tibetani e gli altri), e il continuo muoversi velocemente di uomini e donne in città sempre più grandi. Forse quella che cresce di meno fra tutte è proprio Hong Kong, il cui espandersi è limitato da confini fisici, geografici. Città più tranquilla, e ancora oggi più libera: per questo, probabilmente, Ilaria ha scelto di viverci". Continua qui.

internazionalismo

UNA CITTÀ n. 174 / 2010 Maggio

Intervista a Abdesselam Cheddadi
realizzata da Barbara Bertoncin, Joan Haim

LA PIU’ GRANDE INVENZIONE
Il rischio che l’estrema eterogeneità della società marocchina, fra due lingue malconosciute entrambe, grandi disparità economiche e sociali, la convivenza dell’arcaico con il nuovissimo, blocchi uno sviluppo equilibrato; la separazione fra stato e religione resterà lo snodo decisivo. Intervista ad Abdesselam Cheddadi.

Abdesselam Cheddadi è professore presso l’Istituto Universitario della Ricerca Scientifica dell’Università Mohammed V, a Rabat. Ha curato, per le edizioni francesi ‘La Pleiade’, la traduzione del Kitab al-sibar (‘Il libro degli esempi’) , opera principale del filosofo arabo medioevale Ibn Khaldûn. Oggi il Marocco è un paese in trasformazione, con luci e ombre. Lei individua un elemento di preoccupazione in quella che definisce una situazione di "eterogeneità”. Può spiegare? Chi visita il Marocco è sempre colpito dalla varietà degli ambienti, dei paesaggi, ma anche delle condizioni economiche e sociali. Questa diversità viene generalmente percepita come un fattore positivo. Io sostengo invece che l’attuale situazione sociale, politica e culturale del Marocco sia segnata da una specie di eterogeneità. In un paese il fondamento dell’omogeneità è la lingua; è attraverso la lingua nazionale che si sviluppano valori comuni, sia culturali, religiosi che civici. Ecco, noi in Marocco abbiamo esattamente un problema di lingua. Avrete notato che intorno a voi non tutti parlano la stessa lingua: c’è chi parla arabo, chi parla francese, chi un melange tra le due lingue, altri ancora parlano il berbero. Si potrebbe pensare che avere una coesistenza di molte lingue sia una ricchezza. Apparentemente è una ricchezza, ma in realtà, nella situazione attuale, la mancanza della padronanza di una lingua comune diventa un sintomo, un segno di povertà e non di ricchezza. Dobbiamo infatti considerare che in Marocco la maggior parte della popolazione non padroneggia né l’arabo, né il francese, spesso comincia una discussione, un discorso con qualche frase in una delle due lingue, per poi passare all’altra, ma perché in realtà non ha la padronanza di nessuna delle due lingue. La questione della lingua ci porta immediatamente a un altro problema che è quello dell’istruzione, del sistema scolastico. E’ da cinquant’anni che il Marocco è indipendente. Durante il protettorato francese è stata praticata una politica dell’istruzione piuttosto selettiva: c’era una piccola minoranza delle classi privilegiate che aveva accesso alla scuola, ma la maggior parte della popolazione era esclusa dal sistema educativo; in più c’era una separazione tra i musulmani e gli ebrei marocchini, e tra i marocchini e gli europei. Era appunto un sistema selettivo, gerarchico, che riproduceva le differenze all’interno della società. Dopo l’indipendenza si è cercato di uscire da quel sistema e di allargare al maggior numero di persone possibile l’istruzione. E’ difficile ora individuare le ragioni del fallimento di questo tentativo che puntava non solo a diffondere l’istruzione, ma anche a garantirne la qualità. Volendo fare un bilancio possiamo dire che effettivamente l’accesso all’istruzione è stato esteso a una popolazione molto ampia, ma non siamo riusciti a garantirne un livello adeguato. Col tempo poi è emerso anche il problema della lingua perché inizialmente, ad esempio, le scuole superiori e il relativo diploma erano in francese. Dopodiché è partita la campagna di arabizzazione. Ora, senza entrare nel merito dell’opportunità di questa opzione, certo è che questa riforma non è stata accompagnata dal necessario impegno affinché gli insegnanti fossero dotati della formazione e del materiale necessario per istruire le giovani generazioni. Al momento di imporre l’arabizzazione, il regime non ha preparato questo passaggio in maniera razionale, il che avrebbe richiesto di tradurre in arabo tutti i libri scientifici, di preparare i docenti ad insegnare in arabo, mantenendo contemporaneamente l’uso del francese per i contatti col resto del mondo. Invece tutto è stato fatto all’insegna dell’improvvisazione. Sul piano scientifico, l’arabizzazione si è rivelata un disastro. Così, col tempo, al problema di un sistema educativo inadeguato si è... [ continua ]

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Le loro storie...

L’infanzia in un villaggio della Galilea e poi gli studi artistici e l’incontro con Emile Habibi, intellettuale, padre della letteratura palestinese dell’assurdo; l’importanza di raccontare la verità, a tutti i costi; le traversie del documentario "Jenin, Jenin” che gli ha procurato l’accusa di vilipendio... Intervista a Mohammad Bakri.

La grande disfatta

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Un sito nato per offrire alle donne uno spazio di discussione libera; il rischio che la reazione al "femminismo di stato” di Ben Alì, imposto dall'alto, porti ora a una islamizzazione dei maschi e al ritorno al velo per tante giovani donne; i cambiamenti del costume inarrestabili; il tabù dell'ateismo, che resta. Intervista a Khalil Gdoura e Bayrem Zouari.

Cooperazione sostenibile

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L’errore, all’indomani della Liberazione, di imputare tutti i problemi alla colonizzazione e l’incapacità di far fruttare il capitale della lingua francese; una laicità che stenta ad affermarsi e la convinzione che la questione decisiva, anche per la democrazia, sia l’emancipazione femminile; intervista a Mohammed Harbi.

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Quando è scoppiata la rivoluzione, in strada, a manifestare contro Ben Ali, c’erano anche giudici e avvocati; un sistema, quello della giustizia tunisina, da riformare profondamente, in tutte le sue articolazioni, a cominciare dai poliziotti; la fase della giustizia, a cui deve seguire la riconciliazione. Intervista a Wahid Ferchichi.

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Cosa spinge tantissimi ragazzi, e anche ragazze, musulmani ma a volte anche cristiani, ceceni, pakistani, libanesi, palestinesi e di tanti altri paesi, ad andare a morire per far morire altri uomini?

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Una dinamica profonda, con al centro il conflitto fra ortodossia e modernizzazione, preesistente alla stretta del 2009, ha bisogno di tempo per svilupparsi; il 70% della popolazione sotto i trent’anni; a scanso di effetti boomerang la questione nucleare deve essere ispirata a valori universali e di equità. Intervista a Pietro Marcenaro.

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Il valore inestimabile della chirurgia di base in situazioni di povertà; piccoli ospedali dove più che le attrezzature conta l’esperienza del personale maturata sul campo; situazioni di estrema necessità che aumentano l’”acume clinico” e il concetto fondamentale di "costruzione di capacità”. Intervista a Giuseppe "Pino” Meo.

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La fallimentare avventura irachena, tutt’ora senza sbocchi, ideata e decisa ben prima dell’11 settembre, quando la destra americana si convinse che, con la fine della Guerra Fredda, all’America si presentava un’occasione irripetibile per affermare anche territorialmente l’impero. La convinzione americana che l’Europa non fa paura. La novità della legalizzazione della tortura. Intervista a Philip Golub.
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Dopo l’11 settembre una parte della sinistra americana s’è fatta contagiare dalla febbre patriottica. L’impossibilità di inseguire la destra, di far compromessi, sul terreno dei valori dominanti negli stati del sud: "God, Guns, Gays”. La necessità di tornare ai valori pragmatici della giustizia sociale. Un cosmopolitismo che oggi può trovare in internet uno strumento straordinario. Intervista a Stephen Eric Bronner.
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Una sinistra che è stata incapace di simpatizzare con le vittime dell’11 settembre e che poi di fronte al Patriot Act che rompeva il quadro dei diritti costituzionali non ha saputo che gridare al fascismo. La sottovalutazione del problema della sicurezza. Col rigetto della guerra in Iraq la sinistra rischia di rigettare ogni possibile uso della forza. Il rischio di elezioni libere in Egitto. Intervista a Michael Walzer.
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Perché trent’anni di occupazione ingiusta dei Territori palestinesi hanno favorito il progresso economico e sociale dei palestinesi. La possibilità di lavorare in Israele, di esportare e importare i prodotti locali, l’inizio degli investimenti dei palestinesi in diaspora e degli stranieri. Il disastro della seconda Intifada. Il problema della sicurezza, che per Israele viene prima di tutto, e che rischia di far naufragare ogni progetto di sviluppo. I nuovi imprenditori palestinesi, giovani dei Territori che si sono guardati in giro... Intervista a Ephraim Kleiman.
Il funzionario dell'Ohio

America mostro imperialista o forza complicata? Le due sinistre americane che non si parlano più. L’errore grave di non condannare Saddam Hussein. Il problema di un partito democratico che in tante zone del paese non è presente sul territorio. L’attacco della destra alle istituzioni ‘ancora democratiche’ come le università attraverso la denuncia di presunte discriminazioni. Intervista a Todd Gitlin.
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Una rivoluzione silenziosa che ha visto crescere in Europa una presenza musulmana sempre più consistente. Il senso di esclusione dei giovani e la radicalizzazione jiadista di una parte, per ora esigua, di loro. L’immaginario di una neo-umma minacciata da un Occidente demonizzato. Il senso di umiliazione vissuto tramite la tv. Immolarsi, non già per il paradiso, ma per una causa sacra. Intervento di Farhad Khosrokhavar.
Teocrazia
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La teologia del "dominionismo”, che nega ogni separazione fra stato e religione e che sulla base di una lettura letterale della Bibbia vorrebbe che il Dio cristiano dominasse la vita degli uomini, pur non dichiarando apertamente i propri scopi, è sempre più diffusa negli Stati Uniti. Il pericolo di un aumento delle prerogative presidenziali. Un dialogo sulla destra religiosa fra Riccardo Gori-Montanelli e Aaron Thomas.


Ora che i mariti
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Le donne palestinesi stanno discutendo di come far valere i loro diritti nella futura costituzione. Il problema dell’inter-pretazione della legge islamica, finora al maschile. L’esempio illuminato tunisino e la beffa subita dalle donne algerine. La tradizione inventata del velo e il rischio che la donna diventi oggetto di negoziato fra islamici e Olp. Il grande realismo della donna araba. La possibile delusione sugli accordi. Intervista a Ruba Salih.
Colei che vede chiaro

Le donne algerine, dopo aver sfidato in questi anni il terrorismo integralista difendendo la vita quotidiana delle donne, dopo essere andate a votare in massa dimostrando quanto fossero false le analisi che prevedevano un bagno di sangue, ora si stanno organizzando per la lotta politica contro quell’infame codice della famiglia che le condanna ad essere minorenni a vita. Intervista a Khalida Messaoudi.
Khalida e le altre

Sosteniamo la lotta di Khalida Messaoudi e delle altre femministe algerine.
La madre, Chicago, Harvard...

L’originalità di politiche e gesti di Barack Obama non si esaurisce nel suo carisma e nell’uso della rete, ma affonda nell’infanzia segnata dalla madre antropologa, nell’esperienza di organizzatore di comunità e ad Harvard. La figura e il ruolo di Saul Alinsky e l’importanza dell’arte di ascoltare. Intervista a Marianella Sclavi.

Il potenziale
di cambiamento

L’Amministrazione di Obama si sta dimostrando aperta al dialogo, non islamofoba e capace di criticare Israele. La questione, intricata, di Pakistan e Afghanistan. L’importanza di tenere alta l’attenzione in Iran, senza però interferire. L’impegno del ritiro dall’Iraq, ormai improrogabile.
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La guida turistica
del Kosovo

Appunti di viaggio.
Di Paolo Bergamaschi
Presidente Obama: invictus?

lettera dall'America
di Gregory Sumner
La nostra casa

Quella mattina, poco dopo la fine della guerra, in cui si presentarono tre palestinesi e chiesero di dare un’occhiata alla "loro” casa, la difficile scelta di farli entrare e poi la nascita di un’amicizia e la decisione di fare della propria casa una "open house” per israeliani e palestinesi.
intervista a Dalia Landau.
Due sarte togolesi

Un’associazione, Seniores, che mette insieme professionisti prossimi alla pensione disponibili a viaggiare e a trasmettere gratuitamente l’esperienza accumulata nel corso della vita e l’idea di due sarte di fare un corso di alfabetizzazione femminile nel mercato principale di Lomé...
Intervista a Paola Piva.
Posso sempre
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All’indomani delle elezioni locali, in cui questa volta hanno votato anche i serbi, il Kosovo si presenta come un paese "quasi normale”; il paradosso di un paese al centro dell’Europa i cui abitanti non possono andare da nessuna parte e i problemi di un’economia che stenta a partire.
Intervista a Vjosa Dobruna.
Madre di Yakub

L’esperienza di un’associazione, Humans Without Borders, che cerca di far curare bambini palestinesi ammalati in ospedali israeliani, facendoli passare fra i tanti posti di blocco; l’imperativo morale che spinge tanti israeliani a far qualcosa per i palestinesi pur in un contesto politico di disperazione.
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In Cecenia è genocidio?

Il 20% della popolazione uccisa, il 50% profuga. Un terrorismo di Stato circondato dal silenzio di una stampa imbavagliata. La disperazione dei ceceni. L’indifferenza colpevole dell’Europa. Intervista a Olivier Dupuis.

Bob Dylan a Teheran

Democrazia in Iran, difesa dei diritti umani, dare voce a chi vuol diffondere le proprie idee, sono gli obiettivi di una radio fondata da iraniani emigrati che trasmette dall’Olanda; un sito con un milione e mezzo di passaggi al mese, molti dei quali dall’Iran dove sono attivi 62.000 blogger... Intervista a Kamran Ashtary.





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