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Appello per Berneri

Noi ovviamente non contiamo nulla, ma ciononostante avanziamo una richiesta solenne agli ex-comunisti del Pci (la specifica è necessaria perché ci sono anche gli altri ex-comunisti, quelli del 68, e l’impressione è che i conti con le loro idee e con i loro atti di un tempo li abbiano fatti ancor meno dei primi): convochino un grande convegno sulla figura di Camillo Berneri, grande intellettuale e militante italiano, anarchico eterodosso, antifascista della prima ora e altrettanto rigoroso anticomunista, amico dei fratelli Rosselli, combattente di Spagna, ucciso dai comunisti delle brigate internazionali che ne rivendicarono l’omicidio sul giornale comunista in Francia.
E in questo convegno si faccia luce, finalmente, sul ruolo che ebbe Togliatti in Spagna.
E’ chiedere troppo? E’ una richiesta da pazzi? Forse sì, visto che pensiamo anche che se l’avessero fatto per tempo, negli anni scorsi, forse ora la situazione del nostro paese sarebbe diversa...
E chissà, se mai si dovesse tenere un simile convegno, che non possa svolgersi sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica...

l'altra tradizione

UNA CITTÀ n. 169 / 2009 Novembre

Intervista a Wlodek Goldkorn
realizzata da Gianni Saporetti e Massimo Tesei

FAI IL CONSIGLIERE COMUNALE
La storia del Bund, il partito che organizzava i lavoratori e la vita quotidiana delle comunità ebraiche polacche e che finì con le deportazioni nei campi di sterminio e con la disperata insurrezione del ghetto di Varsavia; Marek Edelman, bundista, medico, dirigente di Solidarnosc... Intervista a Wlodek Goldkorn.

Wlodek Goldkorn, giornalista, di Marek Edelman ha curato, con Rudi Assuntino, Il guardiano, e recentemente, con Adriano Sofri e Ludmila Ryba, L’amore nel Ghetto, per Sellerio. Ci puoi raccontare un po’ che cos’era il Bund? Il Bund era nato nel 1897 a Vilnius, allora nell’impero zarista, una città abitata da polacchi, ebrei, russi, lituani. Esistevano in realtà due Bund, uno nell’impero zarista e un altro nella Polonia tra le due guerre mondiali, dal 1918 al ’39. Quello dell’impero zarista è stato il primo partito socialista della Russia imperiale. Era nato per il semplice motivo che dei lavoratori ebrei, in quel periodo, stiamo parlando degli anni ’90 dell’Ottocento, avevano cominciato a organizzarsi, più o meno come tutti gli altri lavoratori in Europa. Forse si può dire che erano più propensi degli altri abitanti dell’Impero a organizzarsi, perché i lavoratori ebrei vivevano nelle città, erano in genere più istruiti, in quanto -i maschi almeno- sapevano leggere e scrivere, altrimenti, essendo la preghiera in ebraico lettura, non si sarebbe potuto pregare. In più, rispetto ad altri lavoratori, avevano il problema di vivere in un paese in cui l’antisemitismo faceva parte della dottrina ufficiale dello Stato. Gli ebrei in quanto infedeli erano considerati in qualche modo nemici della patria e dello zar. E così nacque il partito. Che cosa si può dire di più? Un problema che loro si pongono subito, immediatamente, è quello dei pogrom. Nel 1902 c’è un’ondata di pogrom e l’autodifesa diventa una necessità. E non è un problema di autodifesa dei quadri del partito, ma di un’intera popolazione esposta ad atti di violenza. Quindi non è terrorismo, anche se c’è un elemento terroristico forte in questa vicenda. Così si formano squadre di combattimento armate che combattono contro chi fa i pogrom. L’uso della violenza è fondamentale per la storia del Bund ed è fondamentale anche per la figura di Marek Edelman, contrariamente a tutte le cose che possono essere dette sul pacifismo, sui buoni sentimenti, e così via. In che senso c’entrava anche il terrorismo? Ci sono anche atti di terrorismo che sono molto importanti per la conquista della dignità. Nel 1902, la manifestazione del 1° maggio a Vilnius viene dispersa dalla polizia e alcuni arrestati vengono flagellati sulla pubblica piazza. Allora, per vendetta, un giovanissimo apprendista calzolaio, di nome Hirsh Lekert, tenta di ammazzare il governatore di Vilnius von Wahl. Lo ferisce solo leggermente, viene catturato, condannato a morte e impiccato. Ora, tra la gente del Bund questa storia aveva fatto una grande impressione e Hirsh Lekert era diventato un eroe popolare, intorno al quale era nata una leggenda, si componevano canzoni, ballate. Allora i capi e gli ideologi del Bund, pur essendo marxisti e quindi contrari agli atti di terrorismo individuale, si allinearono al sentimento popolare e cominciarono a rivendicare quell’atto. Tu dici che pur professando un’ideologia erano molto pragmatici. E’ giusto dire così? Sì, ho fatto l’esempio dell’atteggiamento verso il terrorismo, ma ce ne sono tanti altri. Il loro rapporto tra la teoria e la prassi (per usare parole in uso 30 anni fa) era il contrario esatto del bolscevismo o di un’ideologia. Per esempio riguardo al problema della lingua. Il Bund, a un certo punto, ai primi del Novencento, dichiara che lo yiddish è la lingua nazionale degli ebrei, si batte per l’autonomia degli ebrei all’interno dell’impero zarista, un’autonomia legata non al territorio bensì alla cultura: un’autonomia nazional-culturale. Un intellettuale populista, Chaim Zhitlovski, che non era proprio un bundista, scrisse: "Noi non siamo il 4% di qualcosa, cioè dell’impero zarista, ma siamo il 100% di noi stessi…
”. D’altro canto il Bund era un partito che si diceva internazionalista e a rigor di logica, se tu sei internazionalista, non... [ continua ]

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