Logo Una Città
i nostri libri
Vai al catalogo completo dei libri
i reprint

UNA CITTÀ n. 191 / 2012 febbraio

Articolo di L'Unità

PER UNA SCUOLA NELL'AGRO ROMANO

Le scuole dell’Agro romano, di cui si parla ogni tanto -e anche noi ce ne siamo più volte occupati- sono pochissimo conosciute, causa le difficoltà d’accesso in plaghe senza strade e causa l’inerzia fìsica degl’italiani (gli sportivi non vi troverebbero né premi né applausi) . Esse lavorano nell’oscurità, come il nostro popolo nella patria sua e nelle altrui, e solo dopo anni se ne avverte la somma di lavoro compiuto. Ma la seminagione che un gruppo di animosi ha sparso per l’Agro romano e per le Paludi pontine, comincia già a mostrare i primi frutti. Poiché lo scopo dei fondatori non era soltanto di dare ai contadini più miseri e più oppressi d’Italia il fondamentale strumento della vita civile ch’è l’alfabeto. Troppo piccolo frutto sarebbe un certificato di proscioglimento dall’obbligo scolastico per le fatiche morali e fisiche che devono sostenere i maestri dell’Agro, questi esploratori e colonizzatori di cervelli e di coscienze. E altro i contadini stessi domandano alla scuola. O tutto o nulla. O il maestro riuscirà a conquistar la loro fiducia e diventar il loro sindaco e curato e medico o tutore; o se ne vada! O la scuola porterà loro anno per anno una piccola conquista, dentro e fuori di loro stessi, o se ne disinteressano e la diserteranno. Se non che le domande e i diritti dei contadini coincidono di rado cogl’interessi immediati dei proprietari di corta veduta; quasi mai cogli interessi degli affittuarii sospinti a cavare rapidamente tutto quel che possono dalla terra e dall’uomo durante i soli nove anni d’affitto; mai con quelli del caporale, l’arruolatore dei guitti, che li tiene schiavi senza contratto scritto, cogli anticipi e coi debiti. Ecco perché l’opera del maestro dell’Agro così lentamente raggiunge il suo programma completo e deve contentarsi del certificato di proscioglimento, già difficile esso stesso a causa dello spostamento continuo e il dissolvimento delle scolaresche. Ma quando lo raggiunge, si ha l’opera bellissima del villaggio di Concordia. La fondazione di questo villaggio intorno alla scuola è uno dei fatti più belli e notevoli della vita nazionale contemporanea. (La cronaca dei giornali della Grande Italia non ne ha parlato, perché aveva da illustrare gli scandali dei processi passionali) . Si tratta di una scuola -il primo fabbricato scolastico rurale in provincia di Roma, costruito col denaro dei contadini e con gli aiuti dei generosi di tutta Italia; e intorno alla scuola, come una volta intorno alla chiesa, si sono raccolte le case dei lavoratori, è sorto un nuovo centro stabile in una vasta zona dove impera tuttora il nomadismo dell’alto medioevo- e anche questo, senza aiuti dello Stato, senza il bisogno di quelle leggi speciali che servono così bene a turlupinare il prossimo. E a designare la pace avvenuta, ad opera della scuola, fra gli abitanti del vecchio comune e i nuovi venuti, fino a ieri trattati come forestieri, al villaggio fu dato nome Concordia. Piccolo fatto anche questo. Ma ne risentiremo parlare, scommettiamo, quando i nostri grossi soggetti di cronaca saranno esauriti e dimenticati, e ne parleranno probabilmente i nostri nepoti. Frattanto ne parla sommessamente ai pochi uomini desiderosi di bene e pensosi dell’avvenire, che conta tuttora l’Italia, la seguente circolare che abbiamo letta con grande commozione e che teniamo ad onore della nostra piccola Unità di potere far circolare in un pubblico un po’ largo. Egregio Signore, Or son due anni ci rivolgemmo agli amici delle Scuole per i Contadini allo scopo di potere col loro aiuto costruire un locale scolastico in muratura in un villaggio di capanne, per il quale gli abitanti avevano messo insieme con grande sforzo una modesta somma. Una parte del progetto fu subito attuata grazie al generoso concorso di privati e di enti pubblici e la prima aula della scuola di Colle di fuori (territorio di Rocca Priora) -il primo edifizio... [ continua ]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.Se sei un abbonato on-line, o hai acquistato un Pacchetto di interviste o articoli clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento on-line o il Pacchetto di interviste.

Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento on-line gratuito!



archivio

Matteotti a Londra
Gino Bianco, 1984

Leonida Bissolati
Francesco Ruffini, 1920

Un uomo
I Siciliani, 1984

La Quindicina
Lo stato moderno, 1945

Il vecchio Cervi
Luigi Einaudi, 1954

Saluto a Gobetti
Max Ascoli, 1926

Federalismo...
Gaetano Salvemini, 1945

Invito alla cultura
Camillo Berneri, 1924

Elena, Nide, Libera...
Bianca Ugo, 1945

Dialogo su Israele
Giovanni Russo, 1962

Per una scuola nell'Agro...
L'Unità, 1914

Dopo Proudhon
Nicola Chiaromonte, 1945

Un libertario dimenticato
Enzo Tagliacozzo, 1957

Una pensione
Adele Cambria, 1965

La nascita di GL
Emilio Lussu

Ho rivisto Mussia
Susanne Leonhard, 1951

Il Campanile di Codogno
Giulio Maccacaro, 1975

Ho litigato con...
Giorgio Levi Della Vida

Una previsione sbagliata
Giorgio Levi Della Vida

Defenestrazione mancata

Giorgio Levi Della Vida

Ai miei amici di Romagna
Andrea Costa. 1879

Anticlericalismo

Camillo Berneri, 1936

Disobbedienza civile
Henry David Thoreau, 1849

Ai lettori
Mari Pannunzio, 1966

Il contadino italiano
Gaetano Salvemini, 1952

Un po' di prefazione
Saverio Merlino, 1898

Una federazione europea
Eugenio Colorni. 1944

Da un vecchio fallito
Andrea Caffi, 1935

Cocò all'università...
Gaetano Salvemini. 1909

Siamo tutti dei violenti
Nicola Chiaromonte, 1969

La sua discrezione...
Alberto Moravia

Togliatti in Spagna
Gino Bianco, 1964

Riflessioni sul socialismo
Andra Caffi





chiudi