Elisabeth Seebacher vive a Arcé di Pescantina in provincia di Verona.

Allora, mio nonno materno veniva da una famiglia contadina e non so se fosse il secondo o terzogenito, comunque quando sposò mia nonna prese in affitto un maso di proprietà dei monaci benedettini di Bolzano, in alta montagna ad Avigna, e si trasferirono là. Ebbero 9 figli, due dei quali, però, morti subito dopo la nascita; con l’ultimo morì anche mia nonna, di emorragia. Per cui mio nonno rimase con 7 figli. E quei monaci cosa pensarono? Che uno con 7 figli non sarebbe riuscito a mantenere il maso, per cui glielo tolsero, mandandolo allo sbaraglio e costringendolo così a separarsi dai figli.
A quel punto, mia mamma, che era la secondogenita e aveva 12 anni, fu mandata da qualcuno che per bontà di dio, si diceva, la prendesse per usarla come manodopera; fu presa in un maso abbastanza grande, andava a scuola regolarmente, però si doveva alzare presto alla mattina per aiutare a lavorare, e poi doveva badare ai bambini al pomeriggio.
C’è una certa gerarchia sui masi; quelli un po’ grandi che potevano permettersi più personale, oltre ai familiari, avevano generalmente sei persone fisse, più i lavoranti. Per cui avevi tre maschi e tre femmine, in più avevi un maschio per la stalla e un pastorello. Questa era la norma se il maso era medio. Per cui a 14 anni mia mamma era stata persa come "serva piccola", perché c’è la "serva piccola", la "serva media" e la "prima serva". La serva piccola faceva tutti i lavoretti piccoli in giro; la serva media aveva un altro tipo di compiti, la prima serva invece era molto più legata alla collaborazione con la contadina o alla sostituzione della contadina. Cioè avevano tutti un lavoro ben definito; lo stesso da parte maschile: il servo piccolo era quello che veniva mandato a fare di tutto, pulire la stalla, la casa, la corte...
Una volta che tutta la famiglia era a tavola, generalmente le donne non sedevano con gli altri, ma stavano in cucina, perché erano assegnate al servizio dei maschi. In più era il capofamiglia, cioè il contadino, che definiva i tempi del mangiare: quando lui iniziava a mangiare, tutti potevano iniziare, anche se le donne, appunto, dovendo comunque prestare servizio, mangiavano ben poco, in particolare quella adibita al servizio, normalmente la più piccola, che, dovendo correre avanti e indietro, non riusciva mai a sfamarsi.
Mia mamma infatti anche adesso mangia velocemente, le è proprio rimasta quest’ansia di non riuscire a mangiare a sazietà.
Tra l’altro non c’erano i piatti singoli, il piatto era al centro per tutti, così se tu non eri pronta ad allungare il tuo cucchiaio, nessuno badava a te e, comunque, appena il contadino metteva via il cucchiaio, dovevi smettere di mangiare, e tutti dovevano alzarsi, sazi o meno che fossero. Anche i bambini erano vittime di un tale sistema, perché nel resto della giornata era tutto preciso, rigoroso, razionato, ai bambini non veniva allungato neanche un pezzo di pane se avevano fame, non era previsto.

D’altra parte il maso è un piccolo mondo autosufficiente e per essere tale, a 1500 metri di altezza, deve, per forza di cose, essere molto rigoroso. Può anche essere che fosse solo patriarcato, non so. Fatto sta che quel periodo per mia mamma è stato tutt’altro che roseo. Tra l’altro anche la paga erano un paio di calze, che comunque lavorava lei (però la lana non era sua), un pezzo di stoffa per farsi un vestito e poche lire, ma veramente poche, per le prime necessità. Per un servo la paga era quello che ti garantiva la sopravvivenza: tu avevi da mangiare, da dormire, non facevi lo zingaro, però di più non potevi avere. Il pagamento annuale avveniva la sera del 2 febbraio. E lì c’era di nuovo una cena buona: canederli bianchi, spek, crauti, i dolci col miele e i semi di papavero, un po’ di panna, e anche un po’ di vino.

Posso parlare della giornata tipo come me l’hanno raccontata. Ci si alzava chi alle 3, chi alle 4, secondo la bontà del contadino; chi era adibito al lavoro in stalla, doveva andare a pulire e dare da mangiare alle bestie; questo era compito dei maschi, mentre mungere era compito delle donne.
Poi si andava a colazione, che consisteva normalmente in una "mosa" (mus in tedesco), che era un pastroccio cotto di latte, acqua, farina e farina di granoturco. C’era una pentola apposita dove veniva cotta questa mosa e veniva servita regolarmente a colazione, insieme a del brodo; il caffè allora era sconosciuto. E poi c’era pane fatto in casa, pane duro f ...[continua]

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