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Una Città 110/2003
SETTEMILA TESTIMONI (II)
Intervista a Drinka Gojkovic di Andrea Rossini (Osservatorio sui Balcani)
Dalla commissione Verità e Riconciliazione che si sta approntando in Bosnia Erzegovina al centro di documentazione Guerre 91-99 di Belgrado, è il bisogno di verità e racconto che sta emergendo lentamente nelle regioni che furono devastate dalle guerre civili e dalle persecuzioni. Interviste a Jakob Finci e Drinka Gojkovic.

Una Città 110/2003
L’AH DELLE COSE
Intervista a Caroline Peyron, Rita Iannazzone di Carla Melazzini
L’idea che la pittura, il disegno, siano cose che rimangono nella vita, anche se non servono per trovare lavoro, ha guidato le maestre d’arte di strada a usarli coi ragazzi napoletani di Chance. Un’esperienza anche faticosa, a volte apparentemente fallimentare, e invece straordinaria nei risultati. L’orgoglio nei ragazzi di vedere la propria firma sotto i lavori fatti. Intervista a Caroline Peyron e Rita Iannazzone.

Una Città 110/2003
SENTO RACCONTARE DELLE STORIE
Intervista a Giacomo Divizia di Katia Alesiano
Dalla militanza nel centro sociale Askatasuna a quella nella Cgil, l’impegno di un giovane lavoratore di una piccola fabbrica della Krupp, oggi in cassa integrazione. Intervista a Giacomo Divizia.

Una Città 110/2003
LO SO CHE PENSI CHE SONO ANTIPATICO
Intervista a Adriana Saieva di Augusto Cavadi
L’impegno di una maestra palermitana nell’insegnare a bambini aggressivi, per i quali la vendetta è l’unica risposta alla sete di giustizia, a “parlare e ascoltare”. Intervista a Adriana Saieva.

Una Città 110/2003
IL BATTESIMO DELLA CITTADINANZA
Intervista a Nadia Urbinati di Gianni Saporetti, Franco Melandri
A differenza di quella italiana, puramente burocratica, la cerimonia del conferimento della cittadinanza americana ha tutte le caratteristiche del battesimo, della “nascita di nuovo”. Il fatto che per i nati in America la naturalizzazione sia data per scontata richiama un problema decisivo: il patto deve essere rinnovato ad ogni generazione o è dato dai fondatori, unici creatori, una volta per tutte? Intervista a Nadia Urbinati.

Una Città 110/2003
ADESSO SI CAMBIA
Intervista a Patrizia Costantini di Barbara Bertoncin
Due coniugi, lavoratori autonomi, commerciante l’una e rappresentante l’altro, che con i figli già grandi, cambiano lavoro... Intervista a Patrizia Costantini.

Una Città 109/2002
LA PALAZZINA DEL COMANDO
Intervista a Pino Ferraris di Gianni Saporetti
Il rischio che la crisi gravissima della Fiat, che ha radici lontane, trascini con sé la componentistica e i centri di ricerca, veri comparti d’eccellenza dell’industria automobilistica torinese. L’idea sbagliata che Torino, che sta conoscendo una vera rinascita urbanistica, possa fare a meno di un cuore industriale. Le differenze con l’altra crisi, quella degli anni ‘80. L’emblema del Lingotto. Intervista a Pino Ferraris.

Una Città 109/2002
IL PATRIMONIO DI QUELL’UTILITARIA
Intervista a Maurizio Magnabosco di Francesco Ciafaloni, Gianni Saporetti
Il paragone fra il modello Olivetti e il modello Fiat e il vantaggio di poter far ruotare intorno all’operaio la macchina da scrivere. Il “nuovo modo di fare l’automobile” con un sindacato-movimento incapace di gestire i momenti di crisi. L’era Melfi e la scelta del modello giapponese come quello più adatto all’indole italiana, poco sistematica. I problemi della globalizzazione. Intervista a Maurizio Magnabosco.

Una Città 109/2002
LA QUINTESSENZA DEL TAYLORISMO
Intervista a Matteo Rollier di Katia Alesiano, Francesco Ciafaloni
Il fordismo Fiat, introdotto in periodo fascista, fu autoritario, parcellizzò il lavoro senza contropartite salariali, e durò fino agli anni ‘50. L’incomprensione verso esperienze come quella della Volvo. Il modello giapponese, un taylorismo mascherato, che ha portato allo smembramento della fabbrica. La diffidenza sindacale verso chi voleva discutere il modo di lavorare. Intervista a Matteo Rollier.

Una Città 109/2002
MA IO DEVO VIVERE QUI?
Intervista a Vito Niccolò Livorti di Paolo Billi, Franco Cossentino
Usare un quartiere come ripostiglio per tutti i problemi più spinosi, dai nomadi ai profughi kossovari, fa sì che si rovini la convivenza, si spingano gli abitanti a fuggire appena possono, l’incuria diventi la regola e ogni progetto muoia sul nascere. La stanchezza dei militanti del comitato di quartiere di fronte all’insensibilità di una giunta di destra e al buonismo stupido verso gli immigrati della sinistra. Intervista a Vito Niccolò Livorti.