Emmanuel Todd, storico e antropologo, è ricercatore presso l’Ined, l’Istituto Nazionale di Studi Demografici di Parigi. Il libro cui si fa riferimento è Dopo l’impero, Marco Tropea Editore, 2003. Nel 2004 in Italia è stato tradotto anche L’illusione economica, la cui pubblicazione in Francia, presso Gallimard, è del 1998.

Nel tuo ultimo libro annunciavi il declino dell’impero americano. A distanza di due anni e all’indomani della rielezione di Bush, è cambiato qualcosa?
Comincerò da ciò che in quella ricognizione si è rivelato vero. Credo intanto che i dati oggettivi si siano dimostrati corretti in termini di predizioni, anzi c’è stata addirittura un’accelerazione, in particolare nello sbilanciamento economico del sistema americano. Il deficit commerciale è diventato, se possibile, ancora più drammatico: oggi si aggira infatti attorno ai 700.000 miliardi di dollari. L’indebolimento degli Stati Uniti poi diventa ancora più preoccupante se si considera la crescita del deficit degli scambi di prodotti ad alta tecologia.
Anche gli economisti conservatori ortodossi sono rimasti molto sorpresi dall’irreversibilità di questo trend: l’indebolimento del dollaro non è stato d’aiuto all’esportazione americana. Insomma, nonostante il dollaro sia al collasso, l’export non è nemmeno in una fase di stagnazione, è addirittura diminuito. Questo segnala una sorta di debolezza strutturale del sistema americano che anche la gente comincia a percepire.
Ecco, se c’è una novità è rappresentata dal fatto che gli stessi americani stanno cominciando a rendersi conto degli aspetti in ombra del mito dell’economia americana. E se pensiamo che il vero mito americano è proprio quello economico, beh, non è una novità da poco. Ciò che oggi impedisce al dollaro di crollare è il comportamento responsabile e coscienzioso delle banche centrali cinesi e giapponesi.
Dicevi che recentemente sono accadute delle cose importanti e significative anche sul piano simbolico…
Uno dei punti di svolta per me è stata la costruzione del nuovo Airbus. Non sono sicuro che sia stata pienamente compresa la portata di questo evento, che cosa questo significhi dal punto di vista americano: il più grande aereo civile al mondo è stato prodotto in Europa, e quindi i boeing scompariranno, il 747 è già diventato obsoleto. Per gli storici futuri questa sarà considerata una data importante perché significa che il centro di gravità economico è tornato nel Vecchio mondo, non solamente in Europa, ma nell’Eurasia.
Se poi proviamo a selezionare, isolare, alcuni indicatori statistici normalmente utilizzati per misurare l’indebolimento di una nazione, e in questo caso l’autodistruzione del sistema economico e sociale americano, c’è un’altra sorpresa: ieri guardando le ultime notizie dell’agenzia Reuters su internet ho scoperto che il tasso di mortalità infantile negli Usa è in crescita .
Questo per me è un indicatore molto importante. Fu infatti la crescita dei tassi di mortalità infantile a farmi predire il collasso dell’Unione Sovietica.
In Dopo l’Impero, avevo già parlato del tasso di mortalità infantile che negli Stati Uniti era relativamente alto (mi sembra fosse al 17° posto, quindi piuttosto in basso nella scala) e segnalavo come l’America non fosse così ricca come sembrava. A quel tempo tuttavia avevo imputato l’aumento all’incremento della mortalità infantile tra i neri americani, infatti considerando l’intera popolazione americana, il tasso era ancora in discesa. Ebbene, ora è globalmente in crescita e questo è molto preoccupante. Ogni settimana abbiamo quindi nuovi segnali dell’indebolimento, del collasso del sistema americano. Questo è un argomento molto poco piacevole. Assistere alla disgregazione di quella che era una società sana e di benessere è triste. Ma come storico del futuro, come prospettivista, devo ammettere che sono sollevato, non mi ero sbagliato…
Nel libro tuttavia traevi delle conclusioni ottimiste, mentre oggi paventi l’aggressione all’Iran…
E’ vero. Non solo, dicevo che non aveva più senso parlare di impero americano. Le stesse imprese belliche le avevo definite azioni di “militarismo teatralizzato”. Un militarismo, cioè, finalizzato a farci dimenticare la crescente debolezza degli Usa e a far rimanere vivo il mito di un’America al centro del mondo…
Del resto, se si guarda al vero potere militare, la Russia è ancora lì, anche la Francia ha la capacità di resistere alla minaccia nucleare, possiede armi di distruzione di massa e questo fa una grossa differen ...[continua]

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