Cari amici,
a volte, ci sono questioni che si pensa di conoscere e che si accantonano, forse perché si ha l’impressione di sapere quello che c’era da sapere, e che invece rispuntano fuori presentandosi in modo completamente diverso, e forniscono così spunti di riflessione importanti.
Mi è successo nelle scorse settimane. Riguarda la faccenda delle donne cinesi coi piedi fasciati, un tema che avevo sempre trovato troppo raccapricciante per volermene occupare -grata che sia un’usanza del passato, e che le donne oggi non la debbano più subire. Sapete di cosa sto parlando, vero? A partire più o meno dagli inizi della dinastia Song (960-1279) alle bambine cinesi venivano spezzati i piedi, piegandoli in due in modo che le dita dei piedi si ritrovassero sotto al plantare, e poi fasciati stretti stretti in modo da impedire loro di crescere. Spesso, diventate ragazze, le donne si toglievano le fasce. Se le dita erano state fratturate, non faceva una gran differenza; nel caso in cui la procedura fosse stata fatta in modo meno truculento, invece, i piedi restavano deformi ma potevano ritornare un po’ più naturali. Poi, intorno al periodo del matrimonio, ecco che le fasce rispuntavano fuori, e le donne di nuovo avevano piedini piccoli, della dimensione di "fiori di loto”. Fino a poco tempo fa la teoria accettata era che la pratica aveva avuto origine per imitazione di cortigiane e danzatrici, che si fasciavano per l’appunto i piedi in una versione un po’ più cruenta e permanente delle scarpette da ballo. Gli uomini cinesi avrebbero trovato la cosa assolutamente inebriante, e quindi, per fare un buon matrimonio, ecco che i piedi femminili venivano sacrificati. Sempre secondo la teoria più nota, l’incapacità delle donne di camminare a lungo, in particolare senza essere sorrette, aiutava anche a mantenerle virtuose, impedendo loro di avere troppi grilli per la testa. Chiuse in casa, traballanti in un modo per qualche motivo reputato erotico, le donne cinesi riuscivano ad essere sia l’incarnazione di pratiche sessuali un po’ spinte, che l’esempio di una castità da clausura. La narrazione classica vuole che il costume fosse inizialmente diffuso in particolare fra le donne di ceto sociale alto, imitate in seguito dalle contadine, nel tentativo di darsi un tono. Già da questa rapida ricostruzione, non credo che vi stupisca perché io non mi sia mai sentita troppo attratta dall’approfondire il tema. 
Bene, questo resoconto è ora in via di demolizione -grazie a studiose, sia in Cina che all’estero, che hanno cercato di ricostruire la vita delle donne con i piedi fasciati. Una studiosa di Harvard, Melissa Brown, ha messo insieme un gruppo di ricerca che a partire dagli anni Novanta ha intervistato alcune migliaia di anziane signore con i piedi fasciati. (La pratica è stata interrotta nei primi decenni del secolo scorso). Altri, come la ricercatrice Wu Lingwei e il professore Fan Xinyu, ora all’università di Bonn e di California rispettivamente, hanno approfondito le statistiche di produzione del cotone mettendole in relazione con la pratica della fasciatura dei piedi. 
Non entro troppo nei dettagli più minuti, ma la conclusione di questi studi, pur con metodi così diversi, è che i piedi delle donne venivano fasciati, in particolare quando si trattava di piedi di bambine vivaci, affinché queste non andassero in giro a correre e saltellare ma rimanessero a casa a filare, a tessere o ricamare, contribuendo al reddito familiare. Una volta diventate più grandi, non c’era bisogno di costringerle al chiuso con metodi così bruschi, ed ecco che le fasce venivano via. 
Avvicinandosi il momento del matrimonio, quando era importante convincere la famiglia del marito che la promessa sposa sarebbe stata una lavoratrice indefessa, tornavano le fasce. Poi, man mano che l’industrializzazione ha reso obsoleto questo tipo di lavoro manuale femminile, svolto con maggiore efficenza in fabbrica, le donne si sono liberate i piedi per lavorare come operaie, o come contadine. Attività portate avanti con maggior profitto a piedi "naturali”. 
Un comportamento così diffuso, e praticato per quasi un millennio, naturalmente aveva significati diversi a seconda che venisse adottato da donne di campagna o di città, da ricche o da povere, e le due ricerche a cui ho fatto riferimento offrono dettagli su questo. Ma, in generale, l’idea che donne poco abbienti, per le quali lavorare non era un optional, si rendessero inabil ...[continua]

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