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Una Città 142/2006
PIU’ BICI
Intervista a Davide Maggi e Annibale Osti di Barbara Bertoncin
Dall’esperienza di un’officina per riparare le biciclette nata in un centro sociale l’idea di una rete di stazioni per biciclette in punti strategici di Milano, in cui poter noleggiare e fare anche manutenzione, una competenza semplice, alla portata di tutti. L’esperienza di “critical mass”, raduni di ciclisti che, raggiungendo una certa massa critica, si reimpossessano della strada. Intervista a Davide Maggi e Annibale Osti.

Una Città 142/2006
CHE FARE?
Intervista a Rolando Del Guerra e Guido Ramellini di Pieralberto Valli
Due italiani emigrati da tempo in Spagna, impegnati entrambi a sinistra, uno con l’Unione, l’altro nei movimenti, discutono di partiti e movimenti, di partecipazione e società civile, di una sinistra europea. Intervista a Rolando Del Guerra e Guido Ramellini.

Una Città 142/2006
UN BALINESE DICE: ’IL MIO DIO’...
Intervista a Maurizio Rosenberg Colorni di Marzia Bisognin
L’isola di Bali, un posto dove gli abitanti, induisti, vivono in comunità strettamente legate alla loro terra e “agli spiriti” della loro terra. La catastrofe degli attentati. La differenza radicale con i musulmani, dediti al commercio e all’unico Dio. Il rischio dell’occidentalizzazione della sanità. L’impegno di Ibu Robin, ostetrica, perché le donne restino padrone della loro vita. Intervista a Maurizio Rosenberg Colorni.

Una Città 142/2006
LA DUPLICITA’ DI LEDA
Intervista a Alessandra Pierotti di Carlo De Maria
Leda Rafanelli, 1880-1971, anarchica individualista e musulmana. Intervista a Alessandra Pierotti.

Una Città 142/2006
IL PANE DELLA MIA MAMMA
Intervista a Giulia Moroncelli di Katia Alesiano
Un padre emigrato in Australia, il pane che durava quindici giorni, la scuola fino in quinta, e poi il lavoro in fabbrica, un marito... La vita difficile, aspra, di una ragazza di una famiglia di contadini poveri di montagna. Intervista a Giulia Moroncelli.

Una Città 141/2006
IL PRETESTO
Intervista a Gigi Riva di Barbara Bertoncin, Massimo Tesei
Una guerra preparata da tempo da entrambi ma che è sfuggita al controllo di entrambi. Il fatto che Israele, sull’esempio americano, volesse vincere con la sola aviazione è un segno del cambiamento profondo della società israeliana. Per l’asse sciita, da Teheran a Beirut passando per Baghdad, la questione palestinese è solo un pretesto. La necessità assoluta dello Stato palestinese. Intervista a Gigi Riva.

Una Città 141/2006
GIOVANE CON ESPERIENZA
Intervista a Stefano Laffi di Katia Alesiano
Una preferenza dei giovani alla flessibilità, alla possibilità di far esperienza, a cui corrisponde un’offerta molto povera, ridotta a mero sfruttamento occasionale. La giungla dei lavori a progetto, la maggior parte dei quali non va a buon fine. Un mercato del lavoro che non offre più relazioni forti mentre è ormai l’agenzia educativa più importante. Il rifugio nel consumo. Intervista a Stefano Laffi.

Una Città 141/2006
L’ULTIMO ELETTROSHOCK
Intervista a Giorgia, Sara, Cristina di Barbara Bertoncin
Quando Franco Basaglia arrivò a Gorizia, iniziò a ordinare stock di abiti, fece entrare il parrucchiere e aprì le porte delle stanze... In manicomio c’erano anche persone abbandonate dalle famiglie perché appena un po’ strane o perché orfane e sole. La legge 180 venne molto dopo e fu veramente una rivoluzione, anche se poi le famiglie sono state lasciate sole a gestire il problema. Intervista a Giorgia, Sara e Cristina.

Una Città 141/2006
LA NOSTRA BARCA
Intervista a Modou Gueye di Pieralberto Valli
L’impegno per far sì che i giovani senegalesi, costretti a fuggire per il disastro dell’agricoltura e per la carenza d’acqua, possano scegliere di restare in Senegal. La diffidenza verso le Ong che fanno megaprogetti con i governi mentre nel piccolo villaggio basterebbe scavare un pozzo. Un impegno, in Italia, non già ad assistere ma a educare l’immigrato a comportarsi da cittadino. Intervista a Modou Gueye.

Una Città 141/2006
DALL’EDITTO DI NANTES...
Intervista a Rita Hermon-Belot di Francesca Barca
Il problema delicato e, per certi aspetti, ancora irrisolto, del rapporto fra lo Stato e i culti. Il periodo dei culti riconosciuti, in cui preti, pastori e rabbini erano salariati dallo Stato. La scelta poi di garantire la libertà di culto ma di non riconoscerne alcuno. Il problema dello svantaggio dell’Islam che lo Stato potrebbe colmare con un ruolo da “facilitatore”. Il nodo della rappresentanza. Intervista a Rita Hermon-Belot.