Giovanni Kessler ha ricoperto la carica di Direttore Generale dell’Olaf, l’Ufficio Antifrode dell’Ue e in questa veste ha operato in Ucraina dove, anche con con l’Anti-Corruption Action Center (Antac) un’organizzazione non governativa fondata da Vitaly Shabunin e Daria Kaleniuk, ha contribuito alla ideazione e creazione del National Anti-Corruption Bureau Ukraine (Nabu) e della Procura Speciale Anticorruzione (Sapo), che nel loro insieme si sono dimostrati uno dei sistemi anticorruzione più indipendenti dal potere politico in Europa e nel mondo e sono divenuti l’emblema della rivoluzione anti-russa e filo europeista del popolo ucraino. Da quando è andato in pensione ha fondato EUcrania, una associazione di volontariato con la quale continua a operare a sostegno della resistenza ucraina, sia nella società civile, che nelle trincee.

L’Ucraina, un paese segnato da una corruzione diffusa e radicata, ha instaurato un’Agenzia anticorruzione all’avanguardia. Puoi raccontarci come è stato possibile e quali sono, concretamente, gli elementi che ne garantiscono l’autonomia rispetto ai centri di potere politico ed economico?
Negli anni 2012-2013 in Ucraina la situazione politica era molto confusa e incerta. Il presidente Yanukovich subiva le pressioni dalla Federazione russa che osteggiava l’avvicinamento all’Unione europea. Quando, alla fine del 2013, annunciò all’ultimo momento che non avrebbe firmato il trattato di associazione con l’Ue, già deciso dal Parlamento, la popolazione, con in testa gli studenti e i giovani, scese in piazza Maidan e ci rimase fino alla sua fuga in Russia nel febbraio successivo. Era una piazza piena di bandiere europee perché la rivendicazione era quella: che l’Ucraina intraprendesse la strada verso la Ue. 
Ora, che cosa voleva dire “Ue” e la bandiera europea per loro? Non erano solo dei simboli: in quella mobilitazione un centinaio di persone persero la vita. 
Ecco, io credo che il problema numero uno per tutti loro fosse la corruzione. Per quanto questa esista ovunque in Ucraina, davanti a quel bivio, lo Stato identificato con una corruzione sistemica era la Russia, mentre l’Ue, con tutti i suoi limiti, rappresentava lo stato di diritto; qualcosa che loro non avevano e che vedevano in Europa: la possibilità che i tuoi diritti vengano riconosciuti a prescindere da chi è la controparte e il fatto che tutti devono rispondere delle loro azioni, chiunque siano. Gli ucraini erano esasperati da una situazione di corruzione sistemica e peculato, da un sistema retto da oligarchie che si accordano e si misurano sulla potenza economica e politica e non sulla base del rispetto dei diritti.
Definire lo stato di diritto come l’opposto della corruzione dà alla dimensione giuridica una connotazione meno astratta e generalista, più concreta e circostanziata.
Noi siamo abituati a vedere lo stato di diritto come qualcosa di formale che si studia a giurisprudenza, invece per gli ucraini la rule of law è una cosa rivoluzionaria perché costituisce un cambio alla base del sistema del potere. Un discorso analogo si potrebbe fare per il recente voto in Ungheria, che ha visto la sconfitta di Orban.
A Kyiv questa consapevolezza era presente proprio con il suo lato rivoluzionario. Maidan ha vinto perché ai ragazzi si sono uniti operai e contadini arrivati dall’intero paese, al grido “Basta con la corruzione”. Erano tutti stufi di un sistema in cui hai ragione solo se sei parte del potere o un suo servo; in cui ti svegli alla mattina e ti hanno portato via un possedimento e non puoi fare nulla. Se non partiamo da qui, non capiamo cos’è successo. 
Nei paesi governati da democrazie illiberali è molto chiaro che il voto da solo -cioè senza stato di diritto- non è vera democrazia, e che le conquiste che contano sono una serie di istituzioni autonome dal potere politico ed economico, che garantiscono la libertà di stampa e dei magistrati, dove una sentenza del tribunale non è condizionata da chi ha pagato di più o di chi sei amico.
Come si è riusciti a ideare e costruire questa Authority in un clima contro corrente e segnato dalla presenza di poteri forti?
Nel 2014, subito dopo la fuga di Yanukovic, la Federazione Russa si è attivata per cercare di disgregare l’Ucraina, prima con invasione della Crimea e subito dopo con attività insurrezionale nel Donbass, nel Luhansk e Donetsk. 
Contemporaneamente, la Commissione europea ha intensificato il sostegno di un paese che stava pagando un alto prezzo in ...[continua]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.

Se sei un abbonato online, clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento online.
Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento online gratuito!