Nata a Parigi nel 1909 in una famiglia ebraica laica e agiata, già a dieci anni si definiva “bolscevica”. Ebbe come professore di liceo il saggista Alain, umanista e amico di Paul Valèry, il più intellettualistico fra i maggiori poeti del Novecento europeo. Simone insegnò poi filosofia in un paio di scuole femminili impegnandosi anche in attività sindacali e corsi serali per minatori. Alla sua compagna di scuola e più tardi sua biografa, Simone Pétrement, aveva confessato spavaldamente di non amare gli operai solo per spirito di giustizia: “Li amo naturalmente, trovo che sono più belli dei borghesi”.
Nel 1932, poco più che ventenne, passa alcuni mesi a Berlino e scrive una serie di articoli di straordinaria acutezza sugli errori della sinistra tedesca, sia comunista che socialdemocratica, incapace di contrastare l’ascesa di Hitler. Nel 1934 lavora a uno dei suoi saggi fondamentali, Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione (pubblicato postumo solo nel 1955) che, partendo da Marx e utilizzandone il materialismo, ne critica come mitologiche le idee di progresso e di rivoluzione. Critica perciò anche il rivoluzionarismo di Malraux e Bataille, di cui scrive: “La rivoluzione è per lui il trionfo dell’irrazionale, per me del razionale, per lui la liberazione degli istinti, per me una moralità superiore”. Già nel saggio del 1934 su oppressione e libertà scrive:
Mai l’individuo è stato così completamente abbandonato a una collettività cieca, e mai gli uomini sono stati più incapaci non solo di sottomettere le loro azioni ai loro pensieri, ma perfino di pensare. I termini di oppressori e di oppressi, la nozione di classe, tutto ciò sta perdendo ogni significato, tanto sono evidenti l’impotenza e l’angoscia di tutti di fronte alla macchina sociale, diventata una macchina per demolire i sentimenti e schiacciare gli spiriti, una macchina per fabbricare incoscienza, stupidità, corruzione, ignavia e soprattutto vertigine. La causa di questo doloroso stato di cose è molto chiara. Viviamo in un mondo dove nulla è a misura umana; c’è una sproporzione mostruosa tra il corpo umano, lo spirito umano e le cose che costituiscono attualmente gli elementi della vita umana: tutto è squilibrio. Non esiste categoria, gruppo o classe di esseri umani che sfugga completamente a questo squilibrio divorante (...) In concreto certe unità di misura sono rimaste finora invariate, come il corpo umano, la vita umana, l’anno, la giornata, la rapidità media del pensiero umano. Ma la vita attuale non è organizzata a misura di queste cose.
E poi:
Nell’ambito del lavoro, sono le macchine ad assumere le funzioni essenziali (...) là dove la funzione di coordinamento e di direzione è troppo gravosa per l’intelligenza e il pensiero di un individuo solo, viene affidata a una strana macchina, i cui pezzi sono esseri umani, i cui ingranaggi sono regolamenti, rapporti e statistiche, e che si chiama organizzazione burocratica (...) Le macchine automatiche si presentano come il modello del lavoratore intelligente, fedele, docile e coscienzioso. E i meccanismi burocratici arrivano a sostituire i capi.
Infine:
Il sistema capitalista si orienta interamente verso una conquista distruttrice. Gli strumenti della lotta economica, pubblicità, lusso, corruzione, investimenti enormi basati quasi esclusivamente sul credito, smercio di prodotti inutili con procedimenti quasi violenti, specu ...[continua]
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