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UNA CITTÀ n. 176 / 2010 Luglio-Agosto

Articolo di Bel Greenwood

LETTERA DALL'INGHILTERRA

Cari amici
all’inizio di quest’anno sono stata in un club di danza del ventre. Stavo scrivendo una sceneggiatura su una banda di ragazze per una giovane film maker scozzese e l’ambientazione era un locale di danza del ventre nel sud di Londra. Ritenevo che noi due dovessimo andare là e vedere la cosa dal vivo. La giovane regista è il tipo di donna che sta in casa in gonna di tweed e niente rossetto. Non riuscivo quindi a capacitarmi del perché la sua versione di Thelma e Louise dovesse assumere la forma di un dramma della vendetta ambientato in un sexy club romanticizzato. Per la verità non riuscivo nemmeno a capire perché l’idea che questa giovane donna aveva della sua eroina della classe operaia dovesse prevedere battute in cui "cazzo” compariva più o meno ogni due parole -uno stereotipo tanto quanto la prostituta dal cuore d’oro.
Norwich è una cittadina di 132.000 abitanti, eppure ha tre attivissimi club di danza del ventre. Questo tipo di locali sta crescendo esponenzialmente nel Regno Unito, tanto che ne sono stati aperti 300 negli ultimi anni. Hanno ottenuto una licenza come qualsiasi altro bar o Karaoke bar, sebbene ciò che avviene lì dentro sia totalmente diverso. L’Associazione per la Danza del Ventre, nella sua presentazione alla Camera dei Lord, ha dichiarato di offrire attività ricreative. Sembra innocente come giocare a ping-pong. Ancor peggio che una falsa innocenza è l’idea che i club di danza del ventre offrano una forma di emancipazione per le donne, che possono guadagnare molto con poco sforzo e scarse abilità.
Il locale era piccolo e caldo, rivestito di nero e rosso, con un’asta centrale su un piccolo palco. Tutte le ragazze hanno cominciato, a turno, a saltellare, scivolare, arrotolarsi, avvinghiarsi, accarezzare quel pezzo di metallo. Il tutto davanti ai nostri occhi -molto poco erotico, molto apertamente pornografico. L’asta non era mai vuota. Una delle ragazze mi ha detto che "si esibiscono in turni di venti minuti”. Il disagio maggiore era legato al pensiero di quanto fosse inadeguato trovarsi in una stanza piena di uomini vestiti, mentre ogni donna era impegnata in una parata sexy. Siamo nel 2010, ma avremmo potuto benissimo essere seduti nella stanza di un bordello del XVIII secolo. Con quanta facilità e normalità gli uomini ignoravano le donne messe lì per il loro divertimento! Poteva accadere che una ragazza sudasse intorno a quell’asta, spingendosi a gesti sempre più estremi nella più totale indifferenza generale, mentre un’altra, seduta in braccio a un uomo, si faceva strada con le dita nella sua patta, mentre lui continuava a conversare con il suo compare. La clientela poteva essere un campionario di gente presa da una strada qualunque. Le donne con cui abbiamo parlato ci hanno detto di fare questo lavoro per soldi: un modo per potersi pagare il mutuo della casa o restituire il prestito fatto per studiare. Sarebbe stato "solo per qualche anno” -ci disse una ragazza che faceva quel lavoro mentre si preparava a insegnare danza classica. Dava loro libertà. Ma io non riuscivo a togliermi dalla testa l’immagine di una ragazza praticamente nuda, seduta in braccio a un uomo che non faceva nemmeno la fatica di girare la testa e accorgersi della sua presenza. Credo sia tragico che, in un recente sondaggio citato in "Living Dolls: The Return of Sexism”, di Natasha Walter, su 1000 ragazze britanniche, un quarto si sono dette pronte a diventare danzatrici del ventre. Il 60% delle intervistate sognava una carriera da glamour model -la brutta copia volgare di una copertina di Vogue. Dobbiamo preoccuparci e ribaltare i nostri valori al più presto.
Nel corso di un progetto artistico con bambini di 6-7 anni, in una scuola elementare, dovevamo inventare pozioni magiche. Le bambine, in numero preponderante, hanno creato la pozione magica della fama!
La regista e io non ci siamo mai messe d’accordo sul tono del film che lei voleva girare. Io volevo la realtà e lei voleva Happy Days. E’ interessante anche il fatto che la reazione della mia collega fosse così liberale perché si considera una femminista. Non posso fare a meno di ripensare ai giorni in cui l’emancipazione femminile non significava spogliarsi -cavolo, l’abbiamo fatto per secoli!-, ma piuttosto puntava a un’uguale retribuzione e uguali opportunità. Se solo le donne potessero distogliere lo sguardo dalla trappola del "Botox per il Budget”!
Ceri Goddard, amministratrice delegata della Fawcett Society, fondata dalle Suffragette e attiva ancora oggi, dice che saranno le donne a subire il colpo: "Dato che rappresentano il 65% della forza lavoro nel settore pubblico, le donne saranno interessate in modo massiccio dal congelamento delle retribuzioni. Al tempo stesso, il loro reddito subirà un’ulteriore contrazione, in quanto i diversi benefit che verranno congelati o tagliati costituiscono una fetta di reddito molto maggiore per le donne che per gli uomini. Se a tutto questo aggiungiamo il previsto aumento dell’Iva sui beni di consumo, che quasi certamente saranno loro a sborsare, risulta evidente che saranno le donne a pagare il prezzo più alto”.
Questi sono problemi grossi, che devono preoccupare tutti noi che abbiamo delle figlie. Il nuovo femminismo è quello che dice: "Hey, è bello essere sexy! Prendi lezioni di spogliarello e comprati dei seni nuovi...”? Sì e no. E’ in atto un nuovo risorgimento. Ci sono giovani donne che si uniscono a gruppi femminili per impegnarsi nei loro quartieri, per rendere più sicure le strade. Nelle università, i gruppi femminili sono tornati ad essere presenti nell’agenda sociale e si preoccupano di questioni tradizionali. Come dice il Prof. Richard H. Robbins, le donne svolgono due terzi del lavoro mondiale, ma ricevono solo il 10% della retribuzione mondiale.
Le donne si stanno stancando di aspettare. La mancanza di progressi nella politica e nei consigli di amministrazione, l’invisibilità delle donne più anziane e la crescente oggettificazione hanno acceso una miccia.
Intanto, il femminismo viene invocato da tutte le parti. L’industria della chirurgia estetica, che in America ha fatto registrare un aumento del 48% di interventi, facilita la scelta di stile di vita per le donne, liberate dalla preoccupazione per il loro aspetto. Dirty Martini, della New Burlesque Troupe, sostiene che le sue spogliarelliste sono femministe. In un’intervista rilasciata durante il Festival di Cannes ha dichiarato: "Assolutamente, noi siamo femministe. Noi abbiamo a cuore il modo in cui le donne vengono trattate nel mondo e anche il modo in cui a volte le donne odiano se stesse. Per quanto riguarda me personalmente, io uso lo spogliarello anche per educare le donne a esprimere la loro sessualità”.
A Norwich, lo spogliarello viene descritto come ironico e postmoderno. Ma se è ironico per chi è sul palco, non lo è per il pubblico, dove sono ancora gli uomini che gridano alle ragazze sul palco di "svertirsi”.
Io preferisco ripensare all’inizio degli anni ‘80, quando ho visto l’incomparabile Angela Davis a un festival cinematografico femminile a Parigi. Angela disse qualcosa che creò tra le donne che le stavano attorno un profondo senso di appartenenza. Stava citando il titolo di uno dei suoi libri, ma ebbe l’effetto di uno slogan: "Alcune donne sono bianche, alcune donne sono nere, ma tutte le donne sono coraggiose”!
© Bel Greenwood 2010

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