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Una Città 162/2009
USCIRE E VEDERE LA DEVASTAZIONE...
Intervista a Eyad El Sarraj di Barbara Bertoncin
Gaza, all’indomani del ritiro israeliano, è un luogo di desolazione materiale e psicologica; la preoccupazione per i traumi, soprattutto quelli dei bambini, e per i loro effetti futuri. Intervista a Eyad El Sarraj.

Una Città 162/2009
I GESTI GIUSTI
Intervista a Manlio Milani di Massimo Tesei
Il mancato accertamento giuridico della verità sulle stragi, di cui comunque si sa tanto, oltre a lasciare un vuoto pauroso nella storia del paese, condanna i familiari delle vittime a un processo senza fine di vittimizzazione; i riconoscimenti mancati da parte dello Stato; l’importanza di capire i tragitti dei colpevoli. Intervista a Manlio Milani.

Una Città 162/2009
LA BANCA
Intervista a Annibale Osti di Barbara Bertoncin
Un lavoro profondamente mutato nel tempo, dagli uffici dove si studiavano i dati dell’affidabilità dei clienti, all’intermediazione fra banca e cliente, alla vendita dei prodotti finanziari fino al prestito al consumo... La scomparsa delle casse di risparmio i cui direttori incontravano il cliente al bar o al circolo. Intervista ad Annibale Osti.

Una Città 162/2009
QUEL QUADRETTO...
Intervista a Marco Baliani di Joan Haim
Due spettacoli teatrali nati dal lavoro coi ragazzi di strada di Nairobi. Il dramma dell’Aids dietro cui si cela una realtà fatta di violenza, ma soprattutto di una miseria estrema, che non lascia tempo alle relazioni né all’amore. La passione, ma anche la fatica del percorso, che resta più importante del risultato. Intervista a Marco Baliani.

Una Città 162/2009
DEMOCRAZIA IN MEDIO ORIENTE?
Intervista a Marina Ottaway di Valentina Pasquali
La cultura democratica si fa con la democrazia e ogni processo democratico è un’attività di gruppi; l’incapacità degli Stati Uniti di capire l’importanza di partiti politici, anche se religiosi, come quello marocchino o quelli egiziani; il disastro iracheno e l’inevitabilità di un dialogo con l’Iran. Intervista a Marina Ottaway.

Una Città 162/2009
I MORTI DIMENTICATI
Intervista a Sergio Sinigaglia di Gianni Saporetti
L’importanza di ricordare anche tutti i giovani che negli anni 70 persero la vita per mano delle forze dell’ordine o dei neofascisti; il rischio di un “noi e loro” ormai fuorviante, ma anche comprensibile finché resteranno pagine oscure nella storia di quegli anni; l’incontro fra Lo Russo e il carabiniere Tramontana. Intervista a Sergio Sinigaglia.

Una Città 162/2009
8 MAGGIO 1945
Intervista a Enzo Traverso di Francesca Barca
Una data sulla quale si incrociano memorie diverse: l’inizio di un periodo di pace per l’Europa occidentale, l’inizio dell’occupazione sovietica per quella orientale, il massacro di Setif per i magrebini; l’istituzionalizzazione della memoria crea anche conflitti; la necessità di un’attualizzazione della memoria. Intervista a Enzo Traverso.

Una Città 162/2009
IL PRIVILEGIO DELLA FEDE
Intervista a don Pierre Riches di Gianni Saporetti
Dagli agi di un’infanzia ebraica passata nella magica Alessandria, agli studi a Cambridge ai tempi di Wittgenstein, alla conversione al cattolicesimo e all’ordinazione sacerdotale; poi il Concilio a fianco del cardinale Tisserand, le docenze in giro per il mondo, i tanti amici... La fedeltà alla chiesa dei sacramenti. Intervista a don Pierre Riches.

Una Città 161/2009
I TRENTENNI DEL 2027
Intervista a Bruno Anastasia di Barbara Bertoncin
La crisi che colpisce la Terza Italia delle piccole fabbriche può anche essere un’opportunità; gli immigrati restano disoccupati perché più presenti nei settori più colpiti; nonostante saldi annuali attivi di immigrazione continueranno inesorabilmente a crescere gli anziani rispetto alla popolazione attiva. Intervista a Bruno Anastasia.

Una Città 161/2009
LORO DICONO: "TORNIAMO A CASA"
Intervista a Keser Velibor di Barbara Bertoncin
L’arrivo in italia in fuga dalla guerra in Bosnia, al seguito di un fratello che aveva trovato lavoro nel vicentino; il primo permesso, come “turisti”, e poi i tanti lavori fino alla decisione di metter su un’impresa edile che oggi conta dieci operai, quasi tutti bosniaci; la nostalgia di casa, che col tempo cresce. Intervista a Keser Velibor.