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UNA CITTÀ n. 192 / 2012 Marzo

Articolo di Belona Greenwood
tradotto da Anna Hilbe

LETTERA DALL'INGHILTERRA

Cari amici,
lo scorso week-end ero a casa di un pastore e di sua moglie che addestra campioni di cani da pastore. Era una bellissima giornata, fredda, luminosa, ma asciutta. La moglie del mio amico aveva appena comprato due cuccioli di pastore scozzese da addestrare. Avevano nove settimane, creature morbide, che ruzzolavano e ballonzolavano. Sue si stava preparando a impartire loro i primi insegnamenti per un delicato addestramento, presenti il loro padre e il loro nonno come esempi di buon comportamento. In questa famiglia di tredici cani c’è una linea riproduttiva e una gerarchia e una disciplina molto stretta acquisita con grande cura e attenzione. Vedere i cani volgere il proprio compito in un campo di pecore è uno spettacolo straordinario e senza tempo. Si capisce che questo tipo di addestramento a lavorare con le pecore viene praticato, immutato, da secoli.
C’è un campo dall’altra parte della strada rispetto al bungalow di legno con il tetto rivestito di muschio, ombreggiato da cinque alberi adulti. Sue l’attraversa per incontrare gli entusiasti del week-end che addestrano i loro cani per concorsi nazionali e per piacere. Li lascio al loro lavoro. Il vento è gelido e raggiungo il mio amico Richard per una tazza di tè così forte che ha il colore della sabbia scura. Richard sta sbrigando le dichiarazioni Iva e non ha bisogno di una scusa per smettere di lavorare. Sediamo in cucina che è testimone della loro condivisa passione per una vita dedicata alle pecore. Persino le tovagliette sulla tavola celebrano l’animale e ci sono troppe tazze, scudetti e coccarde vinti ai concorsi per poterli contare. Richard, come altri innumerevoli piccoli allevatori, ha un gregge di 200 pecore ed è preoccupato, non solo per l’indiscutibile tensione provocata dalla burocrazia e dalla contabilità e dalle multe per ritardi nei pagamenti delle tasse, ma anche a causa dei moscerini che in estate arrivano dall’Europa e infettano pecore e bestiame con il virus di Schmallenberg. I moscerini possono volare a dieci chilometri all’ora. Il virus adesso sta infettando 83 fattorie in Gran Bretagna; attraversa la placenta di pecore gravide e nascono agnelli con le ossa saldate: la conseguenza non è solo la perdita dell’agnello ma anche le gravi difficoltà che incontra la pecora durante il parto perché l’agnello è deformato.
Guadagnarsi da vivere è già abbastanza difficile e adesso c’è anche questo peso. La settimana scorsa un uomo gentile, pietoso, un allevatore locale di maiali, si è suicidato. È complicato - un attivista per i diritti degli animali sotto copertura ha preso un lavoro nell’allevamento e ha filmato un supposto abuso nella soppressione di un animale. L’allevatore in una intervista radiofonica sembrava completamente sconvolto (non aveva soppresso personalmente l’animale). Il presunto abuso della legge consisteva nel fatto che l’allevatore può sopprimere un maiale fino a una certa età e questo animale era più vecchio. Il giorno dopo in cui l’accusa è stata resa pubblica l’allevatore si è ucciso, lasciando una famiglia con bambini piccoli. La tensione provocata dell’accusa è stata troppo forte, secondo Richard, quest’uomo ci teneva ai suoi animali, come ci tiene la gente come lui, piccoli allevatori a contatto con i propri animali. "La gente non capisce la tensione che subiamo” dice il mio amico.
C’è una tale tensione, insicurezza finanziaria, formalità e burocrazia, isolamento e anche le stagioni c’entrano: gli allevatori si suicidano più in primavera che in altri mesi dell’anno, secondo uno studio della Oxford University riguardante le morti di 719 allevatori fra il 1981 e il 1993. Ci siamo impegnati ad aiutare con gli agnelli quest’anno -mi ricordo quando davo da mangiare agli agnelli orfani del Galles all’inizio della primavera ed è una meravigliosa affermazione di vita far tirare il latte da una bottiglia a queste creature audaci e saltellanti. Quest’anno Richard ci chiamerà, ma se il suo gregge verrà molto colpito avrà un campo di morte invece di un campo di vita e preferirà affrontarlo da solo, certamente non con un aiuto inesperto. Questo virus e la paura e la tensione dei piccoli allevatori che seguono i ritmi e il passo naturale delle stagioni mi ricorda la tragedia che colse di sorpresa gli allevatori di bestiame quando l’afta epizootica contagiò gli animali. Gli allevatori piangevano mentre le loro mandrie venivano ridotte in cenere in enormi trogoli. Ricordo, dove vivevo, l’odore degli animali che bruciavano. Poi la campagna venne divisa in aree isolate e fu emanata una rigidissima regolamentazione per prevenire il diffondersi della malattia. Poi la campagna si riprese e cominciò a rinnovarsi. Adesso nell’aria c’è quella vecchia sensazione di incertezza -non è affatto come con l’afta epizootica e l’immediata e severa applicazione di misure di controllo, ma l’incertezza, quella c’è tutta.

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