Logo Una Città
i nostri libri
Vai al catalogo completo dei libri
i reprint

Da “Pagine di diario” di Alba de Cespedes


UNA CITTÀ n. 238 / 2017 aprile

Articolo di Alba de Cespedes

Ricordiamo la liberazione con le "pagine dal diario" di Alba de Cespedes
Il reprint è tratto da “Pagine di diario” di Alba de Cespedes, alla vigilia della liberazione di Roma.

18 ottobre 1943 Al mattino, si dormiva ancora, rifugiati nel triste polveroso ufficio delle imposte a Torricella, quando udimmo bussare affannosamente alla porta. Il viso incolore di Carmela, la ragazza del piano di sotto appariva acceso da una nuova agitazione: «Presto, scappate subito, i tedeschi hanno circondato l’aia dei Peligni, hanno preso gli uomini, tutti, e adesso stanno salendo quassù». Ci vestimmo in pochi minuti, forse tre, quattro, neppure il tempo di prendere con noi qualche indumento e via, Franco, Aldo e io, di corsa per le scale. Qualcuno già gridava: «Eccoli, si sente arrivare il camion». Il corso, le stradette sassose percorse correndo, tra altra gente che correva, e io che avrei voluto fermarmi per tirare il fiato, poi pensavo: debbo farcela, non voglio lasciare gli altri, e seguitavo a correre con un coltello cacciato nella milza. Certi ragazzi fuggivano salvando i pochi averi in una cesta e tutti spiavano se il nastro bianco della strada provinciale si macchiasse delle loro auto giallastre. Orecchi tesi al minimo ronzio. Lasciammo passare qualche mezzo corazzato, noi acquattati sotto il livello della strada provinciale, poi, presto, correndo, la traversammo fulmineamente, d''''un balzo quasi, e fummo finalmente in un sentiero tra i campi. Aldo disse: «Bisogna raggiungere il bosco della Defensa, nessuno verrà a cercarci laggiù». Dopo meno di tre ore eravamo rifugiati nella masseria di Trecolori, solitaria al limite del grande bosco. Trecolori è un vecchio contadino, scimmiesco e furbo, vissuto per dodici anni in Pensilvania. Non aveva posto per noi; già, presso il focolare, erano numerosi suoi parenti, calati dai paesi vicini per sfuggire alle razzìe, e alcuni sedevano sui sacchi di farina, altri ammucchiati in terra ci guardavano muti. «Potrete dormire in una stalla, a cinquecento metri da qui. Tanto sarà per una sola notte». Siamo qui da cinque giorni, ormai. Si dorme in un tugurio mezzo stalla mezzo legnaia, pagliericcio a terra, e la sera accendiamo il fuoco. Una porta sgangherata ci nasconde a mala pena la vista del cielo. È molto freddo. Ognuno di noi dorme ravvolto in una coperta, anche la testa ravvolta, per scaldarci col nostro fiato. Sette uomini sono rifugiati in questa stalla, io indosso calzoni e vivo con loro al modo di un compagno. Siamo appesi a un passo, a un fruscio. Se c''''è pericolo, se i tedeschi scendono a razziare le masserie, qualcuno, sempre in vedetta, lancia il fischio convenuto, una voce. Il segno d''''allarme rimbalza fulmineamente di rifugio in rifugio fino quaggiù, al limite del bosco. Subito, rotolando pei campi arati, caliamo al torrente, lo traversiamo, saliamo nel bosco, ci nascondiamo nel folto degli alberi e dei cespugli. Restiamo lì, zitti, immobili, talvolta sotto la pioggia per ore. Non so come faremo se verrà il freddo più acuto. Non abbiamo cappotti, neppure una maglia di lana. Gli inglesi sono ancora a Termoli, la battaglia è durissima. Talvolta nella campagna, verso il tramonto, passano come ombre i prigionieri alleati diretti al Sangro. Vogliono raggiungere le loro linee, ma riuscire è difficile. Li fermiamo sperando di avere da loro qualche notizia. Sono sorpresi di trovare quaggiù, al centro della terra, qualcuno che parli la loro lingua, conosca i loro paesi. Poi li seguiamo con l’occhio, mentre si allontanano, e attraverso di loro è come se gettassimo un grido d’aiuto: che vengano, che ci liberino. Non abbiamo altro conforto che le notizie portate a voce da Torricella dove qualcuno ascolta Radio Londra nascosto in una cantina. Intanto la stagione incalza, bisognerà preparare un rifugio nel bosco se si dovessero passare molte ore sotto la pioggia. 19 ottobre 1943 Ieri sera Peppino è arrivato di corsa, terrorizzato. Aveva passato otto ore in una legnaia, senza respirare, quasi. A Torricella ieri mattina d''''improvviso sono arrivati i tedeschi, hanno bloccato le strade, hanno... [ continua ]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.Se sei un abbonato on-line, o hai acquistato un Pacchetto di interviste o articoli clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento on-line o il Pacchetto di interviste.

Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento on-line gratuito!


archivio

Matteotti a Londra
Gino Bianco, 1984

Leonida Bissolati
Francesco Ruffini, 1920

Un uomo
I Siciliani, 1984

La Quindicina
Lo stato moderno, 1945

Il vecchio Cervi
Luigi Einaudi, 1954

Saluto a Gobetti
Max Ascoli, 1926

Federalismo...
Gaetano Salvemini, 1945

Invito alla cultura
Camillo Berneri, 1924

Elena, Nide, Libera...
Bianca Ugo, 1945

Dialogo su Israele
Giovanni Russo, 1962

Per una scuola nell'Agro...
L'Unità, 1914

Dopo Proudhon
Nicola Chiaromonte, 1945

Un libertario dimenticato
Enzo Tagliacozzo, 1957

Una pensione
Adele Cambria, 1965

La nascita di GL
Emilio Lussu

Ho rivisto Mussia
Susanne Leonhard, 1951

Il Campanile di Codogno
Giulio Maccacaro, 1975

Ho litigato con...
Giorgio Levi Della Vida

Una previsione sbagliata
Giorgio Levi Della Vida

Defenestrazione mancata

Giorgio Levi Della Vida

Ai miei amici di Romagna
Andrea Costa. 1879

Anticlericalismo

Camillo Berneri, 1936

Disobbedienza civile
Henry David Thoreau, 1849

Ai lettori
Mari Pannunzio, 1966

Il contadino italiano
Gaetano Salvemini, 1952

Un po' di prefazione
Saverio Merlino, 1898

Una federazione europea
Eugenio Colorni. 1944

Da un vecchio fallito
Andrea Caffi, 1935

Cocò all'università...
Gaetano Salvemini. 1909

Siamo tutti dei violenti
Nicola Chiaromonte, 1969

La sua discrezione...
Alberto Moravia

Togliatti in Spagna
Gino Bianco, 1964

Riflessioni sul socialismo
Andra Caffi





chiudi