Alberta Rocca oggi vive a Venezia.

Allora abitavamo in una bella casa in collina e vicino a noi c’erano i nonni, i genitori di mamma. Di quegli anni ricordo veramente una famiglia normalissima. La mamma che non lavorava, che ci preparava la colazione, ci portava a scuola, il papà che era sempre al lavoro e poi il tanto tempo trascorso coi nonni… Tutto molto normale, eravamo una famiglia borghese torinese che viveva in una di queste case in mezzo al verde, senza contatto con la città ma fra tanti bambini. E’ stata una bella adolescenza.
Poi la mamma e il papà si separarono, più o meno quando lei cominciò a far politica. Io allora ero piccola, ma ero molto arrabbiata che se ne fosse andata. Anche perché dopo papà dovette badare a noi in anni veramente difficili. Io avevo 8 anni, mia sorella 11 e quindi sono stati degli anni abbastanza bui. Però lei veniva sempre, ogni weekend veniva a trovarci; è sempre stata molto presente.
Quegli anni hanno coinciso con il processo alle Brigate Rosse (quando Adelaide Aglietta fu giudice popolare al processo di Torino alle Brigate Rosse. Ndr), quella è stata una cosa tremenda, perché anche se ero piccola per cui non mi ricordo tante cose però… Ricordo una volta che lei aveva rifiutato la scorta, perché non voleva vivere in una situazione di polizia; era venuta a prendermi nella piccola scuola di Cavoretto, un centro nelle colline di Torino, e c’era una macchina di poliziotti in borghese lì all’uscita. Forse avevano seguito lei, forse stavano lì per noi, fatto sta che lei fece una scenata! Davanti a tutti i bambini della scuola e io mi vergognai come un cane, ne disse di tutti i colori. Ma questo era abbastanza tipico per lei. Non tollerava le imposizioni, giustamente poi.
Ecco, quelli sono stati gli anni bui di Torino, coi miei nonni anche loro terrorizzati. Ricordo che avevamo sentito dal telegiornale che la mamma aveva ricevuto una lettera di minacce...
In quel periodo una volta eravamo andate una settimana a Sestriere con mio padre, al club Méditerrané, uno di quei posti che la mamma proprio non tollerava e, però, quando sei piccola un posto così lo adori e poi per un padre che magari già doveva allevare due bambine, poter mettere i figli lì con tutti gli altri bambini, senza doversi preoccupare, probabilmente era la scelta migliore. Mia madre aveva tentato in tutti i modi di telefonarci e non c’era riuscita, anche perché lì non c’erano i telefoni in camera: beh, s’era incazzata come una belva!

Io avevo tredici anni e mia sorella sedici quando andammo a stare con mamma a Roma. Mio padre aveva cambiato lavoro, era cambiata la società per cui lavorava e si doveva trasferire a Milano. E quindi decidemmo di venire a Roma a stare con la mamma, che allora abitava con Emma, Giovanni Negri, in una di quelle case con centinaia di persone che andavano e venivano. Era uno stile di vita completamente diverso da quello che avevamo avuto fino allora, ma devo dire che siamo state benissimo anche a Roma. Lei, però, si rendeva conto che quella situazione non poteva durare e quindi ci trasferimmo in una casa nel centro storico, molto carina, tutta mansardata con il legno. Poi, finalmente comprò una casa a Roma: quello è stato una specie di passo storico e ci siamo trasferite dove adesso vive mia sorella Francesca.

La mamma rientrava sempre tardi, ma ci trovavamo la sera e chiacchieravamo sul letto. Era un’abitudine che avevamo fin da piccole, e via via che crescevamo quelle chiacchierate duravano sempre di più. Stavamo anche delle ore sul letto, io, lei e mia sorella. In realtà lei non aveva mai tempo libero, lavorando per i Radicali, era sempre impegnata. Ricordo le estati, perché di solito loro affittavano delle case vicino a Roma, in cui noi andavamo, stavamo un periodo con la mamma e poi loro arrivavano, scaglionati, e tutta la comitiva radicale si ritrovava assieme. Quindi anche lì un sacco di gente, in queste case galattiche, enormi, dove arrivava di tutto. In realtà si è mai goduta tante vacanze. Solo quando è diventata parlamentare europeo forse ha un po’ rallentato i ritmi. Comunque è sempre stata una che non si risparmiava.

Cosa pensammo della sua scelta? Quando sei piccolo capisci solo che la mamma non c’è più perché non c’è più. Io ricordo che ero abbastanza incazzata che lei non ci fosse, che avesse lasciato il papà, che non fosse lì come le altre madri ad accompagnarti alla cresima, a venire a parlare coi professori. Poi man mano che cresci… A noi le sue battaglie per il femminismo ...[continua]

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