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L'eccidio di Forlì
Nel 1933 io stavo finendo il liceo, l’era nazista stava iniziando. Di circa 20 alunni ero l’unica ebrea e fino ad allora avevo avuto un buon rapporto con i miei compagni. Essendo brava nei temi in lingua tedesca, e soprattutto in francese e in inglese, ma uno zero in matematica, eravamo costretti ad aiutarci a vicenda. Le cose cambiarono bruscamente dopo il 1933. ...



ricordarsi

UNA CITTÀ n. 82 / 2000 Gennaio

Articolo di Anna Bravo, Fabio levi

LO SGABUZZINO BUIO
Cosa sanno della shoà i ventenni di oggi? Una ricerca svolta all’Università di Torino con un gruppo di liceali offre una traccia preziosa di lavoro. Perché bisogna evitare di colpevolizzare in partenza i ragazzi. L’importanza delle nozioni e la lotta al pregiudizio, che non è mai vinta per sempre. Interventi di Anna Bravo e Fabio Levi.

Il 2 dicembre 1999, si è tenuta a Torino una giornata di studio su un’indagine condotta tra 200 allievi del primo anno del Corso di laurea in Scienza delle comunicazioni di Torino. Il questionario, pubblicato nel volume a cura di Fabio Levi, I ventenni e lo sterminio degli ebrei, Silvio Zamorani editore, si proponeva di toccare questioni diverse. Parte delle domande sono state pensate nell’intento di raccogliere innanzitutto qualche informazione sulle caratteristiche del gruppo cui si rivolgeva; altre avevano l’obiettivo di misurare il grado di conoscenza dei fatti, al fine di operare qualche verifica mirata, ad esempio cosa sanno i ventenni di oggi riguardo al numero di ebrei annientati, o ancora su quello che accadde in Italia; nello stesso tempo si voleva indagare sulla presenza di eventuali stereotipi più o meno radicati, in particolare sull’immagine degli ebrei di fronte alle persecuzioni naziste. Un terzo gruppo di domande aveva invece lo scopo di delineare un quadro delle fonti attraverso le quali si è diffusa tra i ragazzi intervistati la conoscenza dello sterminio e la consapevolezza della sua importanza. Le domande che aprivano il questionario avevano infine l’obiettivo di valutare quale fosse l’idea d’insieme che ognuno aveva dello sterminio, valutando più in particolare quale fosse il peso delle componenti emotive sulla capacità di articolare precisi interrogativi. Seguono gli interventi di Fabio Levi e Anna Bravo. Fabio LeviVorrei prima di tutto spiegare come è nato e che cos’è il libro di cui stiamo discutendo. Alla prima lezione di uno dei corsi di Storia contemporanea dell’anno scorso alla Facoltà di Lettere di Torino, i 200 studenti presenti hanno tutti risposto a un questionario su vari aspetti dello sterminio degli ebrei negli anni della seconda guerra mondiale. Poi un gruppo di loro, insieme al docente, ha trascritto le risposte, riflettendo sul loro significato, ma soprattutto cercando di trovare un modo per riproporle agli altri in forma organizzata e comprensibile. E’ nato così un libro che, composto e stampato in tempi strettissimi, è stato distribuito e discusso all’ultima lezione. Il libro voleva essere una sorta di specchio: intendeva cioè offrire a tutti quelli che avevano compilato il questionario la possibilità di rispecchiarsi nelle risposte degli altri, ma anche di misurare il proprio atteggiamento, così come era maturato nel corso del semestre, su quello della prima lezione. Lo stesso potranno fare coloro i quali, in altre scuole e in altre situazioni, avranno occasione di rispondere alle stesse domande. Potranno confrontare il proprio punto di vista con quello del gruppo che ha realizzato il libro: un gruppo peraltro con caratteristiche assai particolari, trattandosi di studenti quasi tutti ventenni, in grande maggioranza provenienti dai licei e iscritti a un corso di laurea fra i più ambiti dagli studenti in questo momento: quello di Scienze della comunicazione. Dicevo che il libro di cui ci stiamo occupando è una sorta di specchio, ma è anche a mio avviso un ricchissimo caleidoscopio di immagini, idee, giudizi e, proprio per questo, di informazioni sui ragazzi che hanno risposto al questionario. Prima però di proporre qualsiasi valutazione nel merito penso valga la pena chiederci quale debba essere l’atteggiamento più giusto da assumere nei confronti delle innumerevoli risposte riportate via via nelle pagine del volume; o, meglio ancora, credo sia il caso di riflettere su ciò che non bisogna assolutamente fare esaminando un materiale del genere e, più in generale, quando si affronta il tema dello sterminio nazista in un’aula scolastica. Senza alcun dubbio la prima cosa da non fare è scandalizzarsi per gli errori più o meno consistenti commessi dai nostri interlocutori nel rappresentare quello che è successo, o per le loro difficoltà a porre i vari problemi in modo adeguato. Un atteggiamento del... [ continua ]

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archivio
Le tombe vuote

La straordinaria e forse unica esperienza delle Madres de Plaza de Majo, che a partire dal loro essere madri alla ricerca dei propri figli si sono fatte carico di tutti i desaparecidos e, in fondo, del futuro dell’Argentina, a cui sono riuscite a restituire l’onore perduto negli anni bui. Intervista a Letizia Bianchi e a Giannina Longobardi.

La buccia delle mele

L’odissea di un giovane ebreo belga, di famiglia sefardita turca, nell’Europa delle deportazioni e "l’assurdo” di Auschwitz; la voglia di vivere e la diffidenza per i ricordi che demoralizzano; le difficoltà, dopo la liberazione, per ritrovarsi e l’indifferenza delle autorità turche; la questione del ladino. Intervista a Haïm Vidal Séphiha.

8 maggio 1945

Una data sulla quale si incrociano memorie diverse: l’inizio di un periodo di pace per l’Europa occidentale, l’inizio dell’occupazione sovietica per quella orientale, il massacro di Setif per i magrebini; l’istituzionalizzazione della memoria crea anche conflitti; la necessità di un’attualizzazione della memoria.
Intervista a Enzo Traverso.
Arrivarono a Auschwitz a piedi

Un interesse, quello per gli zingari, nato per caso, e proseguito nella frequentazione del campo. La scarsa copertura storiografica dello sterminio nazista. Il difficile rapporto con la memoria di una cultura orale. Un pregiudizio diffuso anche a sinistra.
Intervista a Paolo Finzi.

I rituali inutili

La memoria che oggi sembra perdersi nell’attualità, nel consumo degli oggetti, nel non aver più tempo per prendersi una pausa; il ruolo anche positivo dell’oblio che si intreccia con quello del ricordo. La funzione di un di gesto, o di un oggetto mediatore, che sposta, spiazza, apre al ricordo e al dialogo. La pena può essere proprio nello sguardo dell’altro che sa; la scoperta delle complicità.
Intervista ad Andrea Canevaro.


Ruanda
Un gruppo di scrittori africani ha vissuto per due mesi in Rwanda per poi raccontare il genocidio. Il problema che pone l’uso della fantasia letteraria e di lingue leggibili da pochissime persone. Le responsabilità storiche gravissime delle potenze coloniali e quelle politiche, altrettanto gravi, della Francia rispetto al genocidio. Il pregiudizio razzista che l’Africa sia un problema in sé, che sia diversa.
Intervista a Boubacar Boris Diop.

La vergogna
della tortura

Le ferite riportate dalle torture non si cancellano, restano, continuano a riaprirsi in un silenzio dovuto, spesso, alla vergogna per aver abbandonato i cari o per aver subìto violenze psicologicamente devastanti. Un fardello di cui non ci si potrà mai liberare del tutto. E’ lo psicoanalista a dover avvicinarsi alle barriere. L’importanza di far venire alla luce la storia.
Intervista a Anna Sabatini Scalmati.

Non provavo colpa, vergogna sì

L’intervento-intervista di Hans Koschnik al convegno di Sarajevo sulla memoria.
La cospirazione del silenzio

Il silenzio e l’indifferenza che fanno più male della persecuzione. Il trauma che infetta l’individuo, ma anche la famiglia, il vicinato, una nazione. L’importanza del risarcimento, della restituzione, della riabilitazione, della commemorazione. Parlare e raccontare è la condizione fondamentale per ogni ricostruzione. L’intervento di Yael Danieli ad un convegno a Tuzla su "trauma e memoria".
Lo sgabuzzino buio

Cosa sanno della shoà i ventenni di oggi? Una ricerca svolta all’Università di Torino con un gruppo di liceali offre una traccia preziosa di lavoro. Perché bisogna evitare di colpevolizzare in partenza i ragazzi. L’importanza delle nozioni e la lotta al pregiudizio, che non è mai vinta per sempre.
Interventi di Anna Bravo e Fabio Levi.

Il quotidiano di allora

Un viaggio a Auschwitz e Birkenau di studenti romani, accompagnati da ex-deportati, organizzato dal comune di Roma nel tentativo di coniugare storia, memoria e spirito di cittadinanza in una città che ha conosciuto le deportazioni. La realtà dei luoghi visti nei film. Il rischio che il concetto di unicità ostacoli la riflessione dei ragazzi.
Intervista a Fiorella Farinelli.
Piccoli pezzi di vita

Il problema drammatico di una memoria che non passa più nell’esperienza quotidiana e familiare. Lo spettacolo dell’orrore che rischia di suscitare rimozione e banalizzazione. Il surrogato dei film usati dalla scuola per consegnare la verità ai giovani. Arrivederci Ragazzi e Schindler’s list.
Di Andrea Canevaro.







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