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UNA CITTÀ n. 182 / 2011 Marzo

Intervista a Fateh Kimouche
realizzata da Francesca Barca

IL VICINO TRANQUILLO...
Un sito che si occupa di consumatori musulmani, ma anche di cittadinanza, religione e laicità; un mercato, quello che gira attorno all’halal, dalle cifre astronomiche e che sta salvando tante aziende francesi; i segni di integrazione che non si vogliono vedere e la troppa enfasi sul burqa. Intervista a Fateh Kimouche.

Fateh Kimouche gestisce il sito Al-Kanz. org che si occupa di consumatori musulmani. Da qualche anno gestisce il portale Al-Kanz, rivolto ai consumatori musulmani. Com’è nata questa esperienza? L’idea di Al-Kanz in qualche modo ce l’avevo nella testa fin dai tempi del mio dottorato in Filosofia politica, che tra l’altro non ho concluso: mi mancava solo la stesura della tesi, ma mi sono trovato con una famiglia a carico e quindi con il bisogno impellente di lavorare. A quel punto mi sono detto che i sette anni di formazione potevano bastarmi. è vero, in Francia il titolo di studio è fondamentale per trovare lavoro, però proprio non potevo, anche se sapevo bene che per mia madre sarebbe stata una grande soddisfazione avere un figlio dottore. A quel punto ho deciso di aprire un blog. Un primo blog l’avevo aperto nel 2001 quando ero in Erasmus in Svizzera: si trattava di un blog di quartiere. Questo si focalizzava invece sulla problematica dei consumatori musulmani che, tra l’altro, è un tema che in fondo si lega ai miei studi. La mia tesi (non conclusa) era infatti sulla questione dell’individuo in Platone e devo dire che le problematiche dell’epoca in fondo sono le stesse di oggi: laicizzazione, democrazia, il posto dell’individuo nella società, nella nazione…
Ecco, quando parlo del consumatore musulmano faccio riferimento a questa cornice, a queste tematiche. Il "posto” dell’individuo e del consumatore musulmano nella società chiama infatti in causa molti concetti: quello dello spazio della religione, la cittadinanza, il fatto di essere "autoctoni”, cioè nati in quella terra specifica. Ad esempio, oggi si può essere un musulmano "regionale” (nel senso di tipico, territoriale, ndr) . Nell’ottobre del 2006 ho dunque lanciato il portale Al-Kanz. org. Grazie a un programma di statistiche che le calcolava male (per cui gli accessi mi sembravano di più di quelli che erano effettivamente) , ho pensato: "Ce la posso fare”. Mi dicevo che se avessi potuto guadagnare anche solo mille euro al mese dalla mia attività sarebbe stato perfetto. Nell’ottobre del 2008 sono stato ammesso, con mia grande sorpresa, a un percorso di formazione per diventare imprenditore. Dico con sorpresa perché quando si evoca l’Islam non è che escono gli uccellini cinguettando ed è tutto rosa. Al contrario, la prima associazione di idee con "Islam” è "attentato”. Comunque ci ho provato, anche se con un certo stress. Dopo un anno ho lanciato la società e di lì a poco ho iniziato a viverci. Oggi posso dire di essere un blogger professionista. Come funziona Al Kanz. org? Il sito esiste dalla fine del 2004. In quel momento era una piattaforma di "dono” e "scambio” di oggetti. Dietro c’era un principio diciamo "ecologico”, volto a evitare gli sprechi e a rispettare il pianeta. Questi sono tra l’altro valori che traggo dalla mia religione: come uomo e come musulmano ho dei principi. Il primo è che la terra non mi appartiene e anzi "ha un diritto su di me”. Questa formula è piuttosto ricorrente nell’Islam. Si dice, ad esempio, che la strada "ha un diritto su di me”. Ricorda la polemica sorta attorno al fatto che i musulmani pregavano per strada? C’era la destra che diceva: "è inammissibile! ” e la sinistra che ribatteva: "Non è un problema…
quei poverini non hanno moschee”. Beh -per rispondere alla destra- in realtà il comune aveva dato un’autorizzazione. (E comunque in Francia tutti i fine settimana i mercatini di antiquariato bloccano le strade) . Ma non è questo il punto perché in realtà noi, come musulmani, non abbiamo il diritto di pregare per strada, perché non abbiamo il diritto di disturbare la gente. Questo per lo stesso principio secondo il quale il tuo vicino "ha un diritto su di te”. C’è un hadith del Profeta che sentenzia: "Non è credente colui il cui vicino non è tranquillo”. L’obiettivo di quest’affermazione non è evidentemente... [ continua ]

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