Patrizia Geymonat è sindaco di Bobbio Pellice un comune della provincia di Torino, in Val Pellice.


Lei è sindaco di Bobbio Pellice, un comune di poco più di 500 abitanti della Val Pellice, che però è il più esteso del Piemonte...
Sono sindaco dalla metà del 2009, quando sono state fatte le ultime amministrative, sono stata eletta con la Lista Civica. Avevo avuto già un’esperienza, soddisfacente, nel mandato precedente come assessore alla Cultura.
Bobbio Pellice è un piccolo comune che confina con la valle del Queyras, in Francia. Si tratta, effettivamente, di un micro-comune: la popolazione è di 564 abitanti. E devo dire che, purtroppo, quello demografico è un cruccio: negli ultimi anni si è registrato un calo notevole nella popolazione.
Bobbio Pellice è un comune di montagna: il nucleo centrale è sui 700 metri sul livello del mare, ma abbiamo punte molto alte, anche fino ai 1700 metri. Tanto è piccolo per popolazione, tanto è grande per estensione: da questo punto di vista è il più grande del Piemonte. E questo implica vantaggi e svantaggi. La manutenzione del territorio, da questo punto di vista, è una delle questioni decisamente più importanti: abbiamo grandi boschi, rifugi alpini e località turistiche ad alta quota.
Bobbio è nel cuore delle Valli Valdesi...
Questa è la zona dove c’è stato il Glorioso Rimpatrio, cioè il rientro dei valdesi dopo l’esilio svizzero. Proprio nel nostro comune si trova il monumento di Sibaud, che è ancora un riferimento per il mondo valdese.
A Bobbio Pellice, poi, abbiamo due chiese, una cattolica e una valdese. La grande maggioranza della popolazione è valdese, da sempre. C’è anche la chiesa cattolica e c’è un’ottima convivenza. Ora abbiamo un problema con la parrocchia, nel senso che il parroco ha cessato la sua attività e lo dividiamo con Villar Pellice, ma viene solo d’estate, quando ci sono più turisti.C’è una fortissima identità valdese.
Benché con i decenni tutto si diluisca, c’è un modus vivendi legato alla storia del valdesi, che è una storia dura, di gente dedita all’agricoltura, al lavoro... c’è una forte etica del lavoro. E poi questa grande fortuna della tradizione valdese, che è l’investimento, da sempre, sulla cultura e sull’istruzione. Per cui in un paesino come questo, che contava più di duemila abitanti, c’erano diverse scuolette. Vuol dire molto.
Si tratta delle cosiddette scuole Beckwith, nate alla fine dell’Ottocento, scuole "private” aperte dalle comunità che si trovavano nelle borgate e in cui si insegnava ai bambini a leggere e scrivere con insegnanti che spesso erano membri della comunità. Per questo nelle Valli l’analfabetismo è veramente storia molto antica. Restano ancora le lingue, il francese e l’occitano, che si sono sempre parlate nelle valle. Ancora oggi ci sono molte famiglie che parlano il francese. Inoltre la regione lavora molto sulla rivalutazione delle lingue minoritarie: per esempio a scuola c’è una ripresa dell’occitano.
Diceva che il problema demografico è un suo grande cruccio...
Effettivamente. Abbiamo "perso” molte persone e oggi abbiamo una popolazione prevalentemente anziana che purtroppo ci lascerà.
Dei 564 abitanti, molti ormai hanno solo la residenza qui, magari nella seconda casa. Ciononostante, la "casa” è uno dei grandi problemi di Bobbio Pellice. Per incentivare il popolamento, sarebbe vitale che arrivassero nuove famiglie, invece paradossalmente ci manca  lo spazio perché la valle non è poi così "larga”: alla fine sono tre chilometri e quel poco spazio che abbiamo a disposizione non vorremmo urbanizzarlo tutto. Inoltre, quelli che hanno una seconda casa se la tengono. Ci sono dei condomini, ma sono stati costruiti a vocazione turistica e poi la gente del posto non è abituata al condominio. Ci sarebbero molte case da ristrutturare, ma spesso la spesa per i lavori è alta. Il recupero di qualche edificio è iniziato, ma si tratta di numeri piccoli. Ci vorrebbero dei mezzi per stimolare e incentivare il recupero del "vecchio”.
In questi anni abbiamo avuto molti casi di giovani coppie disposte a trasferirsi. Chiaro, "molti” per i nostri numeri, non per quelli di una grande città. Si è trattato spesso di persone che lavorano nei comuni dei dintorni: non dico a Pinerolo, ma magari a Torre Pellice o a Villar Pellice, dove ci sono comunque delle fabbriche.
Oppure a Luserna San Giovanni, che è a dodici chilometri da Bobbio Pellice, dove ci sono diverse piccole e medie imprese.
Il nostro piano regolatore è fermo da un po’ e no ...[continua]

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