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Lettere dalla Tunisia

di Micol Briziobello

Lettere dalla Cina
di Ilaria Maria Sala


"Sono, queste di Ilaria Maria Sala alla redazione di "Una città”, delle vere lettere ad amici, in cui racconta e si racconta. Racconta le sue giornate e le sue esperienze in un tono molto familiare. Ma le sue pagine ci fanno scorgere una Cina vera, con la sua gente (gli Han, ma anche gli Uiguri e i Tibetani e gli altri), e il continuo muoversi velocemente di uomini e donne in città sempre più grandi. Forse quella che cresce di meno fra tutte è proprio Hong Kong, il cui espandersi è limitato da confini fisici, geografici. Città più tranquilla, e ancora oggi più libera: per questo, probabilmente, Ilaria ha scelto di viverci". Continua qui.

internazionalismo

UNA CITTÀ n. 192 / 2012 Marzo

Articolo di Stephen Bronner
tradotto da Andrea Furlanetto

OMAGGIO A DIEGO
Desiderate vedere con i vostri occhi la molla segreta della rivoluzione sociale? Guardate agli affreschi di Rivera. Desiderate sapere come sia l’arte rivoluzionaria? Guardate agli affreschi di Rivera. (Leon Trotsky)

Diego Rivera divenne il beniamino di New York City quando, dal tardo dicembre del 1931 al gennaio del 1932, si tenne una mostra dei suoi murales al Museo di Arte Moderna di New York. I movimenti della classe operaia erano all’epoca assetati di arte rivoluzionaria per fare fronte a una crescente minaccia reazionaria. Diego riempiva il vuoto. La mostra fece scalpore: superò tutti i record di affluenza. Nel novembre del 2011 il Moma ha provato ha riproporre il passato con la stessa mostra di lavori di Rivera: durerà fino a maggio 2012. Ma questa volta la risposta è stata molto sottotono. Scherzando per metà, ho persino suggerito ad un paio di influenti attivisti radunati intorno a Wall Street che un’"occupazione” potrebbe essere opportuna. Sfortunatamente però nessuno dei giovani conosce Diego Rivera. E questo riflette un problema cruciale della sinistra contemporanea. È difficile promuovere il radicalismo senza conoscere la tradizione radicale così come è difficile creare il nuovo senza conoscere il vecchio. O, per dirla in altro modo, rivoluzione non è apocalisse. Diego e i suoi compagni questo lo avevano capito. Lo avevano capito meglio, in effetti, dei loro contemporanei delle avanguardie europee. I futuristi, gli espressionisti e i surrealisti progettavano l’apocalisse identificando il non-conformismo con la politica. Mettevano alla prova la soggettività contro la reificazione e scompaginavano le esperienze della vita quotidiana attraverso la distorsione, il montaggio e la ricostruzione della tela. I futuristi sottolineavano il bisogno di velocità e spietatezza; gli espressionisti abbracciavano il pathos e lo spirito dell’umanità; e i surrealisti fondevano conscio e inconscio -Marx e Freud- nel dare forma a quella che Andrè Breton definiva una "politica del desiderio”. Questi movimenti avanguardisti aprivano nuovi scenari per artisti futuri e per nuove possibilità esperienziali. Ma non coinvolgevano mai le masse. Altri ebbero più successo. Visitarono l’Europa e si mischiarono con le avanguardie nei caffè bohémien di Barcellona, Berlino e Parigi negli anni 20. Diego Rivera e i suoi amici considerarono il carattere rivoluzionario e politico della loro arte in modo molto differente. Possono anche essere stati profondamente influenzati da Cezanne e dai suoi (politicamente non attivi) seguaci cubisti. Ma loro hanno mischiato le nuove conquiste tecniche con l’eredità di pittori indigeni come Jorge Posada. Il nuovo radicale si mischiava con il passato radicale nei lavori di Diego Rivera e dei suoi amici. La sua ora famosa moglie, Frida Kahlo, dipingeva autoritratti luminosi e ricostruzioni di scene quotidiane belle e inquietanti. David Alfara Siqueiros produceva minacciosi dipinti propagandistici e ha lasciato un mucchio di murales incompiuti. C’era anche José Clemente Orozco, i cui singolari lavori evidenziano non solo una frustrata visione cristiana di redenzione ma anche un profondo attaccamento alla battaglia degli oppressi e all’esperienza dell’oppressione in Messico. Né Diego né i suoi compagni sapevano granché dei conflitti politici che infuriavano nell’Internazionale comunista nel periodo tra le due guerre, per non parlare delle teorie di Marx, Lenin o Trotsky. La maggior parte di loro entrava e usciva dal Partito comunista, e Siqueiros giocò anche un ruolo importante nel complotto per assassinare Trotsky. Altri, come Kahlo e Rivera, si associarono con il grande rivoluzionario prima del suo sfortunato esilio in Messico. Né Diego né Frida erano ossessionati dall’immediatezza o dall’effetto scioccante fine a se stesso, come nel caso, ad esempio, della famosa scena dell’occhio tagliato nel film Il cane andaluso (1929) di Luis Bunuel e Salvador Dalí. Consci di sé in quanto "artisti rivoluzionari” (nel doppio significato del termine) e combattendo nella stessa banda durante gli anni eroici della Rivoluzione russa, Rivera e... [ continua ]

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archivio
Le loro storie...

L’infanzia in un villaggio della Galilea e poi gli studi artistici e l’incontro con Emile Habibi, intellettuale, padre della letteratura palestinese dell’assurdo; l’importanza di raccontare la verità, a tutti i costi; le traversie del documentario "Jenin, Jenin” che gli ha procurato l’accusa di vilipendio... Intervista a Mohammad Bakri.

La grande disfatta

L’aumento delle truppe in Iraq e l’apertura ai Sunniti sono mosse ormai tardive. Il rischio di una disfatta peggiore del Vietnam. La rinuncia ai sogni imperiali ed egemonici dell’America. L’Iraq deciderà chi sarà il prossimo presidente. L’inevitabile scelta di sedersi a un tavolo con l’Iran. Intervista a Andrew Arato.

Se si tocca lo statuto

Un sito nato per offrire alle donne uno spazio di discussione libera; il rischio che la reazione al "femminismo di stato” di Ben Alì, imposto dall'alto, porti ora a una islamizzazione dei maschi e al ritorno al velo per tante giovani donne; i cambiamenti del costume inarrestabili; il tabù dell'ateismo, che resta. Intervista a Khalil Gdoura e Bayrem Zouari.

Cooperazione sostenibile

Una cooperazione troppo spesso pensata e decisa lontano dai paesi interessati; l’esperienza dell’Osservatorio dei Balcani, per un’informazione che contribuisse alla formazione dei cooperanti; il grande cambiamento introdotto dalla "dottrina” Clinton, volto a egemonizzare le future vie dell’energia. Intervista a Luca Rastello.

L'essenza del patriarcato

L’errore, all’indomani della Liberazione, di imputare tutti i problemi alla colonizzazione e l’incapacità di far fruttare il capitale della lingua francese; una laicità che stenta ad affermarsi e la convinzione che la questione decisiva, anche per la democrazia, sia l’emancipazione femminile; intervista a Mohammed Harbi.

A manifestare in toga..

Quando è scoppiata la rivoluzione, in strada, a manifestare contro Ben Ali, c’erano anche giudici e avvocati; un sistema, quello della giustizia tunisina, da riformare profondamente, in tutte le sue articolazioni, a cominciare dai poliziotti; la fase della giustizia, a cui deve seguire la riconciliazione. Intervista a Wahid Ferchichi.

Islam, martirio e suicidio

Cosa spinge tantissimi ragazzi, e anche ragazze, musulmani ma a volte anche cristiani, ceceni, pakistani, libanesi, palestinesi e di tanti altri paesi, ad andare a morire per far morire altri uomini?

L'era dell'individuo

Una dinamica profonda, con al centro il conflitto fra ortodossia e modernizzazione, preesistente alla stretta del 2009, ha bisogno di tempo per svilupparsi; il 70% della popolazione sotto i trent’anni; a scanso di effetti boomerang la questione nucleare deve essere ispirata a valori universali e di equità. Intervista a Pietro Marcenaro.

Di fango e paglia

Il valore inestimabile della chirurgia di base in situazioni di povertà; piccoli ospedali dove più che le attrezzature conta l’esperienza del personale maturata sul campo; situazioni di estrema necessità che aumentano l’”acume clinico” e il concetto fondamentale di "costruzione di capacità”. Intervista a Giuseppe "Pino” Meo.

Il vicino tranquillo...

Un sito che si occupa di consumatori musulmani, ma anche di cittadinanza, religione e laicità; un mercato, quello che gira attorno all’halal, dalle cifre astronomiche e che sta salvando tante aziende francesi; i segni di integrazione che non si vogliono vedere e la troppa enfasi sul burqa. Intervista a Fateh Kimouche.

Un Islam europeo

A Drancy, dove convivono una forte comunità musulmana, ma anche piccole comunità ebraiche, cattoliche e protestanti, è in corso un esperimento di dialogo interreligioso; il problema dei finanziamenti delle moschee e quello, altrettanto cruciale, della formazione degli imam. Intervista a Hassen Chalghoumi.

Il male dell'America

Il mostruoso deficit commerciale Usa e l’aumento della mortalità infantile sono solo alcuni degli indicatori del declino americano. L’Europa sta salendo al vertice delle preoccupazioni americane. Dopo la catastrofe irachena la razionalità spingerebbe a miti consigli, ma nella storia, e nell’uomo, esiste l’irrazionalità e questa spinge verso l’Iran. Un’oligarchia che non ha quasi più nulla di democratico. Intervista a Emmanuel Todd.
L’ethos imperialista

La fallimentare avventura irachena, tutt’ora senza sbocchi, ideata e decisa ben prima dell’11 settembre, quando la destra americana si convinse che, con la fine della Guerra Fredda, all’America si presentava un’occasione irripetibile per affermare anche territorialmente l’impero. La convinzione americana che l’Europa non fa paura. La novità della legalizzazione della tortura. Intervista a Philip Golub.
La sinistra patriottica

Dopo l’11 settembre una parte della sinistra americana s’è fatta contagiare dalla febbre patriottica. L’impossibilità di inseguire la destra, di far compromessi, sul terreno dei valori dominanti negli stati del sud: "God, Guns, Gays”. La necessità di tornare ai valori pragmatici della giustizia sociale. Un cosmopolitismo che oggi può trovare in internet uno strumento straordinario. Intervista a Stephen Eric Bronner.
La sinistra indecisa

Una sinistra che è stata incapace di simpatizzare con le vittime dell’11 settembre e che poi di fronte al Patriot Act che rompeva il quadro dei diritti costituzionali non ha saputo che gridare al fascismo. La sottovalutazione del problema della sicurezza. Col rigetto della guerra in Iraq la sinistra rischia di rigettare ogni possibile uso della forza. Il rischio di elezioni libere in Egitto. Intervista a Michael Walzer.
I due elettricisti

Perché trent’anni di occupazione ingiusta dei Territori palestinesi hanno favorito il progresso economico e sociale dei palestinesi. La possibilità di lavorare in Israele, di esportare e importare i prodotti locali, l’inizio degli investimenti dei palestinesi in diaspora e degli stranieri. Il disastro della seconda Intifada. Il problema della sicurezza, che per Israele viene prima di tutto, e che rischia di far naufragare ogni progetto di sviluppo. I nuovi imprenditori palestinesi, giovani dei Territori che si sono guardati in giro... Intervista a Ephraim Kleiman.
Il funzionario dell'Ohio

America mostro imperialista o forza complicata? Le due sinistre americane che non si parlano più. L’errore grave di non condannare Saddam Hussein. Il problema di un partito democratico che in tante zone del paese non è presente sul territorio. L’attacco della destra alle istituzioni ‘ancora democratiche’ come le università attraverso la denuncia di presunte discriminazioni. Intervista a Todd Gitlin.
La neo-umma

Una rivoluzione silenziosa che ha visto crescere in Europa una presenza musulmana sempre più consistente. Il senso di esclusione dei giovani e la radicalizzazione jiadista di una parte, per ora esigua, di loro. L’immaginario di una neo-umma minacciata da un Occidente demonizzato. Il senso di umiliazione vissuto tramite la tv. Immolarsi, non già per il paradiso, ma per una causa sacra. Intervento di Farhad Khosrokhavar.
Teocrazia
e imperial presidency

La teologia del "dominionismo”, che nega ogni separazione fra stato e religione e che sulla base di una lettura letterale della Bibbia vorrebbe che il Dio cristiano dominasse la vita degli uomini, pur non dichiarando apertamente i propri scopi, è sempre più diffusa negli Stati Uniti. Il pericolo di un aumento delle prerogative presidenziali. Un dialogo sulla destra religiosa fra Riccardo Gori-Montanelli e Aaron Thomas.


Ora che i mariti
sono tornati

Le donne palestinesi stanno discutendo di come far valere i loro diritti nella futura costituzione. Il problema dell’inter-pretazione della legge islamica, finora al maschile. L’esempio illuminato tunisino e la beffa subita dalle donne algerine. La tradizione inventata del velo e il rischio che la donna diventi oggetto di negoziato fra islamici e Olp. Il grande realismo della donna araba. La possibile delusione sugli accordi. Intervista a Ruba Salih.
Colei che vede chiaro

Le donne algerine, dopo aver sfidato in questi anni il terrorismo integralista difendendo la vita quotidiana delle donne, dopo essere andate a votare in massa dimostrando quanto fossero false le analisi che prevedevano un bagno di sangue, ora si stanno organizzando per la lotta politica contro quell’infame codice della famiglia che le condanna ad essere minorenni a vita. Intervista a Khalida Messaoudi.
Khalida e le altre

Sosteniamo la lotta di Khalida Messaoudi e delle altre femministe algerine.
La madre, Chicago, Harvard...

L’originalità di politiche e gesti di Barack Obama non si esaurisce nel suo carisma e nell’uso della rete, ma affonda nell’infanzia segnata dalla madre antropologa, nell’esperienza di organizzatore di comunità e ad Harvard. La figura e il ruolo di Saul Alinsky e l’importanza dell’arte di ascoltare. Intervista a Marianella Sclavi.

Il potenziale
di cambiamento

L’Amministrazione di Obama si sta dimostrando aperta al dialogo, non islamofoba e capace di criticare Israele. La questione, intricata, di Pakistan e Afghanistan. L’importanza di tenere alta l’attenzione in Iran, senza però interferire. L’impegno del ritiro dall’Iraq, ormai improrogabile.
Intervista a Stephen Bronner.
La guida turistica
del Kosovo

Appunti di viaggio.
Di Paolo Bergamaschi
Presidente Obama: invictus?

lettera dall'America
di Gregory Sumner
La nostra casa

Quella mattina, poco dopo la fine della guerra, in cui si presentarono tre palestinesi e chiesero di dare un’occhiata alla "loro” casa, la difficile scelta di farli entrare e poi la nascita di un’amicizia e la decisione di fare della propria casa una "open house” per israeliani e palestinesi.
intervista a Dalia Landau.
Due sarte togolesi

Un’associazione, Seniores, che mette insieme professionisti prossimi alla pensione disponibili a viaggiare e a trasmettere gratuitamente l’esperienza accumulata nel corso della vita e l’idea di due sarte di fare un corso di alfabetizzazione femminile nel mercato principale di Lomé...
Intervista a Paola Piva.
Posso sempre
andare in Ecuador!

All’indomani delle elezioni locali, in cui questa volta hanno votato anche i serbi, il Kosovo si presenta come un paese "quasi normale”; il paradosso di un paese al centro dell’Europa i cui abitanti non possono andare da nessuna parte e i problemi di un’economia che stenta a partire.
Intervista a Vjosa Dobruna.
Madre di Yakub

L’esperienza di un’associazione, Humans Without Borders, che cerca di far curare bambini palestinesi ammalati in ospedali israeliani, facendoli passare fra i tanti posti di blocco; l’imperativo morale che spinge tanti israeliani a far qualcosa per i palestinesi pur in un contesto politico di disperazione.
Intervista a Jennie Feldman.
In Cecenia è genocidio?

Il 20% della popolazione uccisa, il 50% profuga. Un terrorismo di Stato circondato dal silenzio di una stampa imbavagliata. La disperazione dei ceceni. L’indifferenza colpevole dell’Europa. Intervista a Olivier Dupuis.

Bob Dylan a Teheran

Democrazia in Iran, difesa dei diritti umani, dare voce a chi vuol diffondere le proprie idee, sono gli obiettivi di una radio fondata da iraniani emigrati che trasmette dall’Olanda; un sito con un milione e mezzo di passaggi al mese, molti dei quali dall’Iran dove sono attivi 62.000 blogger... Intervista a Kamran Ashtary.





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