Niente nella storia accade effettivamente due volte, e pochi grandi eventi si rivelano delle farse: troppo sangue viene versato, troppe distruzioni. Gli eventi storici sono singoli e unici. Eppure più un evento è importante più può servire da punto di riferimento per il futuro. 
La crisi di sovranità che ha accompagnato la nascita della Repubblica di Weimar ha generato profonde crepe che avrebbero influenzato gli eventi successivi, compreso il trionfo di Hitler. Le visioni contrastanti della sinistra nel 1918 sono state i prodromi dei conflitti interni che hanno sabotato la Repubblica spagnola durante la sua brutale guerra civile del 1936-38, portando a Franco e che poi hanno intaccato la difesa della democrazia cilena di Salvador Allende contro il colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti nel 1973, che avrebbe condotto all’insediamento di Pinochet. 
Gli eventi tedeschi sono stati narrati e interpretati molte volte da storici eccellenti e il presente contributo non mira a presentare nuovi materiali o a risolvere i sofisticati dibattiti tra di loro. La ragione che mi spinge a tornare a quei fatti è che il 1918 rappresenta un esempio di sovranità in conflitto e fornisce una lezione importante riguardo ai pericoli del settarismo di fronte ad una minaccia fascista.
Sia la destra sia la sinistra hanno vissuto momenti in cui era necessario prendere decisioni cruciali. Prendiamo la Repubblica di Weimar: il suo crollo non era inevitabile. Questo vale per tutti gli eventi citati. Ogni crisi è stata però scatenata da un deficit di sovranità causato dal conflitto tra le forze popolari che tentavano di tener fede alla rivoluzione e i liberal-socialisti che difendevano la Repubblica, mentre le forze antidemocratiche di destra, aiutate dai militari, si radunavano ai lati. 
In Germania gli eventi si sono sviluppati più lentamente e dopo che la crisi del 1918-19 sembrava esser stata risolta. Il periodo di calma dal 1923 al 1928 è stato travolto dalla Grande Depressione del 1929. Nonostante questa spaventosa crisi mondiale, si sarebbe però comunque potuto evitare il peggio. I comunisti, la sinistra estrema, eminenti liberali e gran parte dell’avanguardia bohemienne degli anni Venti, così come i "responsabili” di centro-destra, i monarchici e i leader militari, gli anti-nazisti intenti a creare una "Rivoluzione conservatrice”, ignorarono tutti una semplice verità politica: difendere la repubblica e resistere al nazismo rappresentavano la medesima e unica lotta. A destra invece, non c’è mai stata alcuna intenzione di abbracciare la democrazia, e a sinistra la possibilità di un fronte solidale è stata messa a repentaglio dal rancore generato proprio dalla crisi di sovranità dal 1918. Questo punto richiede alcune riflessioni ulteriori.

Con la sconfitta della Germania nella Prima guerra mondiale, il Kaiser Guglielmo II abdicò e il regime imperiale sembrò scomparire in un battito di ciglia. La sconfitta militare era stata uno shock, al quale la popolazione non era stata preparata e questo contribuì ad alimentare il mito, abbracciato dalle organizzazioni di ultra-destra (e antisemite), che la Germania fosse stata tradita in patria. I colpevoli non erano solo gli ebrei, ma anche i liberali, i socialdemocratici e tutti quelli più a sinistra, i pacifisti e i bohemien "criminali di novembre” che i nazisti avrebbero in seguito indicato come "ebrei bolscevichi” che cospiravano per creare una "Repubblica ebraica”. Le voci di questa "pugnalata alle spalle” avevano perseguitato il nuovo regime e la sua crisi di sovranità. La Repubblica di Weimar non aveva avuto altra scelta se non quella di firmare l’odioso Trattato di Versailles che costringeva la Germania a cedere parti del suo territorio e i suoi possedimenti imperiali, ridurre drammaticamente la dimensione del suo esercito e  accettare di risultare come la sola responsabile della guerra. E di pagare per questo.

Peggio: la guerra aveva infranto quella "unione di ferro” tra la classe dei lavoratori e i suoi riconosciuti rappresentanti sin dal 1890 -il Partito socialdemocratico tedesco (Spd). Passato da una setta di qualche migliaio di persone ad un movimento di quattro milioni prima del 1914, per una serie di ragioni, i suoi rappresentanti parlamentari avevano a larghissima maggioranza appoggiato la dichiarazione di guer­ra. Il dissenso era sorto quasi immediatamente e nel 1916 i suoi attivisti di punta erano stati espulsi e avevano formato il "Par ...[continua]

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