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Appello per Berneri

Noi ovviamente non contiamo nulla, ma ciononostante avanziamo una richiesta solenne agli ex-comunisti del Pci (la specifica è necessaria perché ci sono anche gli altri ex-comunisti, quelli del 68, e l’impressione è che i conti con le loro idee e con i loro atti di un tempo li abbiano fatti ancor meno dei primi): convochino un grande convegno sulla figura di Camillo Berneri, grande intellettuale e militante italiano, anarchico eterodosso, antifascista della prima ora e altrettanto rigoroso anticomunista, amico dei fratelli Rosselli, combattente di Spagna, ucciso dai comunisti delle brigate internazionali che ne rivendicarono l’omicidio sul giornale comunista in Francia.
E in questo convegno si faccia luce, finalmente, sul ruolo che ebbe Togliatti in Spagna.
E’ chiedere troppo? E’ una richiesta da pazzi? Forse sì, visto che pensiamo anche che se l’avessero fatto per tempo, negli anni scorsi, forse ora la situazione del nostro paese sarebbe diversa...
E chissà, se mai si dovesse tenere un simile convegno, che non possa svolgersi sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica...

l'altra tradizione

UNA CITTÀ n. 189 / 2011 novembre

Intervista a Michele Battini
realizzata da Gianni Saporetti

"IN MANO AGLI EBREI"
La reazione controilluminista, alimentata dalla crisi del modello comunitario feudale, che si salda all’antigiudaismo cattolico; l’emancipazione che ha reso invisibile il nemico e lo stereotipo dell’ebreo usuraio; perché alcune correnti del socialismo cedettero alle argomentazioni degli antisemiti. Intervista a Michele Battini.

Michele Battini è professore ordinario di Storia Contemporanea e presidente del Centro Interdipartimentale di Studi Ebraici nell’Università di Pisa. è membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Nazionale per la Storia della Resistenza Ferruccio Parri e della Direzione della rivista storica "Passato e Presente”. Il libro di cui si parla è Il socialismo degli imbecilli, Bollati Boringhieri 2010. Al centro del tuo libro c’è questa specie di gorgo un po’ oscuro fra anti-illuminismo, anticapitalismo di destra e di sinistra e antisemitismo, che si crea nell’Ottocento e che dura fino all’affare Dreyfus. È così? Il libro è lo sviluppo di una serie di domande legate non solo alla ricerca ma anche alla vita, alla mia biografia politica, che mi faccio da tempo e che, in qualche modo, non hanno risposta, nel senso che non hanno mai una risposta esaustiva e definitiva. Perché la civiltà industriale, la civiltà tecnica, hanno prodotto una reazione, una barbarie culturale come quella che si è sviluppata tra Otto e Novecento? Perché, cioè, il massimo sviluppo delle tecniche di dominio della natura, del mondo sociale, dell’economia hanno prodotto nello spirito umano forme di reazione che hanno determinato catastrofi come quelle del Novecento, in primo luogo la Shoà? Perché, all’interno del processo di civilizzazione, che ha prodotto le libertà individuali e quindi l’uguaglianza nel diritto, e quindi l’emancipazione ebraica, la fine, cioè, delle discriminazioni ultra secolari nei confronti delle minoranze religiose e, in particolare, nei confronti degli ebrei, si sono poste le premesse della persecuzione dei diritti e poi della persecuzione delle vite? Perché il socialismo, che nasce come prosecuzione dell’uguaglianza di diritti, della rivoluzione dei diritti, cioè della libertà del lavoro, si trasforma anche, non esclusivamente, in un movimento che produce forme di organizzazione corporativa comunitaria e, addirittura, in una società che poi rapidamente scivola verso la tirannia politica? Ora, per venire più specificamente alla ricerca, cui hai accennato nella domanda, il nodo fondamentale è un po’ questo: sono convinto che l’antisemitismo moderno sia solo una trasformazione di una tradizione molto lunga, la tradizione antigiudaica cristiana. Detto questo, però, nella nuova cornice giuridica dell’emancipazione, varata per prima in Francia nel 1790 e ‘91, la trasformazione dell’antigiudaismo cristiano in un antisemitismo nuovo ha, a mio avviso, un aspetto determinante che è quello sociale: l’individuazione nella comunità ebraica di una comunità che svolge un’attività estranea e nemica, così come lo era rispetto alla cristianità. L’ostilità diventa tanto più radicale quanto più si è convinti che proprio l’emancipazione, cioè l’uguaglianza dei diritti, consenta a questo popolo, nemico per natura nei confronti della cristianità, di nascondersi. Non più visibili come quando erano segregati, discriminati, persino visibilmente segnati in attesa della conversione, oggi sono eguali agli altri, quindi simili, assimilati, emancipati e, quindi, più protetti perché nascosti in questa loro attività ostile nei confronti della comunità cristiana. Di questa attività ostile, il nucleo di gran lunga più importante, a mio avviso e, del resto, molto radicato nei pregiudizi antichi, quindi molto più pericoloso, è la convinzione che le principali attività professionali degli ebrei, come il commercio e la banca, non siano che una trasformazione dell’antica usura, cioè di quell’attività volta a sottrarre volutamente le energie economiche alla società cristiana, considerata, sin dai padri ma anche nella tradizione medioevale, un peccato per eccellenza nei confronti di Dio (l’usura era ritenuta una speculazione sul tempo, dono divino) e della comunità dei credenti. Questo aspetto è quello che consente all’antisemitismo di diffondersi... [ continua ]

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