Anche se ci illudiamo di essere un paese democratico tra paesi democratici (in Occidente almeno), mentre polemizziamo e ci dividiamo su temi di bandiera, subiamo gli effetti di decisioni importanti, prese non tanto da istituzioni politiche sovranazionali, come l’Unione Europea, quanto da grandi aziende multinazionali. Di queste decisioni ci rendiamo conto solo quando sono già realizzate e ci colpiscono direttamente. Tra le aziende multinazionali che decidono per noi ce ne sono alcune, poche, della cui proprietà fanno parte anche capitalisti italiani o il governo italiano, come la Fca, già Fiat, o l’Eni e l’Enel, che sono state Enti nazionali, per gli idrocarburi e per l’energia elettrica, ma in cui il peso dello Stato italiano e dei lavoratori italiani è drasticamente diminuito. Le più importanti hanno il baricentro negli Stati Uniti o nelle potenze economiche, politiche e militari maggiori. La composizione della proprietà, però, cambia poco il modo di funzionare. Quando intorno a un progetto si raccoglie una massa sufficiente di soldi e di potere, si avvia un processo di cooptazione, organizzazione, pubblicità -talora, ma non sempre, immagino, corruzione- che coinvolge l’opinione pubblica e trasforma una scelta arbitraria, talora dannosa, persino criminale in qualche sua parte, in una necessità oggettiva.
Due casi recenti di contestazioni in ritardo, considerate irrealistiche e provinciali (not in my backyard) dalla grande stampa, guardate un po’ da vicino, possono consentire di aggiungere qualche dettaglio alla considerazione generale.

F35. L’arma più costosa mai costruita
Il titolo è quello dell’articolo di apertura, di Daniel Soar, del numero del 30 marzo della "London Review of Books” (vedi link) da cui prendo le citazioni e i dati non già disponibili sulla grande stampa e negli opuscoli dei movimenti che si sono opposti all’acquisto di questo aereo da battaglia costosissimo e forse inefficiente, di cui in Italia si costruisce un particolare delle ali.
Oggi l’aereo si presenta come una necessità perché è in grado di decollare verticalmente e perciò di essere utilizzato sulla portaerei Cavour, troppo piccola (un quarto delle portaerei americane classe Nimitz) e perciò troppo corta (220 metri di ponte di volo), in sostituzione degli Harrier a decollo verticale attualmente imbarcati, che non superano la velocità del suono. C’è stata una discussione pubblica alla fine degli anni Novanta sul costruendo aereo europeo successore del Typhoon, che è evaporato con un cambio di governo.
Da dove spunta l’F35? Soar comincia, giustamente, dalla enormità delle cifre complessive: "Durante l’intera vita del progetto, gli Stati Uniti spenderanno 1.500 miliardi di dollari per progettare, costruire e tenere in efficienza 2.500 aerei per se stessi: abbastanza da cancellare l’intero debito degli studenti americani, o pagare la sanità per tre anni agli americani poveri, o costruire un muro che faccia quattro volte il giro della Terra”. Come si è arrivati a decidere una spesa così ingente e su un progetto così dubbio?
Il progetto nacque sotto l’amministrazione Clinton, con l’obbiettivo di costruire un aereo utilizzabile dall’aviazione, dalla marina e dai marines, che avesse un raggio di intervento ampio (500 km), che fosse superiore in combattimento a tutti i prevedibili modelli russi, cinesi, delle altre potenze. Concorse alla gara iniziale la McDonnell Douglas, con ottimi precedenti (F15, F/A18), ma perse, a causa di un progetto troppo innovativo. Vinse la Lockeed. A quel punto cominciarono i problemi e i ritardi. "L’aereo era troppo pesante, troppo complicato, troppo impegnato a essere troppe cose per troppi -e maledettamente troppo costoso”. Il senatore dell’Arizona John McCain (già sconfitto da Bush alle primarie repubblicane, poi sconfitto da Obama per la presidenza, ma certo non l’ultimo venuto) lo definì "una tragedia e uno scandalo”, come, del resto, ha fatto Trump in campagna elettorale e da presidente eletto. Perché il progetto va avanti lo stesso (i primi due esemplari sono stati consegnati con grande pompa a Israele, che ha anche lasciato intendere di averli già usati per un attacco/sfida in Siria)?
Perché "un progetto enorme produce un numero enorme di posti di lavoro e la Lockeed opportunamente ha fatto in modo che nessuno sia rimasto a bocca asciutta. Ci si scherza su chiamando questo ingegneria politica: per tutti ­i suoi bulloni, cuscinetti, alberi, condotti e ­tubi -oltre che per le sue fibre ottiche, sensori, ...[continua]

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