Logo Una Città
i nostri libri
Vai al catalogo completo dei libri
discussioni

Trascrizione di un discorso alla Conferenza Internazionale su Antisemitismo e Diritti umani a Mosca


UNA CITTÀ n. 238 / 2017 aprile

Articolo di Stephen E. Bronner
tradotto da Rosina Osanyuk

Feticismo cospirativo e diritto di critica
Una specie di feticismo cospirativo, che permette di interpretare tutto ciò che succede con la stessa chiave interpretativa, sta alla base dell’antisemitismo, ma anche, ora, nel vedere ogni critica alle politiche israeliane come una manifestazione mortale di odio antisemita. Di Stephen E. Bronner.

Ciò che segue è una trascrizione di un discorso tenuto durante la Conferenza Internazionale su Antisemitismo e Diritti Umani a Mosca (1° novembre 2016) . Vorrei oggi presentarvi una posizione che si differenzia da quella di chi identifica la critica a Israele con l’antisemitismo. In teoria tutti sono pronti a fare questa distinzione. Nei fatti ogni qual volta viene criticata una politica di espansione delle colonie in Cisgiordania, la distinzione collassa. La buona fede delle persone che muovono tale critica risulta immediatamente degna di sospetto. I critici vengono subito additati come parte di una cospirazione contro Israele (e gli ebrei) , da parte di un mondo antisemita che ha negli arabi la sua avanguardia. Cercare di sottrarsi alle critiche e alle polemiche fa parte del fanatismo, è un aspetto importante dei suoi connotati psico-logici, dato che permette al bigotto di sentirsi sempre dalla parte della ragione. Il miglior argomento per sottrarsi alla polemica è allora quello di vedere come ipocrita ogni critica a Israele in quanto rifiuta, del tutto irragionevolmente, di capire che gli ebrei sono sempre stati delle vittime. E perché i critici di Israele sono così irrazionali? Ma perché sono degli antisemiti o degli ebrei che odiano se stessi, o ancora dei burattini involontari, quelli che Lenin chiamava "utili idioti”, in mano ai veri antisemiti, membri di una cospirazione mondiale ancora più pericolosa che ha come fine la distruzione di Israele e un nuovo Olocausto. Il circolo vizioso è evidente. D’altra parte chi proietta i propri pregiudizi sugli altri diventa spesso ostaggio di un circolo vizioso. Ecco, io penso che i difensori acritici di Israele, degli ebrei e della tradizione ebraica presentano anch’essi delle caratteristiche tipiche dell’antisemitismo. Detto in altri termini, questi israeliani o ebrei inconsciamente finiscono per rimanere intrappolati nella definizione elaborata dalle ideologie antisemite a cui coscientemente si oppongono. La questione cruciale è se gli ebrei sono un popolo. Tale questione è spesso inquadrata nella contrapposizione fra "noi” e "loro”, amico e nemico, che il rivoluzionario conservatore Carl Schmitt vedeva come fondamento del concetto di politico. Significa che chi non è d’accordo è antisemita? E ammesso che gli ebrei siano un popolo, questo significa che il loro punto d’unione è necessariamente Israele? Opporsi ad uno Stato ebraico prima del 1945 non era considerato antisemita, così come non lo è criticare un Israele "dominato” dagli ebrei, a meno che non consideriamo Hannah Arendt, Martin Buber, Einstein, e tanti altri ebrei degli antisemiti in incognito. Elaborazioni più articolate di tali argomenti sono presenti nei miei libri A Rumor about Jews ("Una voce sugli ebrei”, Oxford University Press, 2003) e The Bigot ("Il Fanatico”, Yale University Press, 2014) . Le dinamiche del pensiero cospirativo e il suo legame con il fanatismo e con una politica orientata a destra sono da tempo un mio interesse di studio. Penso ai Protocolli dei Savi di Sion che tanta popolarità hanno avuto nel mondo arabo. Vorrei fare un esempio: ero in Iraq con una delegazione di pace qualche mese prima dell’inizio dell’invasione americana del 2003. Gli iracheni che ci ospitavano sapevano che sono ebreo e molti di loro volevano parlare dei Protocolli dei Savi di Sion. La versione tascabile del mio libro era appena stata pubblicata e quindi non ne fui troppo sorpreso. Ciò che mi stupì invece fu lo "stile” con il quale approcciavano il testo. Non ne parlavano con riverenza o come se fosse stata la Bibbia. Al contrario, lo consideravano un libro, assieme ad altri, da prendere sul serio. Questo poteva sembrare persino più insidioso. Ma in realtà permetteva di aprire la strada a un discorso critico su come funzionano le cospirazioni e su quali presunzioni si fondano: i tedeschi chiamano questo fenomeno Ideologiekritik. ... [ continua ]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.Se sei un abbonato on-line, o hai acquistato un Pacchetto di interviste o articoli clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento on-line o il Pacchetto di interviste.

Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento on-line gratuito!


dal nostro blog
0
24 ottobre 2017

Per un sindacato unito. Dalla lettera di Pierre Carniti a Cgil, Cisl e Uil

… Il lavoro da sviluppare è, dunque, quello di cogliere l’unità nella diversità e di trasformare il superamento delle diversità … ...

segui
0
24 ottobre 2017

Denti

Un venerdì mattina dello scorso marzo, a Salisbury, Maryland, già due ore prima del sorgere del sole si poteva vedere … segui


0
18 ottobre 2017

Epistocrazia

Su “Le Monde”, il costituzionalista Alexandre Viala, nell’interrogarsi su quale sia il modello di governo che ha in mente Macron, … ...

segui
0
17 ottobre 2017

Fuori dalla scuola

Marie, 13 anni, amava l’inglese e Shakespeare, ma non riusciva a controllare il suo comportamento. Non può farci nulla, si … segui


0
11 ottobre 2017

Disuguaglianze in Germania

Alla vigilia delle elezioni in Germania, il “Financial Times” ha dedicato un pezzo alla povertà in Germania, o più precisamente … ...

segui



chiudi