“Miagolare l’idioma degli umani è tabù”. Così recitava la legge dei gatti, e non perché loro non avessero interesse a comunicare. Il grosso rischio era nella risposta che avrebbero dato gli umani. Cosa avrebbero fatto con un gatto parlante? Sicuramente lo avrebbero chiuso in una gabbia per sottoporlo a ogni genere di stupidi esami, perché in genere gli umani sono incapaci di accettare che un essere diverso da loro li capisca e cerchi di farsi capire. I gatti sapevano, per esempio, della triste sorte dei delfini, che si erano comportati in modo intelligente con gli umani e così erano stati condannati a fare i pagliacci negli spettacoli acquatici. E sapevano anche delle umiliazioni a cui gli umani sottopongono qualsiasi animale che si mostri intelligente e ricettivo con loro. Per esempio i leoni, i grandi felini, obbligati a vivere dietro le sbarre e a vedersi infilare tra le fauci la testa di un cretino; o i pappagalli, chiusi in gabbia a ripetere sciocchezze. Perciò miagolare nel linguaggio degli umani era un grandissimo rischio per i gatti.
(Luis Sepùlveda da Storia di una Gabbianella
e del Gatto che le insegnò a volare)
Visita al cimitero acattolico di Roma
in memoria
Una Città n° 294 / 2023 agosto
Articolo di Luis Sepulveda
La visita è al cimitero acattolico di Roma
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Una Città n° 316 / 2026 febbraio
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“Che cosa ho io a che fare con gli schiavi?” (ti moi sun douloisin) è il noto motto, di lingua greca, che Piero Gobetti adottò come simbolo della sua casa editrice. Le parole originariamente utilizzate da Vittorio Alfieri esprimo...
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