









UNA CITTÀ n. 184 / 2011 MaggioIntervista a Mario Satta
realizzata da Barbara Bertoncin, Simone Sechi e Mattia Sansavini
C'ERA LA LUCE ACCESA
Fare il sindaco di un piccolo comune sardo che resiste alle profferte allettanti ma vergognose delle multinazionali dell’eolico e si tiene la gestione dell’acqua; tenere pulita la piazza andando finanche di persona a raccogliere cartacce; credere nell’indipendenza della Sardegna ma fare poi tante piccole cose... Intervista a Mario Satta.
Mario Satta, farmacista, 41 anni, è sindaco di Perfugas (Sassari).
Da un anno sei sindaco di Perfugas, il primo sindaco del movimento indipendentista iRS, indipendèntzia Repùbrica de Sardigna. Puoi raccontare?
Mi sono sempre interessato di politica, ma da esterno, non mi sono mai voluto mettere in gioco. In un paese piccolo mettersi in politica è pericoloso, per via delle inimicizie, dei malumori; io poi sono il farmacista del paese e quindi ho un ruolo delicato. Tant’è vero che all’inizio sono andato un po’ contro la volontà di mio padre, che temeva, appunto, le ripercussioni negative. Io però penso anche, da sempre, che uno non può criticare quello che fanno gli altri se poi non prova a migliorare le cose in prima persona.
Perfugas veniva da dieci anni della stessa amministrazione, della stessa classe politica, che secondo me non ha lavorato male dal punto di vista economico, perché ha portato qualche soldo in paese, sono state realizzate diverse opere pubbliche. Ha tralasciato però tante cose: l’ambiente, il verde pubblico, insomma, vedevo il paese molto abbandonato.
Devo anche dire che circa un anno e mezzo fa, sei mesi prima delle elezioni, avevo iniziato ad appassionarmi alla questione dell’indipendentismo. Intendiamoci, non avevo nessuna idea di candidarmi, anche perché non ho alcuna esperienza politica, non sapevo neanche cosa fosse una delibera. Il mio impegno è sempre stato più sociale, da vent’anni faccio l’autista dell’ambulanza per il 118.
Un giorno però venne a casa questo nostro amico, il braccio destro di Gavino Sale, il leader dell’iRS, per dirmi che cercavano una persona che potesse mettere assieme diversi gruppi politici, una persona fuori dai giochi. Ho così partecipato ad alcuni incontri sia col centrodestra che col centrosinistra. Tutti mi dicevano la stessa cosa: "Non hai esperienza, sei giovane, vieni con noi in lista, ti candidi come vicesindaco o assessore, ti fai cinque anni e poi ne parliamo”. Sinceramente io ero anche disposto, ma la base politica non ha voluto. Hanno detto: "Noi vogliamo te o una persona come te”. Così fino a una settimana prima della chiusura delle liste, c’erano tre liste: la nostra di iRS con il centrodestra e persone che non hanno mai fatto politica come me, la lista dell’ex sindaco e quella del centrosinistra, con cui noi peraltro avevamo fatto incontri ma non si riusciva a trovare un accordo. Cinque giorni prima, la lista del centro sinistra si è spaccata e quattro o cinque persone hanno chiesto di entrare con noi. Così, è nata una lista con iRS, il centrodestra e il centrosinistra, una cosa storica in paese.
Dicevi che anche la campagna elettorale è stata particolare...
Nel nostro programma non c’erano grandi cose: attenzione al sociale, al verde pubblico, al decoro del paese, alla pulizia, le cose della vita quotidiana. L’altra cosa che ho imposto al mio gruppo di lavoro è che non si parlasse male della lista avversaria.
Erano almeno vent’anni che non si facevano comizi vecchio stile qui in in paese. Si facevano sempre le finte, il venerdì prima delle elezioni si prenotava la piazza dalle undici a mezzanotte, ma giusto per bloccare la lista avversaria. Invece noi abbiamo fatto richiesta e poi però ci siamo presentati in piazza. C’erano seicento persone, Perfugas conta duemilacinquecento abitanti. Ho chiuso il comizio facendo gli auguri al mio avversario, l’ex sindaco, che era seduto in prima fila, spiazzandolo completamente. È stata una serata bellissima.
Alle elezioni ho vinto con il 62%.
Siete un giunta giovane e pragmatica...
Io ho 41 anni e sono praticamente il più anziano (solo l’assessore al sociale ha un anno più di me). È una squadra di giovanissimi. All’inizio infatti a suscitare critiche o preoccupazione era l’inesperienza. Pensa che nessuno aveva mai messo piede in un ufficio comunale!
I primi mesi li abbiamo passati a studiare com’era fatta una delibera, un consiglio comunale. Il mio primo consiglio comunale è stato quello del mio insediamento in cui ero pure il presidente!
Questi primi sei mesi ci siamo ritrovati a lavorare quattordici ore al giorno, e non bastavano. La mattina ho lasciato completamente il mio lavoro, è mio padre che mi sostituisce tant’è vero che non fa che ripetermi: "Tu hai vinto e io ho perso”.
Io però sono molto contento proprio perché ho una squadra molto valida: gli assessori stanno lavorando forse più di me e anche la gente sta rispondendo molto bene.
Cerchiamo di coinvolgere la popolazione il più possibile. Abbiamo creato la consulta delle associazioni e almeno una volta al mese, se non di più, le persone vengono qui in Comune a fare le loro riunioni.
Abbiamo partecipato a una gara regionale, per la riqualificazione del centro urbano. Hanno partecipato al bando duecentosettanta comuni e noi siamo arrivati diciannovesimi. Il progetto l’avevamo affidato a dei professionisti di Perfugas. Dove si può -senza far favori a nessuno- cerchiamo di lasciare il lavoro in paese. Per lo stesso motivo ora abbiamo dato in appalto il verde pubblico a un’azienda di Perfugas che ha iniziato due settimane fa e i risultati già si vedono. Per me è fondamentale che qui si viva bene, che la gente che arriva trovi un posto pulito, curato. L’anno scorso ero andato a Luogosanto a trovare un amico e, appena arrivato, avevo visto una differenza abissale con Perfugas, che versava in stato di abbandono. Ricordo di aver avuto proprio un senso di vergogna perché Luogosanto è come Perfugas per certi versi, quindi era anche questione di volontà politica. Ebbene, ci sono ritornato venti giorni fa e non ho trovato una gran differenza. Oggi chi entra in paese vede le strade e i marciapiedi puliti.
A turno con gli assessori il sabato dedicate mezza giornata a fare dei lavori...
Sì, il sabato mattina -sindaco e assessori- ci mettiamo stivali e guanti e andiamo a fare dei lavori manuali. Non è neanche per lanciare chissà che messaggio, anche perché spesso andiamo in posti in cui la gente non ci vede.
Per dire, abbiamo il problema dei depositi dell’acqua, che sono in aperta campagna e che da vent’anni non vengono puliti. Allora, un sabato uno, un sabato l’altro, li stiamo sistemando. Quando quelli della forestale hanno visto quello che stiamo facendo, sono rimasti impressionati. Lo facciamo perché ci viviamo noi in questo paese, quindi quello che le finanze non ci consentono (abbiamo due operai e 60 km² di territorio), lo facciamo noi in prima persona. Non è un problema dedicare mezza giornata a Perfugas. Qualche volta c’hanno visto anche in Piazza. Il giorno dopo il carnevale abbia fatto il giro raccogliendo le bottigliette di vetro sparse. Per me la partecipazione, la condivisione anche, è fondamentale.
Le porte del Comune sono sempre aperte. L’altro giorno passavo di qua alle undici di sera e c’era la luce accesa, sono entrato e c’erano quindici persone del nuovo "Centro commerciale naturale” che stavano preparando volantini e manifesti. In Comune -a parte l’ufficio del sindaco- le altre stanze sono sempre strapiene di gente. Il Comune è di tutti.
I giovani di Perfugas che possibilità lavorative hanno?
La situazione è critica. La crisi è internazionale e in Sardegna, se vuoi, è anche più grave. Non è così semplice offrire ai giovani delle opportunità. Qualche settimana fa abbiamo voluto fare un esperimento: abbiamo messo a disposizione di un nuovo lavoratore socialmente utile un computer e Internet e ora, assieme all’assistente sociale, sta tappezzando il muro di proposte di lavoro che trova in rete.
In tre settimane abbiamo sistemato tre persone, che al giorno d’oggi non è un risultato da poco. Tanto più che erano persone prima a carico del servizio sociale; insomma, è un sollievo per le casse comunali e una chance di riscatto per la persona.
Economicamente il paese di cosa vive?
L’attività predominante era quella agricola, ma col tempo la campagna, anche per una strategia europea e nazionale, è stata completamente abbandonata. Quando davano i sussidi per il fermo biologico, dicevano alle persone: "Non andare a zappare, vai al bar, tanto ti diamo noi i soldi”. Con la crisi assistiamo a un certo recupero dell’attività agricola, perché visti i tempi che corrono, due lattughe, due pomodori fanno anche comodo, però in effetti la situazione è difficile. Questo paese in passato vantava due prodotti d’eccellenza:il melone di Perfugas e la cipolla di Perfugas, due varietà di nicchia. La cipolla, in particolare, è rossa e molto profumata, dolce e di grandi dimensioni. Ancora oggi si vede qualche persona anziana con la cassettina fuori, ma non c’è più la coltivazione che c’era una volta.
Molti comuni sardi, sotto il ricatto economico, stanno cedendo alle offerte delle multinazionali che vogliono impiantare i parchi eolici.
Dalla mia finestra si vede uno dei parchi eolici più grandi della Sardegna, se non d’Europa. Abbiamo il Monte Ruiu, Erola... nel giornale di ieri ho letto che il mio collega di Ossi ha accettato un contratto con questi signori che metteranno su circa ottantacinque pale eoliche versando alle casse del Comune lo 0,3% degli introiti. Il contratto che circola in questo momento in Sardegna vede destinare ai Comuni dallo 0,3 allo 0,4% dei ricavi. Sono cose assolutamente inaccettabili. Io non sono contro l’eolico, però...
Il problema è che i comuni sono strozzati e loro stanno approfittando, perché alla fine duecentomila euro per un piccolo Comune è oro che cola. E lo stesso discorso che si sta portando avanti col nucleare.
A Quirra, dove c’è il poligono militare e molti pastori sono malati di leucemia, è nato un comitato spontaneo a favore della base militare perché gli dà il posto di lavoro. Leggendo la notizia mi sono venute le lacrime agli occhi. Quando arrivi a questo punto... Ci stanno portando a dei livelli che poi siamo costretti ad accettare tutto.
Il paradosso è che in Sardegna produciamo più energia di quanta ce ne serve. Quando, qualche anno fa, ci fu quel grosso blackout, l’unica regione con la luce era la Sardegna. Perché qui, tra il fiume Santo, il termoelettrico, l’eolico, produciamo più energia di quanta ne consumiamo, tant’è che ne esportiamo; c’è un elettrodotto che passa in Corsica e poi in Toscana. Ora che sono chiuse le grandi fabbriche, noi esportiamo metà dell’energia che produciamo.
Dopo quello che è successo in Giappone abbiamo paura che si torni a parlare di questo territorio anche per le centrali nucleari, perché si sente sempre dire che la Sardegna non è una terra sismica e quindi...
Però allora bisogna decidersi: o puntiamo sul turismo e l’ambiente o puntiamo su altro. Ci sentiamo anche presi in giro. Senza considerare i problemi di sicurezza: se qui succede un incidente, cosa facciamo, ci buttiamo tutti in acqua? Evacuare un milione e seicentomila persone da un'isola non è proprio semplice.
La Sardegna è una regione autonoma però rispetto a queste tematiche non ha alcun potere vincolante sulle decisioni prese a Roma. L’insoddisfazione per l’autonomia nasce anche da qui: fino a che punto possiamo decidere?
Ecco, se invece noi come Sardegna potessimo dichiararci Stato e darci una sovranità, come può essere la Scozia con l’Inghilterra, mantenendo un rapporto privilegiato con Roma, però avendo più peso nelle decisioni... Insomma, non possiamo sempre solo subire le decisioni degli altri.
Negli ultimi quindici, vent’anni, lo stesso fatto di aver avuto, rispetto ai vertici della Regione, un cosiddetto "governo amico” a Roma ci ha danneggiato, perché quando c’era Soru non poteva dire di no a Prodi e adesso che c’è Cappellacci non può dire di no a Berlusconi. Forse sarebbe stato più utile avere un governo locale non allineato con Roma.
Racconto un altro aneddoto che mi sembra emblematico. Questo territorio è in una falla che divide la zona granitica da quella del tufo, c’è proprio una spaccatura geologica con alcune emergenze di calore. A pochi metri troviamo l’acqua a quasi 100°. Bene, abbiamo saputo che uno spin off dell’Università di Pisa, la Geoenergy, ha mandato una richiesta ai dodici comuni dell’area chiedendo di far ricerca sull’energia geotermica nel loro territorio. In assenza di un progetto alternativo in Regione sarebbe passato quello, allora con la collaborazione dell’università di Sassari abbiamo presentato anche noi una proposta e ora la regione sta decidendo. Noi speriamo venga accolta la nostra e siamo anche disposti a collaborare con l’Università di Pisa, però obiettivamente se parliamo di risorse che sono nel nostro territorio... Insomma per una volta vorremmo anche sfruttarle noi, non dover accettare sempre lo 0,03%! Abbiamo già dato, adesso basta, per cortesia.
Ma la vostra rivendicazione per l’indipendenza non è un po’ anacronistica in un momento in cui anche gli stati nazionali stanno cedendo sovranità ad aggregazioni sovranazionali?
La Sardegna è un caso particolare. Intanto abbiamo una lingua, che non è un dialetto. Abbiamo dei confini ben definiti, siamo un’isola, abbiamo l’indipendenza energetica. Abbiamo anche l’indipendenza economica anche se difficile da dimostrare, ma dagli studi che abbiamo condotto in base ai dati Istat possiamo essere indipendenti.
I sardi pagano circa tredici milioni di euro di tasse all’anno e lo Stato ci restituisce in servizi l’equivalente di circa dieci milioni.
Detto questo è vero che si sta andando verso l’aggregazione, però è anche vero che la Sardegna è una terra molto particolare. E comunque, anche se diventassimo indipendenti, continueremmo a far parte dell’Europa.
Quindi un’autonomia più larga non basterebbe?
L’autonomia non sta bastando. I padri fondatori dell’autonomia l’hanno dichiarata morta da tempo perché non ha portato i risultati sperati. Con la sola autonomia non si va da nessuna parte. Comunque noi non vogliamo fare una scissione o qualcosa di drastico, il nostro è un movimento assolutamente non violento.
Mio fratello due mesi fa ha incontrato un professore di diritto di Sassari che conosco anch’io perché l’ho avuto come docente. Bene lui ha fermato mio fratello dicendo: "Ma cos’è successo a Perfugas, siete diventati tutti pazzi? Avete eletto questo pazzo scatenato, questo indipendentista...” e mio fratello: "Ma ha capito chi è il sindaco?”, "No, chi è?”, "È Mario, mio fratello”. L’altro è sbiancato: "Ma Mario è una persona pacifica, tranquilla...”. È vero, quando si parla di indipendentismo, scatta subito un immaginario violento, ma non è così. Per me fare il sindaco di iRS significa mettere insieme gli ideali di lungo respiro dell’indipendentismo con i problemi reali, quotidiani, della gente. Alla fine il cittadino al consiglio comunale non chiede di far l’indipendenza della Sardegna, ma di mettere a posto le strade.
Tu ti sei mobilitato anche rispetto ad Equitalia.
Come tanti altri Comuni, non solo della Sardegna, noi abbiamo dato delega a Equitalia per la riscossione di crediti. Ora, andando a vedere le cartelle Equitalia, io, francamente, le ho trovate sproporzionate. Cioè, se io ho difficoltà a pagarti una cifra, che senso ha mandarmi una cartella che, tra interessi di legge, more e altre voci (non sempre chiare, tra l’altro) mi chiede il doppio? Oggi in Sardegna su 145.000 aziende 70.000 sono sotto controllo Equitalia. Stiamo parlando del 50% delle aziende medio piccole in Sardegna. Ciò significa che se Equitalia decidesse di stringere i lacci, la Sardegna finirebbe in ginocchio.
Ecco perché stiamo chiedendo la sospensione di questi provvedimenti per i prossimi 24 mesi. Per ora però Equitalia da questo orecchio non ci sente e anzi sta stringendo le tenaglia attorno a queste aziende.
Questa situazione mi sta creando un certo disagio: come Comune mi sento complice di questa cosa qua e non mi piace. Ho già parlato con gli uffici della ragioneria, ho detto loro di prepararsi a un’eventuale uscita, al ritiro delle deleghe. Ovviamente questo vorrà dire sobbarcare alla ragioneria più lavoro, cioè dal punto di vista amministrativo non è un’operazione conveniente. Però ho saputo che il Comune di Palau, da quando si è sganciato da Equitalia, sta incamerando più soldi. In un paese piccolo forse la gestione diretta è più efficace perché se si presenta l’utente in difficoltà e dice: "Adesso non riesco, però se mi rateizzate, se ci veniamo incontro...”, ecco che una soluzione si trova. Equitalia invece non guarda in faccia nessuno, siamo tutti solo dei numeri.
State conducendo una battaglia anche sull’acqua...
Un’altra cosa di cui vado fiero è che non siamo entrati in Abbanoa, il gestore unico del servizio idrico integrato della Sardegna. Siamo uno dei comuni "ribelli”. In questo momento ci sono quarantatré comuni che non hanno aderito. Questa è una decisione presa già dalla vecchia amministrazione che noi stiamo portando avanti.
Abbanoa è un grandissimo carrozzone; l’ambito regionale è troppo ampio per soddisfare adeguatamente i bisogni del cittadino, per cui poi si creano dei disservizi incredibili: devi chiamare il numero verde, a volte non rispondono...
Qui invece abbiamo una gestione diretta, c’è un fontaniere, l’utente viene addirittura in farmacia: "Mario, c’è una perdita nel marciapiede”, io telefono a Gianni che dopo mezz’ora ha sistemato il problema. Il problema è che tutti i finanziamenti della rete idrica e fognaria passano attraverso Abbanoa (perché la Regione ha quote per il 51%), per cui noi non riceviamo più un soldo. Gli unici soldi che possiamo gestire sono quelli che incameriamo con le bollette che sono tre volte minori di quelle di Abbanoa. Oggi, se passassi ad Abbanoa, risolverei un sacco di problemi. L’utente però si troverebbe con un disservizio e le bollette triplicate. Anche per allacciare un semplice contatore d’acqua chiedono ottocento euro, mentre noi lo facciamo gratuitamente. Ora la nostra preoccupazione è che essendo Abbanoa in grave perdita, c’è il rischio che la Regione, per ripianare, decida di vendere la gestione dell’acqua a un privato. La nostra paura è quella.
Questo vostro impegno, anche molto concreto, quotidiano, per il bene pubblico, ha un effetto emulativo sui cittadini?
Un po’ sta cambiando la mentalità. A volte si sente dire che è perché qui siamo abituati così. Eppure la stessa persona che qua butta il pezzetto di carta a terra, in Trentino non lo fa. Perché? Perché vede tutto pulito! Per questo per me oggi è una partita decisiva quella di tenere pulite le strade e le piazze. Voglio che nessuno abbia l’opportunità di dire o di pensare: "Tanto è sporco, un pezzo di carta in più non conta”. Proprio ieri -mi raccontava un’assessore- avevano appena finito di pulire la piazza quando è passato un signore e ha buttato a terra una cicca; non c’era una foglia in tutta la piazza. L’assessore non ha nemmeno ripreso quella persona, si è limitato a raccogliere la cicca e a buttarla nel cestino. Tutte le persone affacciate sui bar hanno potuto vedere sia il gesto di quella persona con poco senso civico sia quello dell’assessore. Io credo che queste cose contino. Quello che mi fa impazzire è quando vedo che proprio il lavoratore socialmente utile, dopo aver pulito la piazza, ci butta la cicca: ma come? Domani ci devi ripassare tu a pulire!
Quello che vorrei che succedesse quest’estate è che le persone di Perfugas che generalmente tornano per il due di agosto, che è la festa patronale, vedendomi in giro o in farmacia mi dicessero: "Abbiamo trovato il paese cambiato”. Sarebbe il complimento più grande che potrebbero farmi. Perché i perfughesi che vivono abitualmente qui finisce che non vedono la differenza, ma io spero che chi torna dopo un anno la veda. Ecco, sto aspettando un po’ questo momento.
Quanto guadagna il sindaco di Perfugas?
Circa novecentocinquanta euro di cui gran parte mi va via tra telefono e spese. Non abbiamo la macchina dell’amministrazione; l’abbiamo ordinata l’anno scorso e ci dovrebbe arrivare tra qualche settimana, ma sono otto mesi che giro con la mia macchina, mi sono anche preso una multa!
Proprio l’altro giorno la responsabile dell’ufficio segreteria mi diceva : "Mario, ci sono questi milleduecento euro messi da parte per le missioni, ma non mi hai mai portato uno straccio di ricevuta, un timbro, niente”. Non le ho mai fatte perché non mi interessa. Fino a che non c’è la macchina dell’amministrazione non sto lì a chiedere i trenta euro di rimborso di benzina. Se guadagnavo di più in farmacia? Di sicuro!
Quante ore lavori al giorno?
Non le conto. Ci sono giorni in cui andiamo avanti anche fino alle due del mattino se abbiamo riunioni o dobbiamo preparare qualcosa per il giorno dopo. Quindi inizio alle sette e mezza e non so quando finisco.
Da poco abbiamo rimesso il prelievo del sangue in paese. Prima si andava a Sassari o a Tempio, con grosse difficoltà, soprattutto per le persone anziane. I prelievi mancavano da Perfugas da sette anni. A gennaio di quest’anno siamo finalmente riusciti ad avere un’infermiera dall’Asl. Non facciamo solo le analisi standard del sangue, ma anche il Pt, per quelli che hanno problemi di coagulazione, chi usa il Coumadin eccetera. Prima cosa succedeva? Che erano costretti a faticosi spostamenti, non solo le persone anziane, ma anche i loro familiari.
Ora al martedì i prelievi vengono fatti qua. È una piccola cosa però abbiamo cambiato la vita a sessanta famiglie che non devono più andare a Sassari ogni quindici giorni.
In campagna elettorale quando andavamo nelle case mi hanno rimproverato perché mi dicevano: "Ma tu non ci prometti niente. Gli altri ci ripromettono di tutto..”. Io ho detto: "L’unica cosa che posso promettervi è attenzione nei nostri confronti e impegno da parte nostra. Non ho mai amministrato, non so come troverò le cose in Comune, non so se ci sono soldi”. Io vi prometto che tutto quello che posso fare lo farò. Altro non posso fare.
C’è una signora che mi ha chiamato questa mattina cinque volte perché c’era una perdita d’acqua nel marciapiede. Bene, a giro diretto ho chiamato il fontaniere e siamo andati.
Molte volte facciamo prima ad andare noi direttamente; il dipendente ha i suoi orari, non è che possono scocciarlo a tutte le ore. Se servono due secchi di vernice per rifare le strisce pedonali, anziché passare per l’ufficio tecnico e aspettare una trafila che dura anche due settimane, vado a comprarli io.
Due mesi fa è arrivato un volantino anonimo nelle cassette postali dei perfughesi contro di noi. Il biglietto diceva che l’assessore al bilancio, anziché occuparsi di soldi, è là che raccoglie le foglie secche dal marciapiede, l’assessore ai lavori pubblici, anziché chiedere finanziamenti alla Regione, è a pulire i depositi dell’acqua... Io l’ho preso come un complimento!
Sì, continuo a fare due turni alla settimana del 118. Come autisti, dobbiamo essere pronti a dare una mano, cioè saper fare il massaggio cardio-polmonare e usare il defibrillatore. Questo comporta fare dei corsi ogni sei mesi e l’aggiornamento con esame finale, teorico pratico. Lo faccio da tanti anni e non è che adesso che sono sindaco non posso più farlo; è in un orario in cui non mi crea problemi: la sera che sono di turno, prima di andare a letto, sistemo le mie cose e se mi chiamano si esce...
(a cura di Barbara Bertoncin, Simone Sechi, Mattia Sansavini)
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