Cari amici,
c’è un film coreano che in questo periodo sta riscuotendo un grande successo a Hong Kong. È intitolato "Un tassista”. Diretto da Jang Hun, racconta in modo romanzato la storia vera di un giornalista tedesco, Jürgen Hinzpeter, di stanza a Tokyo nel 1980, che aveva deciso di andare a verificare quanto stesse accadendo a Gwangju, in Corea del Sud, dopo che la città era stata blindata dall’esercito, in seguito a un massacro di dimostranti pacifici. Arrivare nella città sotto assedio era quasi impossibile, ma un tassista con urgente bisogno di denaro -che fornì un nome di fantasia, Kim So-bong- decise di accompagnarlo, senza forse rendersi conto della situazione in cui si stava mettendo: i militari avevano imposto il totale silenzio stampa e interrotto le comunicazioni telefoniche. Il film, purtroppo, è un po’ rocambolesco, con inutili momenti comici e altri eccessivamente melodrammatici, ma in alcuni punti è eccellente. L’improbabile coppia riesce ad arrivare e a filmare i soldati che sparano sulla popolazione disarmata, e Hinzpeter, grazie ai pericoli che Kim si accolla, può inviare le immagini in Giappone dando al mondo intero notizia del massacro di Gwangju, uno dei momenti di svolta per la democratizzazione della Corea del Sud.
Il film, non stupirà, non è stato distribuito in Cina: probabilmente le immagini dei soldati che sparano sugli studenti che manifestano richiamano troppo alla memoria quelle della Primavera del 1989 e del massacro che vi ha messo fine, ma forse proprio per questo motivo gli spettatori di Hong Kong hanno apprezzato "Un tassista” anche al di là dei suoi effettivi meriti cinematografici.
Guardando le immagini scorrere sullo schermo era effettivamente impossibile non pensare non solo a Tiananmen, ma anche a un altro gruppo di tassisti eroici, pure loro impegnati a fianco dei dimostranti pro-democrazia. Nel 1989, infatti, in assenza di telefonini e altri modi per comunicare rapidamente, gruppi di tassisti (un mestiere all’epoca ancora molto raro, in Cina, e che poteva essere svolto solo da pochi privilegiati in grado di comprare una macchina) e di motociclisti si erano costituiti in un’organizzazione dal nome "Le tigri volanti” che faceva la ronda ogni notte per tenere sotto controllo possibili movimenti di truppe e informare gli studenti in piazza di ogni pericolo incombente. Il loro ruolo fu decisivo nel mese di maggio. A Pechino vigeva la legge marziale, ma i soldati presenti in città non avevano ancora ricevuto l’ordine di passare all’azione e trascorrevano le giornate nei loro camion aperti, sotto il sole soffocante, mentre molti pechinesi portavano loro cibo preparato a casa e cercavano di spiegare loro che non dovevano sparare sui dimostranti. Le immagini di quel periodo sono ancora fortissime nella mia memoria, anche per le belle contraddizioni che presentavano: soldati che accettavano dalle mani delle nonne di Pechino panini al vapore preparati per loro, e leggevano i giornali portati dagli studenti; quotidiani stampati appena prima dell’imposizione della legge marziale, quando anche i giornalisti avevano preso parte alle manifestazioni, per poi scrivere quello che stava davvero succedendo a Pechino. Quando però i dissensi interni al Partito vennero sopiti, con la vittoria dell’ala più dura del governo cinese, né le "Tigri volanti”, né i panini al vapore o i vecchi giornali furono più sufficienti a evitare il massacro. I soldati "corrotti” dal lungo soggiorno a Pechino furono fatti partire, e al loro posto vennero mandati militari a cui era stato solo detto di sopprimere i disordini controrivoluzionari che stavano bloccando il centro della città. Come a Gwangju, l’esercito sparò sulla folla, e il numero definitivo di vittime non è mai stato reso noto.
Anche a Hong Kong i tassisti hanno avuto un ruolo nelle manifestazioni pro-democrazia del 2014, solo che è stato un ruolo opposto a quello degli eroici autisti coreani e cinesi. Le associazioni dei tassisti, infatti, sono riconosciute come parte del settore dei Trasporti, che ha un suo seggio nel mini-parlamento di Hong Kong, eletto solo a metà per suffragio universale. Il settore dei trasporti conta su un voto corporativo che, se Hong Kong fosse autorizzata a perseguire le riforme democratiche che chiede da anni, scomparirebbe senza meno, e questo privilegio immeritato fa sì che i tassisti siano fra i gruppi di interesse più apertamente pro-governo che ci sia. Così, furono proprio i tassisti a metter ...[continua]

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