Il viaggio in Marocco è andato bene. L'occasione era la "carovana del libro" organizzata da Jamila, amica conosciuta agli incontri di Riccione, che ha toccato scuole e associazioni di Marrakech e dintorni. Da UC c'erano oltre a me Alessandro e Francesca, giovane neocollaboratrice che si interessa del mondo islamico e condizione della donna in particolare e che ha visitato varie volte paesi dell'islam, Iran compreso. Abbiamo trovato una situazione in grande fermento, una insospettata disponibilità e facilità di comunicazione, non solo negli ambienti raggiunti dalla carovana. La sensazione diffusa è che il paese viva un momento particolare, di cambiamento, di entusiasmo della conoscenza, di apertura al mondo unito al legame con la propria cultura con la voglia di ridiscutere e capire questo rapporto.
La prima cosa che è saltata agli occhi, stupefacente nella sua evidenza, è che è palpabile in ogni ambiente il senso dell'intervista a Nilufer Gole nell'ultimo numero di UC cioè che in occidente abbiamo un concetto mono-civiltà della modernità, il velo è associato per noi a costrizione e residuo del passato mentre la sostanza della realtà è un'altra.
Leyla, giovane partecipante alla carovana, girava a braccetto con sua sorella. Lei berrettino e maglietta fuxia e riccioli sciolti, la sorella con velo nero, unica a portarlo di 6 sorelle, per sua scelta, disapprovata dalla madre. Nelle scuole medie e licei visitati le ragazze col velo non erano meno intraprendenti, curiose, comunicative delle loro compagne di banco vestite all'ultima moda delle teen ager occidentali.
Nel liceo di un paese vicino a Marrakech incontrato dalla carovana si sono formati dibattiti nelle aule aperte, entusiasmanti per l'affollamento, la partecipazione, l'amore per la cultura e il confronto dei ragazzi della scuola. Da noi questo non ce lo sognamo neanche. Ma c'era in molti la tensione a tenere insieme la curiosità e l'apertura per ciò che viene da fuori e dagli altri all'orgoglio di avere una propria cultura, senza contrapposizione, con un proprio punto di vista sulla modernità. Molti hanno chiesto cosa si pensava da noi di loro, delle ragazze col velo. Molti volevano scambiare pareri su libri letti di letteratura classica internazionale con nostro grande imbarazzo di italiani ignoranti.
Dentro una scuola media, in aula di musica, le ragazzine col velo trascinavano tutti a ballare e cantare insieme. Alessandro e Francesca sono andati per due volte, a caso, all'università e si sono imbattuti in dibattiti interessanti e partecipati sul nocciolo del problema e ne sono usciti con appuntamenti e amicizie. Dentro un'associazione per lo sviluppo della condizione della donna, in periferia, una sala affollata di donne anche anziane, tradizionalmente vestite, in arabo discutevano sui maschi e su come cambiare certe tradizioni. Ma anche per le strade, in quartieri non turistici, era facile il contatto e la possibilità di chiedere. Altra cosa impressionante è l'uso della tecnologia.
Vista dall'alto la città è una selva di paraboliche, ci dicono che è così in tutto il Marocco, le televisioni sono sintonizzate sulle emittenti arabe. Gli internet caffè sono pieni di giovani e alla mattina di ragazzi e ragazze, molte velate, in grembiule della scuola media (che abbiano marinato la lezione per collegarsi?).
Il materiale riportato a casa è grande, fra interviste, registrazioni di discussioni, filmati, fotografie e contatti. E' stato in fondo facile procurarlo perché ogni occasione anche fortuita mostrava fermento, voglia di confronto, disponibilità. Quello che colpisce è la sproporzione fra la possibilità di raccogliere tanto in spedizioni all'estero, mirate, relativamente brevi e ora anche poco costose e la difficoltà e il costo poi di usarlo adeguatamente nella nostra attività qui. Ci sarebbe, sembra, l'occasione di fare molto. Ad esempio sembrava accessibile la possibilità di intervistare ragazzi convinti dall'islamismo o in procinto di entrarci per capire i meccanismi intimi, personali di questa adesione e il rapporto con la politica internazionale così come fanno Carla e Cesare a Napoli con i giovani e la camorra.
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