Silvana G. imprenditrice, vive in Toscana.

La nostra è un’azienda artigiana: i soci siamo io e mio marito, abbiamo sei dipendenti di cui due sono figli nostri. La ditta è nata negli anni Ottanta, ma già prima mio marito faceva questo lavoro (all’inizio in maniera indipendente, poi in società col fratello che ne è uscito nel ‘99).
Produciamo serramenti metallici -alluminio e ferro- e carpenteria metallica: ringhiere, cancelli, queste cose qui. Io mi occupo delle cose amministrative ma in realtà un po’ di tutto: dal fare gli ordini, seguire i clienti, i fornitori, quello che serve. È stato il mio ruolo fin dall’inizio, però ora è molto più pesante. Siccome si lavora anche nei cantieri, abbiamo la necessità di essere in regola per quanto riguarda i dipendenti e in questi ultimi anni le incombenze burocratiche sono aumentate in una maniera! Per lavorare in un cantiere un giorno o due, vanno presentati tutti i certificati medici dei dipendenti, l’idoneità, tutti i piani della sicurezza, i corsi devono essere in regola, bisogna aver fatto il corso per il pronto soccorso, il corso per questo, il corso per quello... Ovviamente tutte queste documentazioni hanno dei costi: si deve pagare un ingegnere esterno che ci segue per tutte le pratiche sulla sicurezza, che tra l’altro vanno continuamente aggiornate. Infatti io sono sempre qui con il computer e i documenti da mandare, perché alla scadenza vanno rinnovati. E anche quello costa, però nell’utile non sono riconosciuti questi costi. Le tariffe su tutta una serie di lavori più o meno sono rimaste sempre le stesse. Per esempio, la carpenteria viene quotata al chilo: si fa il conto di quanto costa il ferro, la zincatura, quanto ti costa lavorarlo, ecc., però tutte queste spese accessorie, amministrative, che vanno a incidere parecchio, non ci sono. D’altra parte, se si dovessero considerare anche quelle e fare il prezzo che si dice noi, non lavori più!
Fino a tre anni fa il fatturato aveva continuato ad aumentare, poi è crollato. Noi lavoravamo con delle imprese che a loro volta lavoravano per la pubblica amministrazione.
Quando gli enti hanno iniziato a tagliare, i nostri committenti sono andati in crisi. E dire che alcuni avevano fatto questa scelta di non lavorare per il privato perché secondo loro era rischioso: "Con la pubblica amministrazione si riscuote magari un po’ più tardi, però siamo più garantiti”, dicevano, e invece non hanno avuto il rinnovo dei contratti di manutenzione, di gare non ce ne sono più state e il settore è andato male.
Noi con loro si aveva un ritmo continuo. Da quel momento ci siamo dovuti accontentare dei lavori che arrivavano. Considera anche che noi facciamo prodotti su misura; si tratta di infissi e carpenteria metallica, ma sono tutti lavori unici. Per dire, se c’è la ristrutturazione di un appartamento e vanno sostituiti alcuni serramenti, ecco, vanno fatti proprio quelli, con quella misura. Noi non facciamo un lavoro per conto terzi in cui ci vengono ordinati, non so, venti-trenta pezzi, i nostri sono tutti lavori specifici.
Quando è cominciata la crisi abbiamo avuto anche qualche abboccamento per lavorare per l’estero, però non ci siamo fidati. Siamo proprio stati contattati da un agente. Ora ci sono delle società che fanno da intermediarie per vendere all’estero i tuoi prodotti. Però bisognava fare un contratto iniziale, pagare un tot di soldi (non pochi), dopodiché lasciargli una percentuale su tutti i lavori, il tutto senza alcuna garanzia. Ci avevano parlato di Germania e anche di paesi del Nord Africa, però noi si è avuto paura: praticamente dovevamo sottoscrivere un contratto e loro ti passavano dei nominativi, però non era detto che il contatto andasse a buon fine. Hanno pure insistito: "Se non siete interessati, ci sono tanti altri interessati”. Avrei voluto rispondergli: "Beh, se lei insiste così tanto...”.
Insomma tu dovevi dare, tipo, 15.000 euro in cambio di niente sul fronte delle sicurezze. Noi poi si era già presa una fregatura l’anno prima. Volevamo provare a ristrutturarci e siccome il commercialista non era di aiuto, siamo stati contattati da questa società di consulenza di Milano e ci siamo cascati con tutte le scarpe!
C’hanno proposto di rivedere il bilancio e, siccome eravamo indietro con alcuni pagamenti, di vedere la situazione con Equitalia, di controllare le cartelle casomai per fare un’istanza (cosa che poi abbiamo capito non si poteva fare nel nostro caso). Insomma, si sono presi i ...[continua]

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