Forse è meglio considerare per primi i processi di apprendimento. Essi hanno luogo, e non è certo quale sarà il loro esito. Ancora una volta questo non dipende da una dialettica oggettiva, ma dalla solida capacità degli uomini che lavorano in modo antiautoritario di utilizzare produttivamente questi processi d’apprendimento, di sviluppare concetti che non ci isolino settariamente dai molteplici livelli di contraddizione della società, a partire dal centro borghese fino a coloro che simpatizzano con noi e a coloro che sono interamente con noi.
Dobbiamo sviluppare un sistema di anelli organizzativi intermedi tra coloro che per esempio costituiscono lo Sds nell’Università e coloro che lavorano negli apparati al di fuori dell’Università, che riconoscono alcune nostre mete e sono d’accordo su alcune cose. Dunque, la formazione di circoli, di club repubblicani, di vari gruppi aziendali, di gruppi di base nelle varie sfere, come la chiesa, l’azienda, la scuola e cosi via.
Un’ultimissima cosa ancora a proposito della libertà. Che democrazia e socialismo siano due concetti indissociabili è un dato chiaro in Rosa Luxemburg, ed è pur sempre, in effetti, per noi, per me e molti dei miei amici, la base di partenza decisiva. La nuova società socialista che dev’essere conquistata in futuro deve distinguersi, in linea di principio, da ciò che esiste nei paesi socialisti dello stampo che conosciamo. Non dovremmo piuttosto usare il concetto di libera società, per rompere con l’ambivalenza del termine "socialismo" anche in questo senso? È questa la domanda che pongo.
Rudi Dutschke
(Dutschke a Praga, De Donato Editore 1968)
in memoria
Una Città n° 256 / 2019 marzo-aprile
Articolo di reprint di Rudi Dutschke
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