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UNA CITTÀ n. 175 / 2010 Giugno

Articolo di Henry David Thoureau

DISOBBEDIENZA CIVILE

Come deve comportarsi un uomo, al giorno d’oggi, verso questo governo? Io rispondo che non può associarsi a esso senza ignominia. Non posso riconoscere, neppure per un istante, come mio governo quell’organizzazione politica che è anche governo dello schiavo. Tutti gli uomini riconoscono che esiste il diritto di rivoluzione - vale a dire il diritto di rifiutare obbedienza, o di opporsi, al governo, quando la sua inefficienza o la sua tirannia siano grandi e insopportabili. Ma quasi tutti sostengono che questo non è il caso attuale, ma piuttosto quello presentatosi nel 1775, all’epoca della Rivoluzione. Ma se mi si venisse a dire che quel governo era malvagio perché imponeva delle tasse su certe merci straniere che arrivavano nei suoi porti, con ogni probabilità non farei gran chiasso - che di quei prodotti io posso fare anche a meno. Tutte le macchine hanno il loro attrito, il quale, probabilmente, genera il bene in quantità sufficiente da controbilanciare il male. Comunque, è sbagliato agitarsi per esso. Ma quando l’attrito giunge ad avere la sua propria macchina, e l’aggressione e il furto sono organizzati, io dico: "Gettiamo via quella macchina! ”. In altre parole, quando un sesto della popolazione di una nazione, che si è impegnata a essere il rifugio della libertà, è formato da schiavi, e tutto il paese è ingiustamente percorso e conquistato da un esercito straniero, e sottomesso alla legge marziale, penso che non sarebbe affatto troppo presto che gli uomini onesti si ribellassero; e ciò che rende questo dovere estremamente pressante è il fatto che il paese così percorso da orde straniere non è il nostro, ma che nostro è l’esercito invasore. Paley, che per molti è la comune fonte autorevole su questioni morali, nel suo capitolo sul Dovere di sottomettersi al Governo Civile risolve tutto l’obbligo civile con la convenienza; e dice quindi che "fintantoché l’interesse di tutta la società lo richieda, cioè fintantoché il governo costituito non potrà essere combattuto o mutato senza danno pubblico, è volere di Dio…
che a esso si obbedisca - ma solo fino a quel momento…
Ammesso questo principio, la giustizia di ogni atto particolare d’opposizione al governo è ridotta al calcolo, da un lato della quantità di pericolo e di dolore, dall’altro delle probabilità di successo e delle spese di riparazione”. E dice che, di questo, ogni uomo giudicherà da solo. Ma Paley sembra non aver mai contemplato i casi ai quali la regola della convenienza non è applicabile; nei quali cioè un popolo (o un individuo) deve far giustizia, costi quel che costi. Se io ingiustamente ho strappato una tavola a un uomo che stava per annegare, io devo restituirgliela, a costo d’annegare. Ma questo non sarebbe conveniente, per Paley. E però, chi in una simile contingenza si salvasse la vita, la perderebbe. Il nostro popolo deve smetterla di tenere degli schiavi, e di far guerra al Messico - sebbene, come popolo, ciò possa costargli la vita. In pratica, le nazioni sono d’accordo con Paley, ma pensano veramente tutti che il Massachusetts stia facendo quel che è giusto, nell’attuale crisi? "Una sgualdrina, di qualità, una puttana vestita d’argento, lo strascico della cui veste è sollevato da terra, ma la cui anima si trascina”. Praticamente, quelli che, nel Massachusetts, si oppongono a una riforma antischiavista sono non delle centinaia di migliaia di politicanti del Sud, ma centinaia di migliaia di contadini e mercanti del Nord, che si occupano (e con profitto) più dell’agricoltura e del commercio che dell’umanità - e che non sono preparati a rendere giustizia agli schiavi e al Messico, costi quel che costi. Io non me la prendo con i nemici lontani, i quali sarebbero innocui se questi non cooperassero con loro e non eseguissero i loro ordini, ma con questi altri, con questi nemici vicini. Di solito diciamo che la massa degli uomini è impreparata; ... [ continua ]

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