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Una Città 113/2003
QUELLO E' STATO L'ULTIMO GIORNO...
Intervista a Hajra Catic di Barbara Bertoncin


Una Città 113/2003
LA CASA
Intervista a Nicola Borsella di Barbara Bertoncin
La volontà della comunità internazionale di “sbloccare” i ritorni ricostruendo un certo numero di case, con enormi difficoltà, a cominciare da quelle economiche: cosa farà un giovane che ritorna? E un padre che debba mandare i figli in una scuola con insegnanti solo serbi? L’assurdità di ricostruire le case nell’identico posto. La necessità prioritaria, quella di ricreare una comunità. Intervista a Nicola Borsella.

Una Città 113/2003
PROGETTARE INSIEME
Intervista a Alessandro Balducci di Barbara Bertoncin
La partecipazione alla progettazione urbanistica, già diffusa nel mondo anglosassone, sta prendendo piede anche in Italia, non solo per affrontare problemi urbanistici evitando costosi tecnicismi, ma anche come modalità per ridare concretezza alla vita pubblica dei cittadini. Intervista a Alessandro Balducci.

Una Città 113/2003
LA FILIERA TERRIBILE
Intervista a Luigi Mara di Katia Alesiano
L’aspettativa di vita media dell’operaio Montedison: 53 anni, contro i 73 della media nazionale. La grande concentrazione di diossina nelle vongole della laguna. Il Pvc che abbiamo usato ovunque. Il documento rivelatore dove, a fronte di sistemi di sicurezza già drammaticamente insufficienti, si parla della necessità di “liberarsi di dogmi” e abitudini sbagliate, e di “ragionevoli rischi” da correre. Intervista a Luigi Mara.

Una Città 113/2003
L’AMERICA INUTILE
Intervista a Emmanuel Todd di Barbara Bertoncin
Dopo la caduta dell’Urss, in un mondo sempre più sviluppato, democratico e alfabetizzato, l’America, in deficit commerciale cronico, rischia di voler mantenere l’egemonia con un militarismo artificiale. L’ambiguità del modello anglosassone, né egualitario alla francese né inegualitario alla tedesca. Guadagnare l’Iraq per perdere la Germania? Il ruolo dell’Europa. Intervista a Emmanuel Todd.

Una Città 113/2003
L’OCCUPAZIONE DI ABRASEVIC
Intervista a Denis Kajic di Fabio Gavelli, Camilla Lattanzi
Lasciare un buon lavoro in Italia per tornare a Mostar, abbandonata durante la guerra. Il sogno di un centro sociale polivalente nel centro della città, nella zona franca. Gli ideali libertari e quel corteo alla tomba di Tito. Intervista a Denis Kajic.

Una Città 112/2003
ANACRONISMO E IDEOLOGIA
Intervista a Massimo La Torre di Thomas Casadei, Franco Melandri
Che gli Usa siano l’unica superpotenza e tale debbano restare anche usando la loro forza i neoconservatori americani lo scrivevano da tempo. Così la democrazia diventa pura mascheratura dell’impero e la sua stessa immagine degrada. Il ciclo di una globalizzazione civilizzatrice che tramonta. Un’Europa autonoma, il ruolo insostituibile dell’Onu, il sogno di una sinistra internazionalista. Intervista a Massimo La Torre.

Una Città 112/2003
CONCORSO DI IDEE
Intervista a A. Matteucci, R. Pancelli, A. Messina e M. Spada di Barbara Bertoncin
Il fallimento, anche finanziario, di progetti urbanistici calati dall’alto, la partecipazione dei cittadini alla discussione dei progetti è ormai prassi consolidata nel Comune di Roma. Il problema di coinvolgere, in una logica di progettazione e non di opposizione, tutti i cittadini, non solo quelli già attivi. I contratti di quartiere e le opere a scomputo. Discussione fra Anita Matteucci, Remo Pancelli, Alessandro Messina e Mario Spada.

Una Città 112/2003
DOVE SI FATICA
Intervista a Luca Meldolesi di Barbara Bertoncin
L’impegno per far emergere l’economia sommersa sta dando risultati preziosi. La necessità di un lavoro culturale e sociale, volto a comprendere le resistenze, le diffidenze, ma anche le motivazioni, che spingono al lavoro nero. Il pregiudizio che il sommerso abbia a che fare con la criminalità, mentre questa predilige decisamente il lavoro regolare. Il successo dei giovani tutor a Napoli. Intervista a Luca Meldolesi.

Una Città 112/2003
MI FA SENTIRE LIBERA
Intervista a Maria Uranio di Katia Alesiano
L’emigrazione a Torino da ragazzina, un padre operaio comunista, il primo lavoro alla catena di montaggio, il primo marito e poi il secondo, le malattie, l’impegno per far studiare le figlie, il mutuo della casa e poi la cassa integrazione, quindi la mobilità, la difficile ricerca di un altro lavoro a cinquant’anni, e comunque la volontà di continuare a battersi, a lavorare, a vivere... Intervista a Maria Uranio.