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UNA CITTÀ n. 237 / 2017 Marzo



«Ho visto la lettera che gli avete indirizzato e francamente non comprendo perché l’avete scritta (Robert Owen aveva scritto allo zar Nicola I, che aveva conosciuto, ndr). Davvero avete questa speranza?», «Finché un uomo è vivo non si deve disperare di lui. Quanti sono gli eventi che possono aprire un’anima! Ebbene, se la mia lettera non produrrà nessun effetto e sarà buttata via, non sarà poi un gran male, ma io ho fatto quello che dovevo fare.
Egli non è colpevole se l’educazione e l’ambiente nel quale vive lo hanno reso incapace di comprendere la verità. Bisogna compatire, non arrabbiarsi». E così questo vegliardo estendeva la sua remissione dei peccati non solo ai ladri e ai criminali, ma anche a Nicola I. Per un momento sentii vergogna.
Alexander Herzen, da Il passato e i pensieri

Marzo 2017

Il compromesso socialdemocratico
Un connubio in crisi
Intervista a Salvatore Biasco

L’ho saputo al bar!
Un piccolo comune accogliente
Intervista a Franco Balzi

L’eruzione del 1538
Un territorio fragile
Intervista a Romano Camassi

Siamo arrivate qui tanti anni fa
Nel quartiere di Librino, a Catania
Intervista a suor Ausilia Mendola
Scheda sul quartiere Librino

E come toner, un filo di plastica...
Sulla plastica e le stampanti 3D
Intervista a Cosimo Bruni

Un governo di ricchi per i ricchi
Intervento di Francesco Ciafaloni

Londra
Nelle centrali, la fuga dalle capitali

Israele, va bene, hai vinto
La fine della soluzione a due stati
Intervista a Jeff Halper

La democrazia, il capitalismo, il socialismo
Il socialismo democratico di Mill
Intervista a Nadia Urbinati

Ricordiamo Francesco Papafava


Fuori dall’ermetismo / 17
Di Alfonso Berardinelli

Dal carcere: Il compleanno
Di Alfredo Sole

Lettera dalla Cina. Memoria in Cina
Di Ilaria Maria Sala

Lettera dall’Inghilterra. La libreria
Di Belona Greenwood

"Misto” Europa / Neodemos
di Massimo Livi Bacci

Appunti di un mese

Predappio, il museo e il pellegrinaggio nero
di Gianni Saporetti

Reprint da "Sul socialismo” 
di John Stuart Mill,
Prefazione di Osvaldo Gnocchi-Viani

Non accendiamo quel faro!
Un appello della Fondazione Lewin
Il ricordo di Antonio Carini

La copertina è dedicata a tutti coloro che per essere liberi, e liberati, sono costretti a prendere la strada per Pfaffikon, vicino a Zurigo.

Salvatore Biasco ci parla della fine del grande compromesso fra capitalismo e democrazia, fra mercato e controllo pubblico, che ci aveva dato "i trenta anni gloriosi”, causata, certo, da fattori oggettivi, ma anche dall’affermazione di un’ideologia neoliberista che, nella soggezione culturale della sinistra, ha finito per diventare pensiero unico; politica dell’offerta, alleggerimento dello Stato, flessibilizzazione del mercato del lavoro, arretramento sui canoni di protezione sociale sembrano ormai dogmi culturali, oltre ad essere i principi informatori dell’Unione europea; l’idea assurda che in assenza della classe operaia di un tempo non ci siano più gli operai e le persone che stanno male; la grande forza di tanti che vogliono vivere diversamente e si impegnano nel sociale, ma che avrebbero bisogno di politica, che un partito leggero, convinto sostenitore della "democrazia del pubblico” non può soddisfare.

Franco Balzi, sindaco di Santorso, ci racconta di un piccolo comune del Vicentino con una lunga tradizione di presa in carico delle persone fragili, già impegnato da anni nell’accoglienza diffusa di richiedenti asilo, dove una mattina ha scoperto, al bar, che erano stati collocati 90 immigrati in un albergo cittadino: un cortocircuito istituzionale che ha messo a repentaglio un lungo lavoro di sensibilizzazione e il rapporto di fiducia tra la cittadinanza e i suoi amministratori; Balzi ci spiega inoltre perché è così importante aver introdotto la cosiddetta "clausola di salvaguardia" che esenta i comuni virtuosi da arrivi non concordati.

All’indomani della cosiddetta legge furto, approvata dal parlamento israeliano, Jeff Halper, del comitato contro la demolizione delle case dei palestinesi, ci spiega perché sono ormai venute meno le condizioni per una soluzione a due stati; davanti al rischio di uno scenario in cui Israele si annette l’area C, si proclama lo stato palestinese a Gaza e il resto della Cisgiordania diventa un protettorato internazionale, l’unica alternativa è uno stato binazionale e democratico, dove i popoli di entrambe le nazioni si possano sentire a casa e al sicuro. Ma non c'è tempo da perdere...

Come ritrovare un’unità, un’armonia nella società moderna centrata sull’individuo è il grande problema che si pone John Stuart Mill; l’incapacità del capitalismo di garantire la libertà della persona e una vera democrazia in quanto le disuguaglianze, creando blocchi di interesse, impediscono di formare maggioranze fondato sul libero convincimento; Mill vedeva nella cooperazione, dove la diversità diventa una risorsa per tutti, una delle garanzie principali di una vera democrazia; si impegnò per ogni causa libertaria a cominciare dalla lotta per l’emancipazione delle donne asservite nell’istituzione del matrimonio e conobbe pure il carcere per la sua campagna a favore della contraccezione; un sogno di democrazia che non ha mai affascinato la sinistra comunista e non solo, tutti convinti shumpeteriani. A spiegarci il tutto è Nadia Urbinati.

Nelle penultime riportiamo l’appello che ha lanciato la Fondazione Lewin contro l’accensione del faro della Rocca delle Caminate perorata da tutte le forze politiche rappresentate nel Consiglio provinciale di Forlì Cesena. Il faro fu fatto installare da Mussolini sulla rocca, che era la sua residenza romagnola, perché si accendesse ogni volta che lui era in Romagna. Tirava a 60 km di distanza e serviva solo a quello. Era "il faro del duce” e così sarebbe chiamato in tutta la Romagna. Non si può credere che lo si voglia accendere per attrarre turisti.

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